La presidente Rai Soldi sul caso Scurati-Bortone: «Nessuna censura, ma azioni anomale». Cosa ha ammesso in Commissione di Vigilanza

Marinella Soldi ha parlato di «comportamenti non usuali avvenuti da un certo momento in poi» sul caso del monologo mai andato in onda dello scrittore prima del 25 aprile. L’accusa del Pd: «Che pressioni ha avuto? E da chi?»

«Non possono essere attribuiti intenti censori al vertice aziendale» sul caso Scurati. Lo ha detto la presidente della Rai, Marinella Soldi, in audizione in Commissione di Vigilanza, parlando della mancata partecipazione di Antonio Scurati alla trasmissione Che sarà, condotta da Serena Bortone, il 25 aprile. Soldi ha quindi negato, scagionando l’intera catena di comando, la censura da parte di Viale Mazzini, ma ha ammesso la presenza di «azioni anomale» e «comportamenti non usuali, avvenuti da un certo momento in poi», da parte della direzione Approfondimenti, «che non si possono ignorare perché danno un contesto e una colorazione a qualsiasi altra azione viene dopo». 


Per la presidente la ricostruzione dei fatti da parte dell’amministratore delegato, Roberto Sergio, in Commissione di Vigilanza, lo scorso 9 maggio, «è nella sostanza corretta, ma l’audit restituisce un’immagine della vicenda più complessa di come è stata raccontata, con disallineamenti operativi e di comunicazione all’interno della direzione editoriale competente legati a una timeline degli eventi molto precisa ed è questo che mi ha indotto a una presa di posizione pubblica», ha detto Soldi. «Naturalmente l’audit – ha sottolineato –  non può interpretare le intenzioni sottostanti al comportamento, ritengo tuttavia che l’importanza della tempistica andasse evidenziata. In ogni caso tengo a precisare che non possono essere attributi intenti censori al vertice aziendale».


«Importante la tempistica delle azioni»

Soldi ha quindi messo in evidenza «un’asimmetria nella contestazione mossa a Serena Bortone e la valutazione delle altre iniziative aziendali per le incongruenze operative e relazionali individuate proprio dall’audit. La violazione della policy aziendale da parte della conduttrice era nota da subito – ha continuato – e avrebbe potuto essere contestata nell’immediatezza, ma una volta che era già disponibile un report di audit in bozza che evidenziava incongruenze sarebbe stato preferibile adottare un approccio unitario e affrontare in un unico contesto tutte le criticità emerse dal rapporto di audit. È un tema di opportunità». E poi ancora: «Non voglio entrare in questioni gestionali che competono all’amministratore delegato, ma resta il fatto che l’impatto mediatico di queste scelte ha provocato un’ulteriore strumentalizzazione in una vicenda così sensibile e delicata».

Il danno reputazionale alla Rai

Nel suo intervento, la presidente Rai ha inoltre ammesso il danno reputazionale alla Rai. «Da un punto di vista di danno all’azienda si doveva agire in maniera unitaria. Non posso rivelare il contenuto emerso dall’audit, ma riguardo alla tempistica ci sono state azioni anomale, comportamenti che non erano usuali e che sono avvenuti da un certo momento in poi. Questo dà un contesto e una colorazione a qualsiasi altra azione viene dopo», ha detto Soldi, sottolineando inoltre come «la policy aziendale è chiara, in ogni caso c’è stato un danno alla Rai anche da come è stata gestita da un punto di vista sostanziale e di comunicazione di questa vicenda». Dopo il dietrofront di Soldi, Bortone – raggiunta da un procedimento disciplinare – rischia di essere la sola a pagare per aver denunciato lo stop alla partecipazione dello scrittore nella puntata sul 25 aprile.

Le reazioni

L’intervento della presidente Rai ha inevitabilmente scatenato le reazioni delle forze politiche. Per i parlamenti del Pd, componenti della commissione di vigilanza Rai, «Soldi ha perso un’occasione per dimostrare alla commissione di aver svolto il proprio incarico con equilibrio e garanzia; adesso non si stupisca se in tanti si stanno domandando quali pressioni ha ricevuto in queste settimane, da chi e per quali ragioni?», si legge nella nota. «Dopo aver accusato pubblicamente Rossi e Sergio per la gestione del caso Scurati – spiegano i democratici – la presidente ha oggi ritrattato completamente la sua versione». Di parere contrario la nota componenti di Fratelli d’Italia nella Commissione Vigilanza secondo i quali «la vicenda Scurati si è finalmente chiusa. E a mettere la pietra tombale sulle polemiche del Pd è stata la presidente Soldi, la cui audizione peraltro era stata chiesta a gran voce proprio dal partito di Elly Schlein. La presidente ha dichiarato in più occasioni che non c’è stata censura, una doccia fredda per la sinistra che invece sperava di continuare a speculare su una polemica evidentemente montata ad arte», scrivono in un comunicato. «Ormai sono stati palesemente smascherati – proseguono – e sarebbe il caso che chiedessero scusa agli italiani, anche per l’improbabile teoria del complotto che in queste ore stanno facendo circolare. Secondo il Pd, infatti, la presidente Soldi avrebbe subito delle pressioni per smentire qualsiasi ipotesi di censura. Insomma, in una scala del ridicolo, se possibile, siamo ben al di sopra alla falsa teoria della censura di Antonio Scurati», concludono.

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