In Italia ci sono oltre 100 mila persone sordocieche, ma la legge non le riconosce se perdono l’udito dopo i 12 anni di età – L’indagine Istat e Lega del filo d’oro

La cifra raddoppia se si considerano coloro che, oltre alle limitazioni sensoriali gravi, presentano contemporaneamente disabilità di tipo motorio

Una fotografia di una serie di problematiche che le leggi italiane faticano a risolvere. L’ha scattata l’Istat, in collaborazione con la Lega del filo d’oro, associazione del terzo settore che da quasi 60 anni si occupa di assistenza, educazione e riabilitazione delle persone sordocieche. Se non fosse per il terzo settore, molte di loro sarebbero abbandonate a se stesse. Lo sottolinea anche la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, presente alla conferenza stampa dedicata all’indagine Istat, presso la Camera dei deputati: «Con tanta fatica il mondo delle associazioni ha portato all’attenzione della politica problematiche che, ancora oggi, costituiscono un ostacolo nella vita delle persone con limitazioni sensoriali, motorie o intellettive». L’istituto di statistica ha calcolato che, in Italia, ci sono oltre 100 mila individui con più di 15 anni che soffrono di sordocecità, «pari allo 0,2% della popolazione». La stessa percentuale si ottiene estendendo l’analisi ai Paesi membri dell’Unione europea, con 656 mila persone colpite in totale.


Il rischio povertà

«Questo importante studio ha fatto emergere, con dati di evidenza, l’effettiva diffusione delle problematiche vissute dalle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali delle quali, da sempre, la Lega del filo d’oro si è fatta portavoce. I dati raccolti grazie alla preziosa collaborazione con l’istat, a cui va il nostro sentito ringraziamento, aprono prospettive di riflessione e sollecitano azioni concrete non più procrastinabili» dichiara Rossano Bartoli, presidente della Fondazione Lega del filo d’oro. Tra le criticità riscontrate, il limitato accesso all’istruzione e l’esclusione dal mercato del lavoro, che comportano un rischio maggiore di povertà per le persone sordocieche. Lo scenario emerso, infatti, mostra che più di un individuo ogni due, il 56%, ha solo la licenza elementare. «Di conseguenza – si legge nel report -, la capacità di reddito è inferiore». Il 23% dei sordociechi italiani si colloca sotto il primo quintile di reddito, il 18% tra il primo e il secondo quintile, ovvero tra le fasce più povere della popolazione. Solo il 26% risulta occupato, mentre il 6% si dichiara inabile al lavoro.


Una vita a ostacoli

In Italia, poi, il 67,6% delle persone sordocieche è donna, il 61% ha oltre 65 anni di età e una persona su quattro, il 25,8%, vive da sola. Elementi che si traducono in ostacoli se si guarda alla vita domestica e alla cura personale di chi ha una limitazione sensoriale. Le difficoltà quotidiane da affrontare, se si considera il sottogruppo dei sordociechi over 65, sono numerose. Il 43,5% non ce la fa a svolgere le comuni attività domestiche, il 16,1% riferisce di avere almeno un impedimento importante sia nella gestione della casa sia nella cura personale. Circa quattro persone su dieci che non sono in grado di prendersi cura di sé in autonomia, denunciano una mancanza di aiuto. Cifra che, purtroppo, sale a una persona su due tra coloro che dichiarano di non riuscire svolgere tutte le attività domestiche necessarie. «I numeri presentati nello studio evidenziano i tratti di una vera e propria emergenza, rispetto a cui ci si auspica fermamente che le politiche sappiano rispondere con intelligenza ed efficacia – spiega Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat -. Così da rendere migliore la qualità della vita sia per le persone sordocieche e pluriminorate, sia per i loro familiari e per tutti coloro che affettuosamente le accompagnano lungo un percorso di vita che, pur nella estrema difficoltà, si configura sempre come bene prezioso, da apprezzare e da proteggere».

Le limitazioni motorie che si sommano alla sordocecità

Sono circa 262 mila le persone con più di 15 anni che, oltre alle limitazioni sensoriali gravi plurime legate alla vista e all’udito, presentano contemporaneamente limitazioni di tipo motorio: lo 0,5% della popolazione italiana. In Europa, invece, il loro numero supera il milione e 400 mila. Considerando il contesto italiano, nel 73% dei casi si tratta di donne e, per la quasi totalità – il 92% -, di persone over 65. Il 43,1% di loro vive da solo e l’84,4% si è fermato al titolo di studio della licenza elementare. Anche in questo caso, il rischio di povertà è importante, con l’11,1% del totale che è inabile al lavoro. Tra le persone sordocieche e con limitazione motorie che hanno compiuto il 65esimo anno di età – sono 241 mila nel nostro Paese -, il 73,9% ha difficoltà gravi nella gestione della casa e nella cura personale. La metà di queste, purtroppo, ha segnalato di avere bisogno di aiuto, senza ricevere riscontri. «È necessario individuare nuove modalità di risposta, estendendo ad esempio il nostro modello di intervento alle strutture residenziali per anziani, dove si colloca il numero maggiore di persone con disabilità sensoriali multiple, e operare sempre più in prossimità dei luoghi di origine dei nostri utenti», dichiara Bartoli

Il vuoto normativo della legge 107/2010

Il presidente della Lega del filo d’oro conclude rimarcando la necessità «di promuovere la reale inclusione all’interno della società e il pieno riconoscimento dei diritti – delle persone sordocieche -. Per questo rivolgiamo il nostro appello alle Istituzioni, affinché non si fermi l’iter per la revisione e la piena applicazione della legge 107/2010». Questo è uno dei punti su cui insistono sia le persone con limitazioni sensoriali sia le associazioni che si prendono cura di loro. La norma, infatti, esclude dalla tutela giuridica dei sordociechi quelle persone che, oltre alla minorazione visiva, sviluppano una disabilità uditiva dopo l’età evolutiva. Insomma, se un individuo ipovedente perde l’udito dopo il 12esimo anno di età, non viene considerato dalla legge come una persona sordocieca: un intoppo burocratico, che permette di rientrare in una cosiddetta tutela giuridica collettiva solo a chi nasce con una minorazione sensoriale o a chi l’acquisisce prima dell’adolescenza. «Un limbo normativo che di fatto esclude il riconoscimento di un numero elevato di sordociechi e, conseguentemente, nega loro servizi specifici, calibrati sui propri reali bisogni», si legge nel rapporto.

L’impegno della ministra Locatelli

La titolare del dicastero per le disabilità, in conferenza stampa, assicurare che il governo e la maggioranza stanno agendo su due fronti per risolvere il vulnus normativo. L’iter parlamentare, «con l’onorevole Massimiliano Panizzut primo firmatario di una proposta di modifica della legge 107», e l’iter governativo. «Sul progetto di vita delle persone con disabilità ci sarà un cambiamento importante. Interverremo anche sulle norme per l’accertamento della disabilità – spiega Locatelli -. È un momento di transizione e, in questo campo, dobbiamo dare seguito alle leggi delega approvate per portare a termine gli obiettivi del Pnrr. Dobbiamo attuarle entro la fine del 2024. La norma – conclude la ministra – deve cambiare, deve diventare uno strumento adeguato per dare risposte a queste persone. La cosa fondamentale da tenere sempre a mente è che le famiglie non chiedono solo il trasferimento economico, c’è necessità di servizi, di qualcuno che sia presente con chi ha limitazioni motorie o sensoriali, c’è bisogno di costruire intorno alla persona una dimensione di servizi e risposte. Queste persone hanno bisogno di immaginare, con l’aiuto di qualcuno e dei servizi che lo Stato deve garantire, un proprio progetto di vita».

L’intervista video alla ministra Locatelli

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