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Falsi test per cancro e diabete, l’ex star della Silicon Valley condannata a 11 anni

Con la sua start-up Elizabeth Holmes aveva promesso una rivoluzione nel campo della sanità. Ma in realtà la sua invenzione non funzionava

L’ex Ceo di Theranos Elizabeth Holmes è stata condannata a oltre 11 anni di prigione per frode nella gestione della sua start-up dopo aver ingannato clienti e investitori promettendo loro una tecnologia per l’analisi del sangue che avrebbe dovuto rivoluzione la diagnostica in campo medico, ma che non fu mai sviluppata. Nell’udienza di inizio anno l’accusa aveva chiesto 15 anni di carcere, mentre la difesa dell’ex star della Silicon Valley aveva proposto 18 mesi. La condanna rappresenta la conclusione di una lunga saga legale che ha coinvolto Holmes in questi anni: a inizio gennaio, infatti, era stata giudicata colpevole di quattro capi di accusa, tra cui aver mentito agli inventori di Theranos sul fatto che la sua tecnologia potesse eseguire centinaia di test – al fine di diagnosticare diverse malattie, dal cancro al diabete -, con poche gocce di sangue. In realtà, – come riporta il Washington post – l’azienda si sarebbe affidata alla scienza tecnologica di altre società per eseguire gli esami. Lo stesso giorno, la giuria aveva assolto Holmes per altri quattro capi di accusa riguardanti i suoi rapporti con i pazienti e la conseguente frode. Più difficile da provare poiché l’ex Ceo non comunicò direttamente con loro, a differenza di quanto fece con gli investitori, raccogliendo oltre 900 milioni di dollari. La condanna dell’imprenditrice statunitense dovrebbe «essere d’esempio a tutta la Silicon Valley» – ha detto un ex procuratore federale che ha seguito il caso, citato dal Wp – «Dovete avere un sogno, crederci, ma essere onesti con gli investitori».


L’ascesa di Theranos e la tecnologia mai realizzata

Holmes aveva abbandonato dopo il primo anno l’università di Stanford per creare nel 2003 la sua start-up Theranos. Era riuscita a raccogliere centinaia di milioni di dollari da grandi e famosi investitori tra cui il celebre imprenditore australiano Robert Murdoch, ma anche membri delle famiglie dell’ex ministro dell’educazione Betsy DeVos e dei fondatori di Walmart. La sua idea, reputata vincente da tutta la Silicon Valley, fu proporre una tecnologia rapida, meno costosa e poco dolorosa per scoprire centinaia di malattie dal cancro al diabete. L’azienda, infatti, aveva costruito una macchina – chiamata Edison – che permetteva di fare le analisi del sangue prelevando ai pazienti poche gocce di sangue con un ago dal polpastrello, anziché con una siringa dal braccio. Peccato che il macchinario spacciato da Holmes come rivoluzionario non funzionasse come promesso. Ma nel frattempo molti investirono sulla sua Theranos e mini laboratori si diffusero ovunque, in particolare nelle catene di Walgreen e Safeway, arrivando ad essere stimata quasi dieci miliardi di dollari. La manager corteggiò anche Bill Clinton e impressionò l’allora vicepresidente Joe Biden, che visitò i suoi laboratori nel 2015. La sua ascesa fu tale che Inc Magazine la definì «il prossimo Steve Jobs» e Time la inserì nella lista delle persone più influenti del pianeta nel 2015.


Il crollo

Tutto iniziò a crollare nel 2015 dopo un’inchiesta del Wall Street Journal che rivelò la truffa ai danni degli investitori. In sintesi, il giornale statunitense affermò che Elisabeth Holmes insieme al direttore generale di Theranos, nonché compagno Ramesh “Sunny” Balwani, avevano raccontato bugie sull’attendibilità delle analisi del sangue e sulla conseguente dimostrazione pratica del macchinario Edison. Gli inquirenti hanno iniziato così a indagare sulla società: a Holmes fu impedito di possedere o gestire un laboratorio medico per almeno due anni. Nel 2018 è stata poi accusata di frode dalla Securities and Exchange Commission, per la quale ha pagato una pesante multa e alla fine dello stesso anno Theranos fu liquidata. Nell’udienza di inizio gennaio 2021, la Holmes ha testimoniato sul banco degli imputati per più di 20 ore, affermando di «aver sempre agito in buona fede, cercando di creare e sostenere una tecnologia che aiutasse le persone». L’accusa l’aveva descritta come una persona ossessionata dalla fama e dalla fortuna. Lei invece aveva testimoniato per sette giorni dipingendosi come una pioniera visionaria nel mondo della Silicon Valley dominato dagli uomini e come una donna sessualmente ed emotivamente abusata dal suo ex amante e partner d’affari Sunny Balwani, che ha negato invece tutte le accuse.

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