Askatasuna, alta tensione a Torino: manifestanti respinti con idranti e lacrimogeni, 10 poliziotti feriti – I video
Una decina di agenti della polizia sono rimasti feriti questa sera a Torino durante i disordini scoppiati nel corso della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Secondo la questura, i poliziotti sarebbero stati colpiti da oggetti contundenti lanciati dai manifestanti. Ma anche tra i partecipanti al corteo si segnalano feriti. Dopo un lungo blocco in largo Berardi, il corteo ha ripreso a muoversi su via Vanchiglia. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato l’operazione in un’intervista a Dritto e Rovescio su Rete4: «Era ora» che fosse sgomberato. «Era un bene comune dei violenti, di quelli che hanno aggredito la stampa, quelli che vanno a fare danni contro la Tv, sono quelli che fanno violenza ogni giorno per le strade di Torino, li conosciamo bene ed era giusto che si liberasse questo centro sociale». E ha aggiunto: «Questi signori hanno violato la legge e sono pericolosi sono anche qui d’accordo con ministro Piantedosi».
Lo sgombero del centro sociale Askatasuna
Il centro sociale Askatasuna di Torino è stato sequestrato e sgomberato questa mattina dalla Digos della polizia, dopo una perquisizione nell’ambito delle indagini per gli assalti alla sede del quotidiano La Stampa, delle Ogr e di Leonardo, durante manifestazioni pro-Palestina. Nell’edificio di corso Regina Margherita 47, occupato dal 1996 e considerato l’ultimo fortino dell’Autonomia, il cui nome in lingua basca significa “libertà”, sono stati trovati all’alba sei attivisti, al terzo piano. Presenza in una parte inagibile del palazzo, che ha fatto saltare il patto del Comune con un comitato di garanti per un progetto sui beni comuni.
Manifestanti tentano di rientrare, ma vengono respinti
Dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna, i manifestanti radunati davanti all’edificio hanno tentato di rientrare, ma sono stati respinti dal cordone delle forze di polizia, che ha fatto ricorso anche all’idrante, secondo quanto riferiscono fonti della questura. Successivamente, un gruppo di attivisti si è spostato verso il campus Einaudi, dove sui muri sono comparse scritte tra cui «più sbirri morti», ma anche in questo caso sono stati nuovamente dispersi con l’uso degli idranti. I manifestanti e i simpatizzanti che cercavano di avanzare in corteo lungo corso Regina Margherita, in direzione del Po, sono stati respinti ancora una volta. Le forze dell’ordine continuano a bloccare ogni spostamento, impiegando idranti e lacrimogeni per mantenere il controllo della situazione.
I timori
Il timore di un possibile sgombero del centro sociale Askatasuna si stava facendo sempre più concreto tra gli attivisti torinesi, dopo che dall’alba di oggi le forze dell’ordine hanno dato il via a un’operazione di perquisizione nello storico stabile occupato dal 1996 in corso Regina Margherita 47. «Potrebbe essere possibile lo sgombero», hanno scritto sui social alcuni militanti, mentre la Digos della questura torinese, affiancata dai reparti mobili, sta setacciando l’edificio. Le perquisizioni si sono estese anche ad abitazioni di attivisti legati al centro sociale e a collettivi studenteschi. Al momento dell’irruzione, gli agenti hanno trovato all’interno sei persone tra il quinto e il sesto piano dello stabile, una presenza che potrebbe creare frizioni con il recente patto di collaborazione stipulato con il Comune per la gestione del solo pianoterra.
Il collegamento con l’assalto alla Stampa
L’operazione sarebbe direttamente collegata all’inchiesta sugli assalti che hanno colpito nei mesi scorsi le Ogr, la sede di Leonardo e gli uffici del quotidiano La Stampa, tutti episodi avvenuti nel corso di manifestazioni a sostegno della Palestina. Le indagini stanno cercando di fare luce sulle responsabilità di questi blitz, che hanno segnato alcune delle mobilitazioni più accese degli ultimi tempi nel capoluogo piemontese. Sul posto, oltre alla Digos, sono schierati reparti mobili della polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, mentre davanti all’edificio si stanno radunando attivisti e simpatizzanti, tenuti a debita distanza dalle forze dell’ordine che presidiano entrambi i lati dello stabile.
Il patto con il Comune e l’accordo violato
L’edificio è oggetto dalla primavera 2025 di un patto di collaborazione tra il Comune di Torino e un comitato di garanti, specificamente pensato per regolamentare la gestione delle attività del piano terra. Tuttavia, la presenza dei sei attivisti trovati ai piani alti dello stabile potrebbe rappresentare una violazione di questo accordo, fornendo alle autorità un potenziale motivo per procedere con provvedimenti più drastici. Mentre l’operazione è ancora in corso, resta da capire se si tratterà solo di perquisizioni o se davvero si arriverà allo sgombero temuto dai movimenti torinesi.
La reazione del sindaco
«L’autorità di pubblica sicurezza sta svolgendo questa mattina attività presso l’immobile di corso Regina Margherita 47. In questo contesto la Prefettura di Torino ha comunicato alla Città l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47». Lo afferma il sindaco di Torino sulla palazzina, storica sede del centro sociale Askatasuna, inagibile eccetto che per il piano terra. «Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione (con un comitato di garanti, ndr) che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti».
La Giunta comunale di Torino lo scorso 18 marzo aveva approvato il rinnovo del patto di collaborazione per la trasformazione del centro sociale Askatasuna in bene comune, recependo anche la mozione che confermava l’accettazione dei metodi democratici e il ripudio di ogni forma di violenza e razzismo. La delibera rinnovava l’accordo, scaduto il 15 marzo, con un gruppo spontaneo di cinque cittadini per la cura e la rigenerazione dell’immobile di proprietà comunale, in corso Regina Margherita 47 a Torino.
Un comitato di garanti si era fatto carico di un progetto sui beni comuni, con la previsione di attività da svolgere al piano terra, mentre gli altri tre piani dell’edificio erano stati dichiarati inagibili e tra le clausole per il mantenimento del patto c’era proprio il divieto di utilizzare gli altri piani della palazzina. Tra le altre clausole c’erano condizioni di sicurezza e di igiene, una relazione semestrale sulle attività, la modifica della struttura diversamente da quanto previsto dalla ristrutturazione in corso.
