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Concorrenza, recessione e previsioni sbagliate: perché Facebook, Twitter e le altre compagnie tech stanno licenziando

Quelli dei due grandi social network sono solo gli ultimi, ma nei mesi scorsi molte compagnie tech hanno lasciato a casa moltissimi lavoratori

Le indiscrezioni circolavano da giorni, ma ieri è arrivata la conferma: Meta ha licenziato 11 mila dipendenti, ovvero il 13% della propria forza lavoro. La ragione è economica, le entrate, ha spiegato il fondatore della compagnia Mark Zuckerberg, sono state «minori delle aspettative», per questo, i licenziamenti si inseriscono in una strategia per trasformare Meta in «un’azienda più snella ed efficiente, tagliando le spese discrezionali ed estendendo il blocco delle assunzioni fino al primo trimestre». Quello della mega compagnia che riunisce Facebook, Instagram e WhatsApp arriva dopo un altro maxi-licenziamento in un social network.


I numeri

Solo pochi giorni prima, infatti, il neo proprietario di Twitter, Elon Musk, ha deciso di lasciare a casa metà dei dipendenti della società, salvo poi richiamarne alcuni. Anche l’uomo più ricco del mondo ha citato come causa la necessità di rientrare nelle spese e portare il social network in attivo. Questi due sono stati i più chiacchierati, ma Meta e Twitter sono solo due delle compagnie tech che negli ultimi mesi hanno operato tagli consistenti al personale o che hanno bloccato le assunzioni fino a nuovo ordine. Tra questi ci sono anche Snap, la società che gestisce Snapchat, Microsoft, Apple, Amazon, Intel e Booking. Se Meta ha mandato a casa 11 mila dipendenti e Twitter oltre 3,5 mila, Microsoft ne ha fatti fuori 1000 solo a settembre. Netflix ha salutato 500 dei suoi ad agosto. Snapchat un migliaio e Booking oltre 3000 nel corso dell’ano. Intel prevede a breve di privarsi del 20% dei suoi dipendenti. Apple e Amazon, invece, non hanno annunciato licenziamenti, ma non assumeranno nuovo personale fino a nuovo ordine. Ma cosa c’è dietro a questa emorragia delle compagnie tech?


Il lockdown faceva bene alle compagnie tech

La ragione principale, che riguarda tutte le compagnie menzionate, è legata al Coronavirus. Durante i lockdown per contenere la diffusione della pandemia, buona parte del mondo era chiusa in casa, con il web a costituire l’unica finestra sul mondo. Proprio per questo i ricavi di molte compagnie che vi operano offrendo servizi sono aumentati. C’è chi credeva che il trend sarebbe rimasto pressoché invariato anche con le riaperture, ma così non è stato. Questa è la ragone principale del calo dei ricavi, illustrata anche dallo stesso Zuckerberg, la cui compagnia ha perso il 70% in borsa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «All’inizio del Covid, il mondo si è spostato rapidamente online e l’impennata dell’e-commerce ha portato a una crescita dei ricavi smisurata. Molte persone hanno previsto che questa sarebbe stata un’accelerazione permanente che sarebbe continuata anche dopo la fine della pandemia. Anch’io l’ho fatto, quindi ho deciso di aumentare significativamente i nostri investimenti. Sfortunatamente, questo non è andato come mi aspettavo».

La concorrenza di TikTok per i social network

Per i social network, poi, c’è la concorrenza sempre più agguerrita di TikTok a giocare un ruolo fondamentale. L’applicazione cinese, nel corso del 2022 ha raggiunto i 3,5 miliardi di download totali, risultando, a metà anno, la più scaricata di tutte. Era dal 2018 che non si vedevano numeri così per una singola applicazione. Da mesi Meta è preoccupata dalla crescita del rivale che sta progressivamente divorando quote di mercato. E guadagni. In generale, le nuove generazioni si stanno spostando verso social network più autentici e grezzi, come appunto TikTok, ma anche BeReal, nel desiderio di sfuggire alla patinatura che – soprattutto per i social di Meta – è considerata causa di ansia, depressione e disturbi psicofisici.

Lo spettro della recessione

Infine, c’è lo spettro di una recessione economica a pesare sul destino di molte compagnie tech. L’inflazione e i costi sempre più alti si abbattono sulle spese delle famiglie, con effetti sullo shopping online e le vacanze, che intaccano Amazon e Booking, ad esempio. Un altro fattore legato alle difficoltà economiche degli ultimi mesi è un taglio degli investimenti in pubblicità. Le inserzioni promozionali che costituiscono buona parte delle entrate delle compagnie tech sono spesso tra le prime a saltare quando c’è da ridurre i costi. Con buona pace di tutti i servizi che se ne servono per finanziarsi.

In copertina: Xinhua News Agency / Getty Images | Mark Zuckerberg

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