Ucraina, ancora raid sulle città: feriti due bambini. Putin attacca l’Europa: «Dimenticano la Storia»


Da Mosca avevano promesso che non si sarebbero fermati e così è stato: è di un morto e decine di feriti il bilancio dei nuovi attacchi russi che hanno colpito l’Ucraina in diverse regioni e in particolare la città di Zaporizhzhia. E il presidente russo Vladimir Putin non ha assolutamente intenzione di cambiare strategia, anzi accusa l’Europa di ignorare la storia e correre verso la rimilitarizzazione: «Usano il pretesto di immaginarie minacce russe o cinesi», ha detto alla vigilia della sua visita in Cina per assistere alla grande parata militare a Piazza Tienanmen. «Con Pechino vogliamo plasmare un ordine mondiale multipolare più equo».
L’accusa all’Europa: «Si dimenticano di Norimberga e dei risultati della II Guerra Mondiale»
È stato un discorso a due facce, quello di Vladimir Putin. Da una parte Russia e Cina, tanto attente alla storia e a conservarne i valori: «Non dimenticheremo mai che l’eroica resistenza della Cina è stata uno dei fattori cruciali che hanno impedito al Giappone di pugnalare alle spalle l’Unione Sovietica durante i mesi più bui del 1941-1942». Dall’altra l’Europa, che di valori avrebbe quelli esattamente opposti: «Monumenti e tombe dei liberatori sovietici vengono profanati in modo barbaro o distrutti, e fatti storici scomodi vengono cancellati. Vediamo che in alcuni Stati occidentali i risultati della Seconda Guerra Mondiale vengono di fatto rivisti e le sentenze dei tribunali di Norimberga e Tokyo vengono apertamente ignorate».
Le nuovi sanzioni europee e i dubbi di Tajani
Intanto si avvicina lunedì 1 settembre, il termine ultimo entro cui Vladimir Putin dovrebbe incontrare il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. L’Unione europea è pronta a indurire ulteriormente le sanzioni nella speranza di mettere pressione al Cremlino in direzione di una pace rapida e giusta: «Credo che si debbano fare delle sanzioni finanziarie che costringano Putin a non avere più i mezzi economici per pagare stipendi altissimi ai militari», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Copenaghen. «Non credo invece che ci sia la base giuridica per le sanzioni ai beni privati dei russi», ha continuato. Una cautela che ha esteso anche all’ipotesi di confiscare gli asset congelati della Banca Centrale, come l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha proposto: «È possibile ma dobbiamo studiare le regole. Per me a livello giuridico è molto complicato e si tratta di un problema giuridico non di una scelta politica».