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Alberto Genovese e l’accusa di pedopornografia: cos’è “La Bibbia 3.0”, l’archivio di foto rubate di minorenni trovato nel suo computer

Già condannato a 8 anni e 4 mesi, nell’archivio trovate anche foto di soggetti prepuberali

«La Bibbia 3.0». È questo il nome della cartella pesante diversi gigabyte trovata dalle forze dell’ordine nel computer di Alberto Genovese, imprenditore digitale già condannato con rito abbreviato a 8 anni e 4 mesi per due casi di violenza sessuale di due modelle stordite dall’effetto di stupefacenti. Di religioso, però, nell’archivio non c’è nulla. «La Bibbia», infatti è il nome di una raccolta di materiale pedopornografico che da anni circola su Internet. Su Genovese adesso pende una nuova accusa, quella di pedopornografia, che i magistrati hanno già inserito nel provvedimento di conclusione delle indagini preliminari.


Il tentativo di intralcio alla giustizia

La procura di Milano, coordinata dalla pm Rosaria Stagnaro e dall’aggiunto Letizia Mannella, ha chiuso il secondo filone di investigazione sul 45enne, che ora è dove appaiono anche le accuse di intralcio alla giustizia e di altri casi di violenza sessuale ai danni di due ragazze che seguirebbero lo stesso copione delle prime. Al centro dell’attenzione c’è l’allora amico di Genovese, Daniele Leali, pr delle lussuose feste a Terrazza Sentimento, attico con vista privilegiata sul Duomo di Milano. Secondo la squadra mobile, Leali, pochi giorni dopo l’arresto di Genovese nel novembre 2021, avrebbe avvicinato la 18enne che per prima aveva denunciato l’imprenditore, offrendole 8 mila euro in contanti in cambio del suo silenzio. La giovane, infatti, in cambio del denaro e di futuri regali e viaggi, avrebbe dovuto dichiararsi «consenziente ad alcune pratiche sessuali violente» di fronte all’accusa. Inoltre, la ragazza sarebbe stata avvisata: Genovese era un uomo potente, e se lei avesse deciso di «accanirsi» contro di lui, l’imprenditore si sarebbe «accanito contro di lei». Per uno dei due nuovi casi di violenza ipotizzati nell’indagine, si parla anche di un atto di gruppo, con l’allora fidanzata di Genovese, Sarah Borruso, che avrebbe attratto la vittima in camera con la scusa di volerle mostrare dei costumi da bagno.


Cos’è la Bibbia 3.0

Ma cos’è la Bibbia 3.0 che è stata trovata nel computer di genovese? Si tratta di un enorme archivio di materiale pedopornografico che anni circola su Internet. Se ne ha notizia già prima del 2015, e quel 3.0 indica la versione. Ogni volta che le autorità agivano contro i siti che permettevano di scaricare il materiale, l’archivio rispuntava fuori, nuovo e aggiornato. Al suo interno decine di cartelle di foto e video più o meno espliciti di ragazzine: «Bagasce con nome e cognome»; «Non sapevo fosse minorenne»; «Il canile»; «Bagasce senza nome e cognome». Il tutto curato dagli autori anonimi, che si fanno chiamare Gesù Cristo, Pietro e Paolo, che descrivono così il loro operato: «I tre fedelissimi hanno scandagliato la Rete alla ricerca dei suoi migliori frutti, i quali sono stati accuratamente selezionati e posti nelle corrette cartelle… È d’obbligo una menzione d’onore ai centinaia e centinaia di contributi da parte degli utenti… Il frutto di questo lavoro è tutto italiano…». Secondo quanto riporta La Stampa, nel computer di genovese la classificazione andava oltre. Sono state trovati in totale immagini e video di 62 minorenni «privi di vestiti o in atteggiamenti sessualmente espliciti» oltre a «11 file con soggetti prepuberali mentre compiono atti sessuali». Tutto catalogato con nomi dei file che ne indicassero l’età: «8 yo», «10 yo».

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