Lavori mai pagati, i giovani creator italiani rompono il silenzio: «Raggirati da brand e agenzie, chiediamo tutele»

A prendere coraggio per primo è stato Edoardo Esposito, in arte Sespo. Poi l’effetto domino di testimonianze. Lo scorso ottobre è nato il sindacato di categoria Assoinfluencer

«Ho avuto grossi problemi economici, pur facendo tantissimi lavori non ho preso nemmeno un centesimo». A prendere coraggio è Sespo, uno dei giovani creator più famosi d’Italia, che con quasi 3 milioni di follower su TikTok e 1,6 milioni su Instagram, a soli 23 anni rappresenta una delle categorie professionali più amate e ambìte dalla generazione zeta. Creatore di contenuti, influencer e youtuber, pochi giorni fa Edoardo Esposito, in arte Sespo, ha deciso di denunciare pubblicamente la truffa monetaria di cui è stato vittima, frutto della completa assenza di tutele con cui tutti i creator italiani fanno i conti da tempo. «Ho investito tempo, soldi, creatività per dei lavori che non mi hanno mai pagato», racconta il giovane romano sui suoi profili: «o meglio il brand ha pagato ma io non ho ricevuto nulla». Sespo spiega di aver passato tutta l’estate a lavorare sui progetti commissionati, «ma quei soldi non li ho mai visti né li vedrò mai». Poi il riferimento all’origine del problema: «Purtroppo si sa, noi influencer non siamo tutelati per niente, di truffe monetarie ce ne sono state tante e continueranno a essercene sempre di più ma questo discorso non esce mai fuori perché noi abbiamo paura». ll timore spiegato dal creator è quello di compromettere tutti i risultati raggiunti con fatica fino a quel momento in termini di ingaggio e rapporti con brand e agenzie. «Perché mettendo la faccia pubblicamente abbiamo paura di perdere tutto quello che abbiamo costruito in tutti questi anni e quindi preferiamo stare zitti e non fare niente». Sespo spiega come alcuni dei suoi colleghi tentino a volte di andare per vie legali, ma di come anche la maggior di loro scelga il silenzio. «Ci teniamo tutto dentro e questo ci porta tantissimo stress e ansia. A me ha portato ad avere tantissimi problemi di salute che quest’anno sono aumentati a dismisura». Il riferimento del 23enne è anche ai problemi psicologici di cui ha scelto di parlare in altri due video raccontando le numerose difficoltà con l’alimentazione avute nell’ultimo periodo e la lotta interiore con l’idea di essere un fallito.


@wearezoomer Chissà quanti Creator hanno vissuto una situazione simile…😔 #wearezoomer #sespo ♬ suono originale – WeAreZoomer

Le testimonianze a catena degli altri creator: «Soldi mai visti, minacce e pressioni psicologiche»

Ma il punto è che la testimonianza di Sespo ha fatto esplodere una serie di altre denunce che a effetto domino stanno riempendo le bacheche dei principali giovani creatori italiani. «Ammetto che fino ad adesso non ho mai parlato per paura, tanto noi content creator e influencer non siamo minimamente tutelati. Ma ora anch’io voglio parlare». Anche Beatrice Cossu, più di 800mila followers su TikTok, denuncia la truffa monetaria subita dalla stessa agenzia di Sespo. «Nel 2022 ho fatto tantissimi lavori, di conseguenza firmato contratti, e non sono stati mai pagati», racconta. Stessa storia, il brand ha sborsato la quota pattuita ma «chi doveva saldare le fatture che io ho presentato al mio commercialista non ha saldato proprio niente». Da quattro anni la 20enne ha intrapreso la carriera da creator riuscendo a mantenersi da sola, pur con gli ostacoli di una completa assenza di tutele legali. Per le recenti truffe monetarie subite la giovane ha poi confessato di aver avuto problemi economici pesanti, mettendo a rischio anche la sua carriera universitaria. «Non avevo soldi per pagare le rate universitarie e per comprare dei libri. I brand seri con lcui ho lavorato hanno pagato. Ma l’agenzia non mi ha dato i soldi, se li sono tenuti».


Cossu racconta di aver provato in tutti i modi ad aver riscontri documentando nel video diffuso sui social l’invio di ripetute mail e chiamate a cui non ha mai ricevuto risposta. «All’ennesima richiesta formale di saldare le fatture si inventavano l’ennesima scusa: “computer rotto”, “abbiamo tutti il Covid”. Sono andata avanti per vie legale ma anche quelle a un certo punto hanno un costo». A quel punto la decisione di Beatrice è quella di non pubblicare più nessun contenuto senza prima aver ricevuto la retribuzione arretrata. «Loro mi hanno minacciata dicendo che avrebbero detto al cliente che io non volevo più lavorare con loro e che non avrei più pubblicato i contenuti, quando in realtà il problema non era mio». Poi l’appello alla categoria: «Se sei un creator e anche tu sei stato vittima di una truffa o di una rapina non avere paura, la tua storia non finisce qui perché questa è solo la punta dell’iceberg, visto la presenza di altre mille schifezze tra cui vessazioni psicologiche».

@beatriceecossuu

♬ suono originale – Bea Cossu🌞

Nel mirino delle denunce brand e agenzie

Ma il problema non sarebbero solo le agenzie. Le altre decine di testimonianze arrivate dai creator italiani sotto i video di Sespo e Cossu parlano anche di brand fantasma, di prestazioni puntualmente non retribuite, di contratti al vento senza alcun controllo o regolamentazione. «C’è un brand di make-up skincare che non mi paga da più di un anno anche dopo aver emesso fattura», scrive Pierangelo Greco, uno dei beauty creator più amato dalla generazione zeta. Ad affrontare l’argomento anche Virginia Montemaggi, una delle creator più seguite in assoluto con 5,3 milioni di followers: «Purtroppo è successo anche a me, è ancora dal 2021 non ho visto praticamente nulla. Davvero zero tutele». E poi Sasi Cacciatore: «Sono con te! E a breve parlo anche io! I pianti che non mi sono fatto in questi mesi per tutto questo». Luca Lattanzio è invece uno dei creator e youtuber più longevi del panorama social italiano. Nel video denuncia che ha seguito quello di Beatrice Cossu, parla di mesi di depressione, di momenti di forte pressione psicologica dove le ripetute truffe e le poche vie d’uscita hanno favorito il senso di fallimento «e quello di colpa per aver trascinato anche mia sorella» in un mondo ancora troppo poco tutelato.

@luca_lattanzio Non siamo i soli @valentinalattanzio @beatriceecossuu @sespo @Bea Cossu🌞 ♬ suono originale – Luca Lattanzio

La nascita del sindacato e i 350mila creator ancora invisibili

L’appello dei creator a non avere più paura intanto corre di profilo in profilo. Sotto le varie testimonianze commenti di tutti i tipi, tra chi non riconosce nell’attività dei creator un vero lavoro e chi invece mostra solidarietà alla categoria per prestazioni regolate da contratti e che quindi hanno il diritto di essere rispettate e retribuite. Ad ottobre del 2022 la speranza di una difesa migliore per la categoria era stata data dalla nascita di Assoinfluencer, la prima associazione sindacale a tutela dei content creator. Nonostante ancora si fatichi a considerarli dei veri lavoratori, in Italia sono 350mila gli influencer, podcaster, youtuber, streamer, instagrammer che riempiono il web. Il potenziale passo avanti fatto con la nuova organizzazione sindacale sembra per loro non aver prodotto ancora gli effetti sperati.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: