Ultime notizie AutotrasportatoriGiorgia MeloniGiovaniScontriUcraina
ESTERIBerlinoCinemaGazaGermaniaIsraelePalestina

Le minacce di morte al giornalista israeliano dopo il discorso pro-Palestina alla Berlinale: «Non posso tornare a casa»

28 Febbraio 2024 - 08:26 Alessandra Mancini
epa11178785 Basel Adra and Yuval Abraham receive the Berlinale documentary award for the movie "No Other Land" during the award ceremony 74th Berlin International Film Festival 'Berlinale' in Berlin, Germany, 24 February 2024.  EPA/CLEMENS BILAN
L’appello per un «cessate il fuoco» a Gaza di Yuval Abraham e del palestinese Basel Adraha ha scatenato l’indignazione delle autorità tedesche e israeliane
Google Preferred Site

L’appello per un cessate il fuoco a Gaza dal palco della Berlinale ha scatenato l’ira delle autorità tedesche e israeliane. Yuval Abraham e Basel Adra – vincitori del premio per il miglior documentario No Other Land – sono da giorni al centro delle critiche per il loro messaggio pro-Palestina pronunciato alla cerimonia di premiazione a Berlino di sabato scorso. Abraham è un giornalista israeliano, Adra è palestinese. Quest’ultimo vive in Cisgiordania, dove il numero di coloni israeliani ha continuato a crescere nel corso degli anni. E nonostante si trovino a solo mezz’ora di distanza l’uno dall’altro, le loro opportunità sono completamente diverse. «Io sono soggetto al diritto civile, Basel è soggetto alla legge militare. Io ho diritto di voto, lui no. Io sono libero di muovermi, Basel, come milioni di palestinesi, è rinchiuso nella Cisgiordania occupata. Questa situazione di apartheid tra noi, questa disuguaglianza, deve finire», l’appello di Abraham al Festival cinematografico. Le sue parole hanno provocato reazioni a catena: da una parte Berlino – con il sindaco Wegner e la ministra della Cultura Roth che hanno annunciato un’indagine per accertare i fatti -, dall’altra Israele che ha definito il discorso dei due «antisemita». Ad alimentare le polemiche non è stata solo l’accusa di genocidio nei confronti di Israele, ma il fatto che i registi non abbiano ricordato come l’offensiva sia stata scatenata dal massacro di Hamas del 7 ottobre.

«Ho dovuto cancellare il mio volo di ritorno»

Ora a causa delle minacce di morte ricevute, Abraham non farà ritorno a casa, in Israeale. Lo ha comunicato lui stesso sui social. «Una folla israeliana di destra si è presentata a casa della mia famiglia per cercarmi, costringendoli a fuggire in un’altra città nel cuore della notte», si legge nel post. «Ricevo ancora minacce di morte e ho dovuto cancellare il mio volo di ritorno – continua il documentarista -. Questo è successo dopo che i media israeliani e i politici tedeschi hanno etichettato in modo assurdo il mio discorso alla Berlinale – dove ho chiesto l’uguaglianza tra israeliani e palestinesi, il cessate il fuoco e la fine dell’apartheid – come “antisemita”». Per il giornalista «l’abuso della parola “antisemita” da parte dei tedeschi per mettere a tacere sia i palestinesi, sia gli israeliani» svuota di significato il termine stesso «e mette in pericolo gli ebrei di tutto il mondo». La maggior parte «della famiglia di mio nonno è stata assassinata – scrive – dai tedeschi» e «trovo particolarmente scandaloso che i politici tedeschi nel 2024 abbiano il coraggio di utilizzare questo termine come arma contro di me». Ma soprattutto, questo comportamento «mette in pericolo – spiega Abraham – la vita del mio collega Basilea Adra, che vive sotto occupazione militare circondato da insediamenti violenti a Masafer Yatta». 

Nonostante le minacce ricevute e l’impossibilità di fare ritorno dai suoi famigliari per paura delle ritorsioni, il giornalista israeliano è «felice che il documentario» – incentrato sui tentatati del governo Netanyahu di espellere i palestinesi da Masafer Yatta, un villaggio rurale nella Cisgiordania occupata – «stia scatenando un importante dibattito internazionale su questo tema». Il lungo sfogo di Abraham si chiude con un messaggio rivolto a Berlino, città fermamente a sostegno di Israele: «Se è lo stai facendo per il tuo senso di colpa a causa dell’olocausto, non voglio il tuo senso di colpa».

Leggi anche: