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Lo stipendio di Luigi Di Maio inviato Ue: 12 mila euro al mese. Ora il governo dovrà votare

Oltre al lauto compenso l’ex ministro degli esteri dovrebbe avere diritto anche a immunità, rimborsi per lo staff e passaporto diplomatico

Non si placano le polemiche sul quasi certo nuovo incarico dell’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che salvo eclatanti sorprese diventerà inviato Ue nel Golfo Persico. Al centro del dibattito, dopo la sua idoneità, questa volta, è il maxi-stipendio che Di Maio percepirà: 12 mila euro al mese, sottoposti alla tassazione agevolata dell’Unione. A questi si somma il rimborso spese, comprese quelle per lo staff, riporta il Tempo. L’ex pentastellato godrà anche dello status di diplomatico, con passaporto e immunità. Lauto compenso per un ruolo delicato. Di Maio lavorerà nella gestione degli approvvigionamenti di gas e petrolio che provengono dalla regione, oltre ad interessarsi – ad esempio – dei rapporti con l’Iran in tumulto.


La concorrenza sbaragliata

Per il ruolo, Di Maio ha superato la concorrenza di altri tre candidati: il cipriota Markos Kyprianou (ex ministro degli Esteri, specializzato in diritto internazionale a Cambridge e in diritto societario ad Harvard), lo slovacco Jan Kubis (ex inviato Onu in Libia ed ex rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite in Afghanistan prima e in Libia poi) e il greco Dimitris Avramopoulos (ex ministro ed ex commissario europeo). Pare che ad assicurargli il ruolo sia stato il rapporto che Di Maio, nel suo periodo alla Farnesina, è riuscito ad instaurare con Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Sarà lui ad avere l’ultima parola dopo l’indicazione del panel tecnico.


Chi ha fatto il nome di Di Maio?

La potenziale nomina di Di Maio ha scatenato la polemica interna al centrodestra, che chiede che il governo Meloni non sostenga l’ex ministro poiché non avrebbe «i requisiti» per il ruolo, denuncia il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. L’idea che si fa strada nella maggioranza, avanzata dal vicepremier Antonio Tajani, è che sia stato l’ex premier Mario Draghi ad indicare Di Maio. Tuttavia, fonti a lui vicine smentiscono. Quando annunciò l’istituzione e la gara per la carica, il 22 settembre scorso, Borrell avrebbe semplicemente chiesto a Draghi se si trovasse bene con il suo ministro degli Esteri. Domanda alla quale l’allora capo del governo avrebbe risposto affermativamente, senza aggiungere altro. La Stampa intanto scrive che sulla nomina dovranno votare i governi a maggioranza qualificata. Cosa farà il governo Meloni?

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