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Una tassa per avere Messi pagata da tutti i club, l’idea nella Mls: deciderà lui con chi giocare

Le franchigie starebbero studiando una formula per provare a far giocare negli Stati Uniti il campione argentino

Se nessuno può comprarlo, che lo comprino tutti. In Major League Soccer si sta pensando a una formula innovativa e fantasiosa per far approdare negli Stati Uniti Lionel Messi questa estate. Il campione argentino è in scadenza al Paris Saint-Germain, dove attualmente prende 40 milioni di euro. Una cifra astronomica, inarrivabile per qualsiasi franchigia della lega Usa, ognuna delle quali deve fare i conti con tetti all’ingaggio e limiti sui contratti ultra milionari. Il giocatore attualmente più pagato è l’ex seconda punta del Napoli Lorenzo Insigne, che prende 15 milioni di dollari l’anno dal Toronto. Le voci su una possibile soluzione per aggirare le norme e permettere al campione del mondo di trasferirsi negli Stati Uniti si rincorrono, e sarebbe stato proprio il commissioner della Lega americana Don Garber a suggerire come si potrebbe fare, in un’intervista a The Athletic. «Le nostre franchigie sono dotate di una flessibilità unica», suggerisce sibillino Garber, «la MLS è un’unica entità, se vendi qualcosa che è posseduta dall’intera comunità, è la comunità stessa che deve approvarlo. Se avremo l’opportunità di portare qui Messi, sarà con un’operazione fuori dagli schemi. Dovremmo strutturare un accordo che ci permetta di dargli un compenso all’altezza delle aspettative sue e della sua famiglia». Cosa sta suggerendo Garber? L’idea sarebbe di spezzettare lo stipendio di Leo Messi tra tutte le franchigie che partecipano alla lega, e sarebbe poi lui a decidere in quale giocare a seconda della volontà della famiglia. Attualmente il club più interessato al talento argentino è l’Inter Miami, che però ha già raggiunto il limite di giocatori – tre – che possono sforare il tetto all’ingaggio. Ma la possibilità di far giocare Messi in America darebbe impulso, visibilità e sponsor a tutto il movimento, soprattutto in vista dei prossimi Mondiali di calcio che si disputeranno nei tre paesi nordamericani, Messico, Stati Uniti e Canada.


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