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Estorsioni per i biglietti, racket dei parcheggi e intercettazioni di Boiocchi: l’inchiesta sugli affari sporchi degli ultrà dell’Inter

Il nome dello storico capo ultrà compare in un’inchiesta ancora aperta della procura di Milano sui ricatti alla società nerazzurra

Soldi sporchi, affari criminali e interessi economici. Dietro le curve degli ultrà e l’organizzazione degli eventi sportivi c’è anche questo. Gli inquirenti stanno indagando sulla morte dello storico capo ultrà dell’Inter, Vittorio Boiocchi, ucciso sabato 29 ottobre con due colpi di pistola poco prima dell’inizio della partita tra Inter e Sampdoria. Il suo nome compare in un’inchiesta della procura di Milano, su cui non è ancora stato messo il punto, che vede al centro la compravendita dei biglietti per lo stadio e la possibilità di ricatti ed estorsioni alla società nerazzurra. Il fascicolo – riferisce il Fatto Quotidiano – è stato aperto nel 2019 dopo gli scontri tra gli ultras dell’Inter e quelli del Napoli prima della partita del 26 dicembre 2018 che portarono alla morte del varesino nerazzurro Dede Belardinelli. Quell’anno è anche il periodo in cui Vittorio Boiocchi venne scarcerato dopo 26 anni di prigione, anche se nel 2021 venne sottoposto alla sorveglianza speciale per una tentata estorsione da 2 milioni di euro. Tornò così in curva e si «autoproclamò», spiega il Corriere della Sera, capo della curva Nord.


Le estorsioni ai dirigenti e gli affari con la ‘ndrangheta

Secondo quanto circola tra gli ambienti del tifo, Boiocchi ci sarebbe riuscito spodestando i vecchi capo con violenza e dividendosi il business con alcuni membri del nuovo direttivo della curva. A questi, tra cui Franchino Caravita, Renato Bosetti, Andrea Beretta, Giacomo Pedrazzoli, Emiliano Cimbali ed Enzo Lentini avrebbe affidato la compravendita di alcuni biglietti degli stadi. L’indagine di Milano infatti indagava l’ipotesi di reato di associazione a delinquere perché alcuni dirigenti dell’Inter fornivano biglietti a prezzi agevolati o gratuiti ai capi ultrà. Quattro dirigenti vennero indagati, ma poi le indagini vennero archiviate perché – secondo il pm Leonardi Lesti – «erano in realtà vittime del comportamento minaccioso ed estorsivo dei capi dei tifosi e quindi semmai persone offese dei reati». Si tratterebbe di 2 mila tagliandi estorti alla dirigenza. Lo scorso anno, il nome dello storico capo ultrà venne, inoltre, legato anche nell’inchiesta dell’antimafia «Cavalli di razza» su alcuni interessi della cosca Piromalli in Lombardia. Boiocchi aveva partecipato a un incontro del 27 luglio 2020 in via Correggio a Milano con due volti noti della malavita lombarda: il boss calabrese Vincenzo Facchineri e Antonio Canito detto “Caniggia”. Entrambi ruotavano attorno all’ambiente degli stadi. 


Il racket dei parcheggi: Boiocchi intercettato

Oltre alla compravendita dei biglietti, negli affari legati alle estorsioni di alcuni ultrà ai danni dei dirigenti dell’Inter c’è anche la questione dei parcheggi negli stadi. Da questi, Boiocchi disse – colto in un’intercettazione ambientale del 2021 – che ci ricavava «80 mila euro al mese». Un affare che avrebbe gestito con i rossoneri Luca Lucci e Giancarlo Lombardi. Boss, trafficanti e capi curva avevano i parcheggi in concessione dal pubblico. Un grande affare che vedeva coinvolte anche persone vicine alla famiglia della ‘ndrangheta Iamonte.

L’omicidio e i tifosi costretti ad alzarsi

Lo storico capo ultrà dell’Inter 69enne è stato raggiunto da due colpi di arma da fuoco nei pressi di casa sua nel quartiere Figino di Milano sabato sera, 29 ottobre. La notizia è circolata nell’immediato, e ha raggiunto anche i tifosi e gli ultrà che si trovavano allo stadio per la partita tra Inter e Sampdoria. La Curva per rendere omaggio a Boiocchi ha così deciso di restare in silenzio, di non esporre striscioni o intonare cori. Poi, durante l’intervallo, i Boys San ha abbandonato gli spalti. E in questa occasione sarebbe successo il caos. Molti tifosi hanno denunciato di esser stati costretti a seguire gli ultrà e coloro che si sono opposti sono stati vittime di insulti, minacce e spinte. Dinamiche che la società nerazzura ha respinto e condannato con un comunicato ufficiale: «Fc Internazionale Milano condanna con fermezza qualsiasi episodio di coercizione avvenuto sabato sera al secondo anello verde dello stadio di San Siro»

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