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Il Filo d’Oro di Napoli – Il racconto

05 Gennaio 2026 - 15:37 Stefano Ciccarelli
napoli foto generica
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Descrive la sua Sede con le parole della scrittrice Viola Ardone, Leopoldo Cozzolino, un'istituzione dell'Associazione, oggi Fondazione, creata nel 1964 dall'indimenticabile Sabina Santilli

Quartiere Fuorigrotta: pochi passi ed ecco lo stadio Maradona, dove il «ciucciariello azzurro» corre e si batte, vince e perde, tra le braccia e sulle voci di un amore sportivo in via d’estinzione nel resto del mondo. Napoli coccola chi la osserva nel profumo di caffè e sfogliatelle, pane caldo delle mani accoglienti che l’hanno impastato e croccante come la vita che nutre, melodie intramontabili innamorate del sole e dell’ammore, che salgono piano piano e si specchiano dentro il mare, sopra e sotto un paesaggio di sentinella sul bianco e nero della quotidianità.

«Nel 2026 la nostra Sede in Campania festeggia trent’anni», prosegue Leopoldo. «Che meraviglia, il tempo: come la vita, è l’unica cosa da non sprecare mai».

Dov’è cominciata l’avventura del Filo d’Oro qui? «In un piccolo ufficio messo a disposizione dall’allora Istituto per ciechi “Domenico Martuscelli”. Ci lavoravamo in due: io ed una ragazza molto bella, da poco laureata ed entusiasta. C’erano giorni in cui non mi fermavo nemmeno per mangiare, su e giù. Però dovevo trovare un momento, uno solo, un minuto per passare in quel piccolo ufficio e guardare la collega della scrivania accanto».

Oggi il Martuscelli è un ricordo e gli spazi più grandi, accoglienti.

Entriamo. In Sede è giorno di lavoro. È in corso una riunione delle persone sordocieche, presieduta dalla judoka Matilde Lauria, campionessa della sua disciplina e rappresentante regionale nel Comitato delle Persone Sordocieche che si riunisce periodicamente ad Osimo. Unica donna in Italia nella sua categoria a vantare due partecipazioni alle Paralimpiadi.

Accanto a lei Antonio Russo: insegnante, radioamatore, scrittore. Da giovane intrattenne una lunga corrispondenza con Sabina Santilli, diventando firma storica di Voce Nostra, il giornale da lei fondato. Oggi, nonostante l’età, incontra studenti dell’intera regione e insegna il Malossi: un geniale metodo che consente alle persone sordocieche di comunicare nelle situazioni più difficili attraverso la mano. 

Poi Marilena Sifola, una vita spesa nella scuola. Se la scrittura e lettura in Braille sopravvivono, nel tempo delle sintesi vocali e dell’Intelligenza Artificiale, lo si deve alle persone come lei.

Proseguiamo nel giro di tavolo per incontrare Giovanni Moio, nuotatore semi professionista e punto di riferimento nell’insegnamento della LIS Tattile: la variante della Lingua dei Segni Italiana che sfrutta le mani per aprirsi anche a chi non vede.

«In ufficio siamo poco meno di dieci persone, tra operatori territoriali e amministrativi», dice l’assistente sociale Fabiana Villano. «Ciò nonostante riusciamo a seguire 250 persone, in una regione densamente popolata e dove insistono criticità ambientali e strutturali inimmaginabili al Nord».

«Da Napoli a Benevento, da Castel Volturno a Gallo Matese, noi cerchiamo di esserci», sottolinea Leopoldo mentre saliamo al piano di sopra.

La Fondazione sta ristrutturando anche un appartamento per il progetto di vita indipendente. «Le persone sordocieche che lo vorranno – prosegue Cozzolino – per una settimana gestiranno questa casa autonomamente. Assistite da noi faranno i letti e la lavatrice, prepareranno da mangiare, andranno a fare la spesa, inviteranno amici. Si conosceranno, impareranno, forse si divertiranno».

È tutto? «No», sorride il nostro accompagnatore: «Da un anno abbiamo intrapreso una stretta collaborazione col reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale S. Anna e S. Sebastiano di Caserta, diretto dal Prof. Marco Manola. Si tratta di un punto di riferimento per gli impianti cocleari e la cura dell’udito. Dopo tanti anni, anche chi non può spostarsi in altre regioni potrà contare su di noi, se deciderà d’intraprendere questo percorso lungo, delicato e a volte scoraggiante».

E la grande meraviglia? «I volontari e i sostenitori. Senza di loro, poco o niente di ciò che facciamo sarebbe possibile. Oggi non siamo più tanti come in passato: è cambiato il Paese, la società, per non parlare dei governi».

«Eppure – ragiona Leopoldo – andiamo avanti. Dalla nostra Sede sono usciti Presidenti del Comitato delle persone sordocieche, campioni paralimpici, giornalisti professionisti, attori teatrali. Abbiamo lavorato bene. Anzi, meglio. Chissà cosa ci riserva il domani».

«Però, a proposito di grandi meraviglie – conclude Poldo arrossendo, la voce un po’ più bassa – io e la collega della scrivania vicina ci siamo sposati più di vent’anni fa. I nostri ragazzi sono grandi. E ogni mattina cerco in tasca le parole per raccontare un sogno d’amore diventato realtà».

Questo contenuto è stato realizzato nell’ambito di “Il senso dell’informazione”, il primo corso di giornalismo dedicato alle persone con sordocecità organizzato da Open in collaborazione con Lega del Filo d’Oro

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