Il mistero del semaforo nell’incidente tra l’auto di Immobile e il tram

Il tranviere dice che il suo semaforo era verde. Il calciatore sostiene il contrario. C’è un testimone ma niente videocamere

C’è un giallo del semaforo nell’incidente stradale che ha coinvolto Ciro Immobile. Il centravanti della Lazio sostiene che il tram 19 che si è scontrato con la sua Land Rover Defender in piazza delle Cinque Giornate vicino a Ponte Matteotti tra Flaminio e Prati è passato con il rosso. Il tranviere alla guida, V. M., 55 enne già dimesso dai medici del Policlinico Umberto I sostiene il contrario. Ovvero dice che il suo semaforo era verde e aggiunge che Immobile andava troppo veloce. Il giocatore stava accompagnando le sue due figlie Giorgia e Michela a un saggio di danza. Il bollettino medico nei suoi confronti recita «trauma distorsivo della colonna vertebrale e frattura composta della IX costola destra». La parte anteriore dell’auto è stata totalmente distrutta e gli airbag sono esplosi. Il mezzo dell’Atac è stato disarcionato dalle rotaie e sbalzato via dai binari. L’incidente ha provocato 12 feriti. Nessuno in modo grave.


I vigili urbani e il testimone

I vigili urbani hanno sentito i testimoni ed effettuato i rilevi. Nel luogo dell’impatto non ci sono videocamere di sorveglianza. Un testimone ha detto: «Io ero fermo al semaforo. Ho visto la macchina che arrivava e andava addosso al tram. Era rosso? Dicono che lì è un altro semaforo. Non ci ho capito molto». «L’urto è stato molto forte, il carrello è uscito dal binario ed è andato sopra il rialzo. In questo momento però non mi sento di dare responsabilità all’uno o all’altro. Aspettiamo il lavoro degli agenti», ha detto l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patané, che ha subito contattato l’autista dell’Atac per sincerarsi delle sue condizioni. L’edizione romana di Repubblica invece ha sentito l’autista. «Adesso sto abbastanza bene. Ma non mi metta in difficoltà. Io sono un semplice lavoratore, ho chiamato un avvocato per tutelarmi. L’unica cosa che vi chiedo è di rispettare il lavoratore prima della persona».


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