Giorgia Meloni come Draghi: cosa ci sarà nel nuovo decreto sulle armi all’Ucraina

La norma fornirà copertura legali agli invii fino a tutto il 2023. Il decreto di Crosetto sarà lo stesso del suo predecessore

Il consiglio dei ministri è fissato per oggi alle 15. Questo pomeriggio il governo Meloni approverà il suo primo decreto per l’invio di armi all’Ucraina. La norma fornirà copertura legale per gli invii fino al 2023. E costituirà la precondizione per il decreto interministeriale con le forniture militari vere e proprie, atteso per fine dicembre o inizio gennaio. La mozione di maggioranza approvata ieri impegna l’esecutivo «a prorogare fino al 31 dicembre 2023 l’autorizzazione, previo atto di indirizzo delle Camere, alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina». Il testo invita anche il governo a «promuovere e sostenere, d’intesa con i partner Nato, tutte le iniziative diplomatiche volte a creare le condizioni per un negoziato di pace». E chiede all’esecutivo di impegnarsi a spendere per la difesa almeno il 2% del prodotto interno lordo entro il 2028.


In continuità

Il decreto che firmerà il ministro della Difesa Guido Crosetto sarà lo stesso redatto dal suo predecessore Lorenzo Guerini. Parti del documento del centrodestra sono state votate anche da pezzi dell’opposizione. E sono passate con un gioco di astensioni reciproche anche le mozioni del Pd e di Iv-Azione, su cui il governo si era rimesso all’Aula e che sostanzialmente si inseriscono nella linea della prosecuzione degli aiuti militari a Zelensky. La scelta quindi è quella di perseguire la continuità con il governo Draghi. Ieri soltanto il Movimento 5 Stelle è rimasto sulla linea dell’opposizione. Il leader Giuseppe Conte ha chiesto trasparenza e contestato la scelta della spesa del 2%. Il governo pensa a un dibattito pre-natalizio per rispondere alla richiesta. Il ministro Crosetto si presenterà alla Camera e al Senato per spiegare le ragioni del nuovo impegno. Consentendo poi un nuovo voto a deputati e senatori.


I missili Aspide

Cosa ci sarà nel nuovo decreto? La Repubblica sostiene oggi che nel testo sarà prevista anche la spedizione dei missili Aspide. Si tratta di missili terra-aria di vecchia generazione, non più in “servizio” dall’anno scorso. Serviranno alla difesa aerea delle città ucraine. Anche la Spagna li sta fornendo a Kiev. Quelli italiani si trovano depositati negli hangar di Rivolto in provincia di Udine. L’idea, spiega il quotidiano, è quella di donare quattro batterie complete di radar con 18 missili ciascuna. Con un raggio d’azione di 20 chilometri. Nel cdm Giorgia Meloni spiegherà che non ci sono margini per evitare nuove forniture. E che si è impegnata a Bali durante i colloqui con Joe Biden a mantenere gli impegni assunti dal governo precedente. Nella fornitura non saranno invece presenti le batterie anti-missile Samp-T. Per queste c’è un problema di coordinamento con la Francia ancora da risolvere.

L’ipotesi di togliere il segreto

Il Corriere della Sera invece spiega che la giravolta del M5s potrebbe contribuire a far cambiare idea al governo sul segreto per le armi. I sondaggi, l’ultimo quello di Emg per Agorà, dicono che gli italiani favorevoli all’invio di armi a Kiev sono scesi al 36%. Quelli contrari sono saliti al 41%. «Togliere il segreto servirà: così Conte verificherà che si tratta solo di armi difensive. Al contrario di quanto accaduto in passato e che lui stesso ha appoggiato», avrebbe detto il ministro della Difesa ai suoi. Mentre fonti della Nato spiegano che l’aiuto più importante a Kiev arriva dalle attività di intelligence di Roma. E si rafforzerà con gli addestramenti delle forze ucraine sul territorio militare italiano. Ma la collaborazione avviene anche attraverso un sistema satellitare gestito da un bunker che si trova nella campagna romana. Da lì si scrutano le zone di guerra e si individuano le minacce russe nelle aree del conflitto.

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