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Aborto, inviata al Parlamento la relazione sulla 194 (in ritardo di quasi un anno). È stata trasmessa dall’Iss al ministero della Salute prima dell’estate

03 Dicembre 2024 - 18:09 Alessandra Mancini
Uno striscione con la scritta 194 (in riferimento alla Legge 194) durante una manifestazione a Napoli, in una immagine di archivio. La legge 194 sull'aborto arriva all'esame della Corte Costituzionale, che il 20 giugno esaminerà la legittimità dell'art.4 sulle circostanze che legittimano l'interruzione di gravidanza. Alla Consulta si è rivolto un giudice tutelare di Spoleto dopo la richiesta di una sedicenne di abortire senza coinvolgere i genitori.
ANSA/CIRO FUSCO
Per la legge deve essere presentata entro il mese di febbraio: l'ultima risale al 2023 ma contiene i dati del 2021
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La relazione sull’attuazione della 194, la legge che disciplina il diritto di accesso all’aborto, è stata trasmessa dall’Istituto Superiore di Sanità al ministero della Salute «prima dell’estate», confermano a Open fonti dell’Iss. Il dicastero guidato dal ministro Orazio Schillaci ha a sua volta inviato il report al parlamento, come riporta il Fatto, che è ora «in corso di pubblicazione», ci assicurano da Montecitorio. Era da 46 anni, ovvero da quando è entrata in vigore la normativa, che non si registrava un ritardo simile nella pubblicazione. Per legge deve essere infatti presentata al parlamento entro il mese di febbraio: l’ultima risale a ottobre 2023 e contiene i dati del 2021. Il 1° ottobre e l’8 novembre scorsi la pentastellata Gilda Sportiello aveva presentato – insieme a Federica Di Martino del progetto “Ivg, ho abortito e sto benissimo” – un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sul ritardo. In quell’occasione il sottosegretario alla Salute, rispondendo alle domande di Sportiello e Di Martino, aveva reso note delle «oggettive difficoltà tecniche» a rispettare la scadenza. Poiché, a detta del ministero, «la raccolta, il controllo e l’elaborazione dei dati analitici sull’interruzione volontaria di gravidanza di tutte le regioni e le province autonome determina un procedimento comprensibilmente lungo e delicato». Sono anni che diverse associazioni denunciano le problematiche di tale relazione. Oltre al ritardo cronico con cui viene diffusa, le modalità di raccolta dei dati non sono sufficienti a capire quale sia il reale stato dell’accesso all’aborto. Il report, infatti, pubblica dati aggregarti per media regionali e non per struttura. «Abbastanza inutili – spiegano le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove nell’indagine “Mai dati 2” – per capire se la legge è ben applicata o come il servizio di interruzione volontaria di gravidanza sia garantito». 

Foto copertina: ANSA / FUSCO / ARCHIVIO: Uno striscione con la scritta 194 (in riferimento alla Legge 194) durante una manifestazione a Napoli, in una immagine di archivio

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