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Iran, arrestata una giornalista tv accusata di essere una spia: «Invitava i giovani a ribellarsi»

La donna, Elham Afkari è sorella di Navid, wrestler condannato a morte e ucciso dalle autorità iraniane durante i tumulti del 2018. Teheran la considera una spia

Le forze dell’ordine iraniane hanno arrestato oggi, 10 novembre, Elham Afkari, una dipendente di una televisione d’opposizione in lingua persiana con sede a Londra, la Iran International, già considerata dal regime iraniano come un media terrorista. Secondo l’agenzia stampa del Paese Fars, ripresa da Reuters, la donna, accusata di essere una spia, è stata fermata poiché stava cercando di lasciare l’Iran. La donna sarebbe stata raggiunta dalle autorità iraniane nella città meridionale di Shiraz, da cui proviene. «Recentemente, la spia – così Fars si riferisce alla donna – ha condotto numerose attività per diffamare la Repubblica Islamica, invitando i giovani a ribellarsi e fomentando il terrore della popolazione». Afkari è sorella di Navid, wrestler condannato a morte e ucciso dalle autorità iraniane durante i tumulti del 2018. Martedì scorso, il ministro dell’intelligence Esmaeil Khatib aveva definito Iran International, che ha dato largo spazio alla copertura delle proteste che da due mesi infiammano il Paese, «un’organizzazione terroristica». Secondo la stessa testata internazionale, assieme alla donna sarebbero stati fermati anche il marito e la figlia di tre anni. Iran international ha anche invitato a non credere alle dichiarazioni di Teheran che definiscono Afkari una spia.


Le proteste non accennano a fermarsi. In solidarietà a Mahsa Amini, infatti, la ragazza 22enne morta in circostanze sospette dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per non aver indossato il velo islamico nella maniera corretta, si è schierata anche Taraneh Alidoosti. Principalmente nota per la sua interpretazione in The Salesman, l’attrice ha pubblicato un post sul suo profilo Instagram in cui si mostra senza hijab mentre tiene in mano un foglio con su scritto: «Donna, vita, libertà». Lo slogan – in curdo poiché Amini era originaria del Kurdistan iraniano – è diventato in queste settimane un motto delle proteste per i diritti delle donne. Gli attivisti per i diritti umani presenti sul suolo iraniano affermano – riporta la Bbc – che nel corso delle proteste sono state uccise 328 persone, mentre altre 14.800 sarebbero state detenute.

In copertina: Elham Afkari assieme al fratello Navid

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