Israele chiude a una tregua temporanea: «Nessuna possibilità». Partita la Global Sumud Flotilla: venti barche per portare aiuti a Gaza


Venti imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono salpate oggi da Barcellona per Gaza con a bordo circa 300 attivisti, tra cui esponenti politici e personalità internazionali come Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. A salutarla 5.000 persone rudunatesi al Moll de la Fusta di Barcellona. La barche puntano a rompere il muro dell’Idf, via mare, su Gaza creando un corridoio umanitario per portare aiuti nella Striscia. Quando il mondo è «in silenzio» e i governanti «tradiscono i palestinesi» e «falliscono nel prevenire un genocidio», «contro uno Stato di apartheid e l’occupazione, ci mobilitiamo. Non c’è alternativa, sappiamo cosa è in gioco». Queste le parole dell’attivista svedese Greta Thunberg prima di salpare.
Niente cessate il fuoco, nemmeno temporaneo
Un cessate il fuoco temporaneo per consentire il rilascio degli ostaggi detenuti a Gaza «non è all’ordine del giorno». A dirlo è Miki Zohar, ministro dello Stato ebraico della Cultura e dello Sport, in vista della riunione di gabinetto prevista per oggi, domenica 31 agosto. «C’è una chiara decisione dello Stato di Israele, e a mio parere potrebbe essere espressa in modo più chiaro nei prossimi giorni: solo un accordo completo. Non c’è più la possibilità di un accordo parziale», ha precisato Zohar. Le dichiarazioni del ministro israeliano giungono due settimane dopo che Hamas ha dichiarato di aver accettato le linee generali di un accordo di cessate il fuoco di 60 giorni, proposto dai Paesi arabi, che vedrebbe il rilascio di 10 prigionieri israeliani ancora vivi, dei 48 ostaggi ancora detenuti da gruppi terroristici a Gaza, almeno 20 dei quali Israele ritiene siano ancora vivi. Il governo di Benjamin Netanyahu non ha fornito una risposta a tale offerta e ha portato avanti i suoi piani per conquistare Gaza City.
Morti in attesa degli aiuti
Nel frattempo, nella Striscia di Gaza si continua a morire: per carestia, per le terribili condizioni igienico-sanitarie e per i bombardamenti dell’esercito israeliano. Dall’alba di domenica, secondo Al Jazeera, almeno 18 persone sono morte negli attacchi dell’Idf, di cui 13 mentre erano in attesa degli aiuti umanitari fuori dai centri di distribuzione della controversa Gaza Humanitarian Foundation. Altre sette persone sono morte invece per fame e malnutrizione, portando il numero totale dei decessi correlati alla carestia a 339, tra cui 124 bambini. Secondo l’agenzia Unrwa, la malnutrizione tra i bambini palestinesi sotto i 5 anni è raddoppiata tra marzo e giugno a causa del blocco degli aiuti imposto dal governo di Israele.
Ucciso il portavoce del braccio armato di Hamas
Nel frattempo, fonti palestinesi hanno confermato che il portavoce delle Brigate Qassam, l’ala militare di Hamas, noto come Abu Obeida, è stato ucciso. Israele avrebbe preso di mira una casa in cui si trovava il portavoce di Qassam e il bombardamento, secondo quanto riferito, ha causato la morte di tutte le persone presenti nell’edificio. La famiglia di Abu Obeida e i leader delle Brigate Qassam hanno confermato la sua morte dopo aver esaminato il corpo.
Foto copertina: EPA/Toni Albir | Una manifestazione Pro-Pal alla vigilia della partenza della Global Sumud Flotilla da Barcellona