Le accuse infondate contro Sergio Mattarella e il segreto di Stato sulla strage di Ustica

Le falsità nel post pubblicato da Matteo Gracis vengono smentite persino dallo stesso giornalista sul suo blog in un articolo del 2023

A seguito dell’intervento del 27 giugno 2024 del Presidente Mattarella su Ustica, il giornalista pubblicista Matteo Gracis (iscritto all’Ordine del Veneto dal 2013), fondatore del giornale online L’Indipendente, pubblica sui social un messaggio di disprezzo diffondendo false notizie sul presunto operato dello stesso Presidente. Secondo il giornalista, Mattarella avrebbe «prorogato di 8 anni il segreto di stato proprio sui documenti relativi al caso Ustica» e avrebbe detto che «La verità farebbe male all’Italia».

Per chi ha fretta

  • La dichiarazione del 2020 non è del Presidente della Repubblica, ma proviene da Palazzo Chigi.
  • Il Presidente della Repubblica non può prorogare il segreto di Stato.
  • Tale potere è affidato dalla legge italiana al Presidente del Consiglio.
  • Gracis viene smentito da un articolo pubblicato sul suo stesso blog nel 2023.

Analisi

Ecco il testo del post Facebook (identico a quello Twitter/X) pubblicato da Matteo Gracis:

E anche oggi è arrivata la consueta dichiarazione del “nostro” Presidente della Repubblica sui fatti di Ustica con l’appello sulla mancata verità: «Ferita aperta, i Paesi amici collaborino». Questo “signore” è lo stesso che nel giugno del 2020 ha prorogato di 8 anni il segreto di stato proprio sui documenti relativi al caso Ustica e sapete con quale motivazione? Riporto testuali parole: «La verità farebbe male all’Italia». VERGOGNA PRESIDENTE.

La citazione non è di Mattarella

La citazione «La verità farebbe male all’Italia» non è del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e non è stata da lui pronunciata nel 2020. Facendo una semplicissima ricerca Google, tale dichiarazione risulta appartenere ad altri sempre nel 2020. A riportarlo fu La Stampa in un articolo del 20 agosto 2020:

Arrivano le prime reazioni alla secretazione fino al 2029 dei documenti sulla strage di Ustica decisa da Palazzo Chigi, «perché la verità farebbe male all’Italia». Una decisione presa in risposta alla richiesta di accesso ai documenti operata da Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell’associazione «Verità per Ustica» e figlia di una delle 81 persone morte nella strage del 27 giugno 1980, e raccontata oggi su La Stampa.

La citazione risulta provenire da Palazzo Chigi, non dal Quirinale. Come spiegato da La Stampa nel 2020, la decisione della proroga arrivò da Palazzo Chigi, ossia dal Governo Conte II, ricevendo diverse contestazioni.

La proroga non spetta al Presidente della Repubblica

La proroga sul segreto di Stato non è competenza del Presidente della Repubblica, ma alla Presidenza del Consiglio. Il segreto di Stato viene regolato dalla legge 124 del 3 agosto 2007, approvata dal Parlamento italiano e promulgata dal Presidente della Repubblica. All’epoca, Sergio Mattarella ricopriva il ruolo di deputato, per poi diventare Presidente della Repubblica nel 2015.

Secondo l’articolo 1 della legge 124 del 2007, “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto“, al Presidente del Consiglio dei ministri «sono attribuiti, in via esclusiva» i seguenti poteri:

a) l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento;

b) l’apposizione e la tutela del segreto di Stato;

c) la conferma dell’opposizione del segreto di Stato;

d) la nomina e la revoca del direttore generale e di uno o più vice direttori generali del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza;

e) la nomina e la revoca dei direttori e dei vice direttori dei servizi di informazione per la sicurezza;

f) la determinazione dell’ammontare annuo delle risorse finanziarie per i servizi di informazione per la sicurezza e per il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, di cui dà comunicazione al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30.

Ai fini dell’esercizio delle competenze di cui alle lettere b) e c) del comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri determina i criteri per l’apposizione e l’opposizione del segreto ed emana le disposizioni necessarie per la sua tutela amministrativa, nonché quelle relative al rilascio e alla revoca dei nulla osta di sicurezza.

Il Presidente del Consiglio dei ministri provvede al coordinamento delle politiche dell’informazione per la sicurezza, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

All’articolo 39, comma 1, leggiamo:

1. Sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato

Nei commi 7 e 8 dell’articolo 39 leggiamo:

7. Decorsi quindici anni dall’apposizione del segreto di Stato o, in mancanza di questa, dalla sua opposizione confermata ai sensi dell’articolo 202 del codice di procedura penale, come sostituito dall’articolo 40 della presente legge, chiunque vi abbia interesse può richiedere al Presidente del Consiglio dei ministri di avere accesso alle informazioni, ai documenti, agli atti, alle attività, alle cose e ai luoghi coperti dal segreto di Stato.

8. Entro trenta giorni dalla richiesta, il Presidente del Consiglio dei ministri consente l’accesso ovvero, con provvedimento motivato, trasmesso senza ritardo al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, dispone una o più proroghe del vincolo. La durata complessiva del vincolo del segreto di Stato non può essere superiore a trenta anni.

Gracis smentito da Gracis nel 2023

Il giornalista Matteo Gracis possiede anche il blog Matteogracis.it. In un articolo del 2 settembre 2023, intitolato “Verità su Ustica: la conferma che siamo carne da macello”, lo stesso fondatore de L’Indipendente scrive:

Notare bene che sui documenti relativi al caso Ustica, vige il segreto di stato che giusto qualche anno fa, nel 2020, fu prorogato per altri 8 anni con la motivazione che, riporto testuali parole di Palazzo Chigi: “la verità farebbe troppo male”.

Poi c’è un riferimento a Mattarella, associandolo erroneamente alla proroga:

Esattamente un anno dopo tale proroga così come ogni fine giugno compreso quello di quest’anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella puntuale come un orologio svizzero dichiara: “Su Ustica mancano tasselli, cercare la verità”. Ehm presidente scusi, quei tasselli sono nei documenti che tenete segreti. Se volete la verità, perché avete prorogato il segreto di stato?

Il post sul proprio blog si conclude così:

p.s. Messaggio per i piani alti: il giorno che la gente si stuferà di subire in silenzio le vostre malefatte e inizierà a farsi giustizia da sola, non azzardatevi a parlare di violenza. Sarà solo ed esclusivamente legittima difesa.

La diffusione del post di Gracis

Il post Facebook del giornalista pubblicista Gracis è stato ripreso da diversi utenti (alcuni esempi: 12345):

Circolano, inoltre, delle varianti con gli stessi contenuti:

Altri post condividono uno screenshot dell’articolo de Il Dubbio del 22 agosto 2020, senza rendersi conto che quest’ultimo smentisce la narrazione proposta:

Mattarello continua a ripetere ” ferita aperta”… Paesi amici(?) collaborino su Ustica e bla bla bla. Nel 2020 ha prorogato per altri 8 anni il segreto di Stato proprio su documenti di Ustica con la motivazione che ” la verità farebbe male all’ zitaliw
L’ Italia è una oligarchia fondata sulla menzogna continua e sistematica

Vergogna Presidente

La reazione del Quirinale

In un tweet pubblicato dall’account Twitter/X ufficiale del Quirinale, in data 30 giugno 2024, si apprende quanto segue:

In riferimento ai post pubblicati sui social riguardanti una presunta apposizione del segreto di Stato sulle vicende di Ustica da parte del Presidente della Repubblica, l’Ufficio Stampa del Quirinale comunica quanto segue:

“La notizia è palesemente falsa. II Presidente della Repubblica non ha alcuna competenza sul segreto di Stato. Il Presidente Mattarella non ha mai pronunciato le parole che gli vengono attribuite. È ignobile e vergognoso far circolare sul web tali menzogne. Il contenuto dei post e dei relativi commenti sono stati segnalati alle autorità competenti per accertare se sussistano estremi di reato”.

Conclusioni

Il giornalista pubblicista Matteo Gracis, e fondatore della testata online L’Indipendente, pubblica dai propri account social un post di accuse rivolto al Presidente Sergio Mattarella, accusandolo di aver prorogato il segreto di Stato su Ustica e di aver pronunciato le seguenti parole: «La verità farebbe male all’Italia». Secondo la legge italiana, il Presidente della Repubblica non può prorogare il segreto di Stato. Inoltre, la citazione riguarda un altro soggetto ben diverso da chi lavora al Quirinale.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

Aggiornamento: la rettifica di Gracis

Il giorno successivo a questo fact-check, Matteo Gracis pubblica su Twitter/X la seguente rettifica:

Rettifica: la dichiarazione «La verità farebbe male all’Italia» non è stata pronunciata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella bensì da Palazzo Chigi nel 2020.Devo inoltre precisare che la proroga del segreto di Stato è affidata dalla legge italiana al Presidente del Consiglio e non al Presidente della Repubblica. Ciò detto mi scuso per le imprecisioni ma ribadisco il concetto espresso nonché l’ipocrisia: per quanto mi riguarda la vera fake news è che il Presidente della Repubblica non abbia voce in capitolo né potere sui segreti di stato.

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