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Il padiglione di Israele resta chiuso alla Biennale di Venezia «fino al cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi»

16 Aprile 2024 - 16:09 Alessandra Mancini
Il padiglione israeliano chiuso dagli artisti e curatore di Israele, in attesa del cessate il fuoco a Gaza e del rilascio degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas, ai giardini della Biennale, oggi 16 aprile 2024. 

Italian soldiers patrol the Israeli pavilion closed by Israeli artists and curators, awaiting the ceasefire in Gaza and the release of Israeli hostages kidnapped by Hamas, at the Biennale gardens in Venice, Italy, April 16, 2024.
ANSA/ANDREA MEROLA
Dopo le polemiche e tentativi di boicottaggio contro la partecipazione israeliana alla rassegna, la decisione del curatore e dell'artista Ruth Patir: «Sento che il tempo dell'arte si è perso e ho bisogno di credere che tornerà»
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Il padiglione di Israele alla Biennale di Venezia, che doveva aprire oggi, resterà chiuso fino a quando non sarà raggiunto un accordo per il cessate il fuoco a Gaza e sulla liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. La decisione dei curatori e dell’artista Ruth Patir è stata comunicata stamane con un cartello affisso all’esterno della struttura. L’esposizione non verrà cancellata «ma è una scelta di solidarietà con le famiglie dei prigionieri e la grande comunità di Israele che chiede il cambiamento», spiega Patir al Guardian. «Sento che il tempo dell’arte si è perso e ho bisogno di credere che tornerà», si legge sul suo profilo Instagram. «Mi oppongo fermamente al boicottaggio culturale – continua – ma dal momento che non credo ci siano risposte corrette, e posso fare ciò che posso solo con lo spazio che ho, preferisco far sentire la mia voce per coloro che sostengo, per il cessate il fuoco e riportare le persone a casa ora. Non possiamo più sopportarlo».

Nonostante la chiusura, attraverso i vetri delle finestre del padiglione, ai Giardini della Biennale, è possibile intravedere all’interno il progetto “Keening”, ma l’intero lavoro “(M)otherland” «aspetta dentro – precisa l’artista – il momento in cui i cuori potranno ancora una volta essere aperti all’arte». In un’intervista al New York Times, Tamar Margalit e Mira Lapidot, che insieme a Ruth Patir hanno curato l’opera, fanno inoltre sapere che Israele (sponsor finanziario della metà del padiglione) non è a conoscenza della protesta. «L’arte può aspettare, ma le donne, i bambini e le persone che vivono quell’inferno, al contrario, no», affermano. La presenza di Israele alla Biennale di Venezia era stata fin da subito, e da più parti, criticata: oltre 23mila artisti e curatori avevano infatti firmato una lettera dove chiedevano l’esclusione del suddetto padiglione, richiamando il precedente del Sudafrica al quale – tra il ’68 e il ’93 – fu vietato di partecipare per protesta contro l’apartheid.

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