Dehors, il governo vuole renderli permanenti: «Elementi di decoro urbano». È scontro con i Comuni (che non sempre ci guadagnano)

Lollobrigida vuole rendere permanete la deroga alle norme sullo spazio pubblico concessa nel periodo Covid. Il sindaco di Roma e il Codacons sul piede di guerra

Potrebbe essere inserito, entro un mese e mezzo, nel disegno di legge sulla Concorrenza che ogni anno l’esecutivo deve presentare. E già la proposta ha messo in allerta i Comuni e sul piede di guerra il Codacons. Una proroga permanente alla deroga sulle norme dello spazio pubblico per i dehors, che fu introdotta nel 2020 in piena emergenza Covid per dare sollievo alle attività commerciali già provate dai lockdown. Anno dopo anno la deroga è stata rinnovata e ora il governo Meloni vorrebbe renderla permanente, parola del ministro del Made in Italy Adolfo Urso. «Siamo elaborando, all’interno del disegno di legge sulla concorrenza, un provvedimento per rendere strutturali i tavolini all’aperto, i dehors, così che siano anche un elemento di decoro urbano», ha detto a margine dell’evento di Fipe alla Camera Giornata della ristorazione, «su questo provvedimento ci siamo confrontando con le associazioni settoriali e ovviamente anche con l’Anci, quindi con i Comuni. Pensiamo che possa essere un’occasione per rendere la ristorazione ancora più funzionale alla socialità e a quel decoro urbano che nei centri storici va sempre più affermato». La deroga sottrae alle Soprintendenze il rilascio delle autorizzazioni e permette l’installazione di dehors ma anche la possibilità per le attività di mettere ombrellloni, pedane, tavolini e sedie all’aperto. Previa autorizzazione dei Comuni e pagamento di un canone, dove previsto dal regolamento comunale.


La reazione di Anci e Codacons

Il presidente dell’Anci Antonio Decaro si è detto disponibile ad ascoltare la proposta del governo, lasciando intendere che finora non c’è stato il necessario confronto. «Attendiamo di conoscere tutti i dettagli della proposta del ministro Urso e speriamo che questa sia la volta buona», ha risposto alle parole di Urso, «è importante che il ministro si confronti con l’Anci e ascolti le richieste dei Comuni per avere regole certe che facilitino gli uffici nel loro lavoro. Non c’è dubbio che tavolini all’aperto e dehors, soprattutto dopo il Covid, abbiano sostenuto la ripresa economica e sociale nelle città, ma sono necessarie regole chiare per sostenere le attività economiche evitando le occupazioni selvagge». Nettamente contrario invece il Codacons, che ha usato parole molto forti per bocciare la proposta dell’esecutivo e si è detto «pronto alle barricate». «Si tratta di uno stupro ai danni dei centri storici e delle città e un immenso regalo a bar e ristoranti sulla pelle dei cittadini», ha detto il presidente Carlo Rienzi, «nonostante non sussistano più i presupposti dell’emergenza Covid che avevano permesso a bar e ristoranti di occupare il suolo pubblico con una invasione selvaggia di pedane e tavolini, il governo vuole rende strutturale una misura che ha causato solo caos e degrado. Dehors, ombrelloni, pedane, tavoli e sedie installati su strade e piazze arrecano un enorme danno ai cittadini, che vengono privati di spazi pubblici e costretti a camminare facendo lo slalom tra le strutture piazzate da bar e ristoranti. Un caos che danneggia anche il decoro urbano e il turismo, rovinando l’immagine delle nostre città agli occhi dei visitatori stranieri. Senza contare l’abusivismo e l’assenza di controlli, che porta spesso all’occupazione di più spazio pubblico rispetto a quello consentito dai regolamenti local».


L’opposizione del Comune di Roma

Duro anche il giudizio del Campidoglio. Per l’assessora alle Attività produttive di Roma Capitale Monica Lucarelli «è assurdo e inaccettabile che il ministro Urso e il governo centrale decidano unilateralmente per le amministrazioni locali: la decisione di mantenere i dehors risultanti dalla pandemia senza tener conto delle specificità locali è un evidente segno di arroganza e disinteresse da parte del governo centrale». Dal 2019 nella Capitale, dove è rimasta in vigore la proroga così come era stata pensata nel periodo emergenziale e solo recentemente l’amministrazione ha adottato un nuovo regolamento per disciplinarla meglio, sono stati installati 4mila dehors in più, soprattutto nel centro storico. «Questa mossa», ha aggiunto Lucarelli, «è chiaramente dettata da interessi politici e non tiene in considerazione le vere esigenze dei residenti e degli imprenditori locali. A Roma, abbiamo lavorato instancabilmente a un nuovo regolamento considerando le diverse peculiarità urbanistiche della città. Abbiamo studiato attentamente i vari tessuti urbanistici, riconoscendo che ciò che è appropriato, per esempio, nel sito Unesco o nella città storica con tessuti medievali o rinascimentali potrebbe non essere adeguato in un contesto novecentesco. Non permetteremo che il nostro lavoro di pianificazione urbana venga ignorato e calpestato dall’alto». Le fa eco il presidente della commissione Commercio Andrea Alemanni: «Molto semplicemente: non si può fare. Urso parla con incompetenza di un argomento molto serio che invece andrebbe studiato. In palese violazione e contrasto con le autonomie e le responsabilità che gli enti locali hanno nei confronti dei cittadini. Basta con gli slogan inutili».

Problemi e differenze

Secondo i dati della Federazione italiana pubblici esercizi, oltre il 55% di bar e ristoranti ha anche tavolini all’esterno, il 7,6% ha ampliato l’occupazione di suolo pubblico rispetto al periodo pre-Covid e il 6,5% l’ha iniziata proprio a causa della pandemia, facendo leva sulla normativa emergenziale. Gli spazi esterni per le attività commerciali sarebbero aumentati di 750mila metri quadri, circa 180mila tavolini e 450mila posti a sedere in più. Una boccata di ossigeno per i locali e le imprese, meno per lo spazio pubblico soprattutto nei centri storici. Non sempre poi questo aumento si è tradotto in maggiori incassi per i Comuni. Intanto perché inizialmente la deroga prevedeva l’occupazione gratuita del suolo pubblico. E poi basti vedere il caso di Napoli: a fronte di maggiori introiti stimati per 18 milioni di euro dovuti, il Comune è riuscito a riscuoterne meno della metà ed è impegnato in una lotta contro le installazioni abusive. A Bari, la Soprintendenza è tornata a imporre limitazioni ai dehors, a Milano da dicembre 2023 sono stati alzati i canoni di occupazione di circa il 30 per cento, a Bologna sono state introdotte restrizioni, così come a Torino e Firenze.

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