Zaia sulle intercettazioni: «Crisanti? Falso che l’abbiamo denunciato. A lui mai negate risposte che cerca»

Il governatore veneto ha ribadito che nei confronti dello scienziato oggi senatore Pd ci sarebbe sempre stata trasparenza e disponibilità. Almeno finché non ha scoperto che i documenti che la Regione gli forniva venivano diffusi ai giornalisti proprio da lui

«La roba straordinaria è che io parlo in veneto e sono tutte in italiano». Torna così il governatore del veneto Luca Zaia sulle intercettazioni telefoniche diffuse da Report in cui lo si sente spendere parole dure sul virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti. «Ho scoperto ci sono quattro telefonate mie, io non ero intercettato, mi hanno detto che non potevano essere pubblicate, ma non importa, sono responsabile di quello che dico, e lo confermo», ha aggiunto il leghista intervenendo a un evento a Cortina d’Ampezzo della rassegna “Una Montagna di libri” e specificando che «non è una battuta». E poi ha aggiunto: «Non è vero che abbiamo denunciato Crisanti… a lui non sono mai state negate le risposte, gli investimenti, e tantomeno, ad oggi, anche se non che fine abbia fatto, il comitato scientifico per il Covid». «Mettetevi nei miei panni», ha detto poi il governatore: «era l’agosto 2020, io ero in vacanza, mi chiama un giornalista che mi dice: “il professore ha distribuito tutte le copie dei whatsapp che gli hai mandato”…. Queste erano le mie giornate».


L’inchiesta della procura di Padova

L’esperto, ora senatore Dem criticava la scelta dell’amministrazione veneta di utilizzare test rapidi al posto dei molecolari per l’individuazione di casi di Coronavirus. Secondo Crisanti, i tamponi antigenici rapidi utilizzati anche dal Veneto erano efficaci al 70% e non al 90% come attestava il produttore Abbott Panbio. La procura di Padova ha aperto un’inchiesta sul caso in seguito a un esposto del microbiologo, chiedendo il processo per Roberto Rigoli, coordinatore delle unità di Microbiologia del Veneto. L’uomo, nell’autunno del 2020 ha dato il via libera a un acquisto di moltissimi tamponi rapidi basandosi su un test dell’efficacia che non sarebbe mai stato effettuato. A Zaia non sarebbero piaciute alcune mosse delle unità di Microbiologia.  «Sono qua a rompermi i coglioni da 16 mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al senato accademico, per sistemare Crisanti», dice il governatore. E ancora: «È un anno che prendiamo la mira a questo… adesso fa il salvatore della patria», si sente nelle intercettazioni.


«Abbiamo sempre mandato le carte alla procura»

Il leghista ha poi raccontato la sua versione della presunta censura da parte della regione nei confronti degli accademici, tra cui Crisanti. «Scopro che i miei, senza confrontarsi, fanno due righe e dicono al Senato accademico “non è vero niente”, e la polemica sparisce», dichiara, e spiega «abbiamo cercato di cristallizzare la storia di una vicenda che non sapevamo che decorso avrebbe avuto». Ad ogni modo, Zaia prosegue offrendo una versione molto lineare dei fatti: «Tutto quello che veniva fuori, che so, una contestazione, i miei tecnici provvedevano a prendere le dichiarazioni, argomentare scientificamente e mandare alla Procura».

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