Giustizia, parla il ministro Nordio: «Intercettazioni usate per delegittimare, interverremo»

In commissione al Senato, il guardasigilli ha enunciato le linee programmatiche del suo dicastero

Lungo intervento del ministero della Giustizia in commissione al Senato. Nelle classiche presentazioni delle linee programmatiche che i membri del governo stanno svolgendo in queste settimane, Carlo Nordio si è mostrato molto critico nei confronti del settore di sua competenza. Tra le varie problematiche dell’attività giudiziaria, ha posto l’accento sull’uso delle intercettazioni: «Ogni qualvolta un domani usciranno violazioni del segreto istruttorio in tema di intercettazioni l’ispezione sarà immediata e rigorosa. Non è ammissibile che le conversazioni che riguardano la vita privata di cittadini che non sono nemmeno indagati finiscano sui giornali». Annunciando estremo rigore sulla materia, il guardasigilli ha aggiunto: «Proporremo una profonda revisione, vigileremo su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria – poiché – la diffusione seleziona e pilotata – delle intercettazioni è diventata – uno strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica».


Il titolare del dicastero di via Arenula ha aggiunto che l’uso delle intercettazioni in Italia è «di gran lunga superiore alla media europea e alla media dei Paesi anglosassoni, con costi elevati – ed esiti che – spesso non concludono nulla». Insomma, «non si è mai vista una condanna inflitta sulla sola base delle intercettazioni che sono ormai diventate strumento di prova». Nordio ha definito questo atteggiamento nei confronti delle comunicazioni tra i cittadini come una violazione «blasfema dell’articolo 15 della Costituzione». Buona parte delle problematicità sollevate dal ministro del governo Meloni riguarda la gestione delle indagini, su cui ci sarebbe «un intollerabile arbitrio» e il ruolo dei pubblici ministeri. «Nell’ordinamento anglosassone, la discrezionalità dell’azione penale è vincolata a criteri oggettivi – e i magistrati sono tenuti a rispettare – il concreto allarme sociale suscitato dai diversi reati e alle probabilità di successo dell’indagine, la sequenza, la priorità di queste indagini».


Limitare le ambizioni di alcuni magistrati

In Italia, invece, «l’obbligatorietà è stata mantenuta ed esprime il dovere del magistrato di procedere ogni qual volta venga a conoscenza di un reato garantendo l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, di fatto si è convertita in un intollerabile arbitrio. Nella gestione di migliaia di fascicoli, il pm non è in grado per carenza di risorse di occuparsene integralmente e quindi è costretto a una scelta. Non solo, ma può trovare spunti per indagare nei confronti di tutti senza rispondere a nessuno». In tal senso, la gestione dei fascicoli da parte dei magistrati «a volte conferisce alle ambizioni di alcuni magistrati un’egemonia resa più incisiva dall’assenza di responsabilità in caso di malagestione. Come capo della polizia giudiziaria – ha spiegato Nordio -, il pm ha infatti una reale autorità esecutiva, ma come magistrato gode della garanzia dei giudici e quindi è svincolato da quei controlli che in ogni democrazia accompagnano e limitano l’esercizio di un potere».

La modifica del codice penale anche attraverso «una revisione della Costituzione»

Per il guardasigilli «non ha senso l’appartenenza dei pm allo stesso ordine dei giudici – visto che – svolgono un ruolo completamente diverso». Per quanto riguarda la modifica del codice penale, Nordio non ha escluso che si possa agire anche attraverso «una revisione della Costituzione». Entrando nel merito, Nordio ha sottolineato che «il nostro codice penale è del 1930, ma è stato modificato parzialmente. Al contrario, il codice di procedura penale è più recente, ma ha avuto parecchie modifiche. Questa contraddizione va risolta: il codice penale va riformato». I temi su cui intervenire «saranno la presunzione di innocenza, l’uso eccessivo e strumentale delle intercettazioni, di cui proporremo una revisione, la custodia cautelare come pressione investigativa e le condanne mediatiche. La pena deve essere certa, eseguita, rapida e proporzionata al reato. Questo non significa sempre e solo carcere; per i reati minori, sotto l’aspetto afflittivo e rieducativo ci sono soluzioni migliori del carcere. È irrazionale che le stesse strutture ospitino condannati e persone in attesa di giudizio».

Le statistiche «allarmanti» sul reato di abuso d’ufficio

Nel corso del suo mandato, l’auspicio del titolare della Giustizia è sciogliere i nodi che hanno portato alla paralisi amministrativa legata a reati come l’abuso d’ufficio, ma anche il miglioramento della qualità del lavoro del personale di polizia penitenziaria e delle strutture legate ad esso. «Seguiamo con grande dolore la sequenza dei suicidi in carcere – e il ministero – si sta attivando con pressante energia per limitare i tagli nella manovra di Bilancio e devolvere al settore eventuali risorse disponibili». Sul reato di abuso d’ufficio, «le statistiche sono a dir poco allarmanti. Su 5.400 procedimenti nel 2021, nove si sono conclusi con condanne davanti al gip e 18 in dibattimento». Inoltre, questi procedimenti «hanno un costo medio insostenibile e occorre acquisire materiale cartaceo e pareri che confondono i magistrati e si riducono in assoluzioni, non luoghi a procedere o archiviazioni», ha aggiunto il ministro.

Il tribunale del Brevetto europeo a Milano

È lo stesso Nordio a ribadire in più passaggi che «la nostra giustizia soffre di infinite criticità». Criticità che si riverberano sull’economia: «Sono un freno e un disincentivo agli investimenti, che porta a una perdita del Pil di quasi il 2%». Ciò detto, il guardasigilli ha voluto dare spazio nel suo intervento anche a un’opportunità che si prospetta nei prossimi mesi: «Abbiamo intensificato gli sforzi per il trasferimento a Milano», di una delle tre sedi della divisione centrale del Tribunale unificato del Brevetto europeo, che prima era prevista a Londra. Se l’operazione andrà a buon fine, «porterà all’Italia e a Milano un arricchimento sostanziale». La divisione che, dopo la Brexit, deve essere riassegnata a un’altra città europea è quella relativa ai settori chimico e farmaceutico.

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