Caos in Venezuela, esplosioni a Caracas vicino alla sede del governo. Le voci di un golpe e la scoperta: «Nato tutto da un errore». Trump: «Niente elezioni per ora» – La diretta

Il segnale del caos e dell’incertezza che regna in Venezuela in queste ore arriva dalle voci presto smentite di un tentativo di golpe attorno alle 20 ora di Caracas. Come spiega il quotidiano vicino all’opposizione al regime El Nacional, sui social sono iniziate a circolare voci di una sparatoria in corso attorno al palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano. In alcuni video si vedevano anche uomini in uniforme e alcuni blindate per le strade attorno al palazzo presidenziale. E poi esplosioni di proiettili di contraerea da diversi punti della capitale.
January 6, 2026
January 6, 2026
I colpi sparati erano veri, spiega El Nacional, ma partiti tutti per errore. Il quotidiano parla di «un incidente provocato da una confusione interna tra le forze di sicurezza». Secondo le stesse fonti sarebbero stati levati in volo droni di vigilanza senza che venisse informato il personale a terra, che avrebbe quindi cercato di abbattere i velivoli «non identificati». L’episodio avviene a poche ore dall’insediamento ufficiale di Delcy Rodriguez alla presidenza del Paese e dall’insediamento del nuovo Parlamento venezuelano.
January 6, 2026
January 6, 2026
Trump: «Non siamo in guerra col Venezuela»
Donald Trump respinge l’idea che gli Stati Uniti siano in guerra con il Venezuela. In tribunale a Manhattan, Nicolàs Maduro aveva detto al giudice di essere stato «catturato» e di essere un «prigioniero di guerra». In un’intervista rilasciata a Nbc, il presidente americano ha precisato che Washington è «in guerra con chi vende droga, con chi svuota le proprie prigioni nel nostro Paese, con chi manda i tossicodipendenti e i malati di mente». Trump ha confermato che Delcy Rodriguez sta collaborando e che il segretario di Stato Marco Rubio, che «parla fluentemente spagnolo», ha stabilito «un rapporto buono» con la funzionaria venezuelana. Il presidente non ha escluso una seconda incursione militare qualora la cooperazione dovesse interrompersi, ma si è detto convinto che non sarà necessario ricorrere nuovamente alla forza.
Niente elezioni a breve in Venezuela
Sul fronte della transizione politica, Trump ha escluso che si possano tenere elezioni in Venezuela nei prossimi 30 giorni: «Dobbiamo prima risanare il Paese. Non si possono tenere elezioni, non c’è modo che la gente possa votare». Il presidente ha parlato di un progetto di ricostruzione delle infrastrutture energetiche venezuelane che potrebbe richiedere fino a 18 mesi e per il quale gli Stati Uniti sono pronti a offrire sovvenzioni alle compagnie petrolifere. «Ci vorranno molti soldi. Dovranno essere investite somme significative e le compagnie petrolifere investiranno per poi essere rimborsate da noi e tramite i ricavi», ha spiegato Trump a Nbc.
Su chi sia davvero al comando del Venezuela nei piani americani, Trump ha risposto senza dubbi: «Io», indicando però un gruppo eterogeneo di funzionari che lo affiancheranno, dal segretario di Stato Rubio al capo del Pentagono Pete Hegseth. Trump si è infine detto sicuro del sostegno della sua base: «I Maga adorano quello che sto facendo. Il movimento Maga sono io e ama tutto ciò che faccio».
Giornalista italiano espulso dal Venezuela
Un giornalista italiano che collabora con la Cnn, il 35enne Stefano Pozzebon, è stato fermato ed espulso dal Venezuela al suo arrivo lunedì all’aeroporto di Caracas. Secondo quando si apprende da fonti qualificate, Pozzebon è stato bloccato per ore e poi imbarcato su un volo per la Colombia ed espulso. Sempre secondo quanto si apprende, Pozzebon avrebbe un permesso residenza in Venezuela dove era già stato nel mese di dicembre.
Machado: «Da ottobre non ho più parlato con Trump»
«Ho parlato con il presidente Trump il 10 ottobre, il giorno in cui il premio Nobel è stato annunciato, e da allora non l’ho più sentito». Lo ha detto la leader dell’opposizione del Venezuela Maria Corina Machado, intervistata da Fox News.
Avvocato di Torino detenuto in Venezuela: «Impegno continuo per liberarlo»
«Leggiamo sugli organi di stampa di un’azione diplomatica in corso in queste ore, che coinvolgerebbe oltre al governo italiano anche il Vaticano, la Cei e la Comunità di Sant’Egidio, per ottenere al più presto la liberazione di Alberto Trentini. Si legge, inoltre, che la stessa Presidente del Consiglio sarebbe impegnata ad ottenere questo risultato per la conferenza stampa fissata al 9 gennaio. Ovviamente questo ulteriore sforzo di tutte le diplomazie non può che confortarci. Ricordiamo, però, a tutti i soggetti, che sarebbero coinvolti nelle trattative per la liberazione dei connazionali arbitrariamente detenuti in Venezuela, che nella medesima situazione di Alberto Trentini si trova Mario Burlò, anch’egli arrestato pochi giorni prima di Alberto Trentini e tuttora nel carcere El Rodeo, in assenza di alcuna contestazione di reato, né di regolare processo».
È quanto si legge un una nota diffusa dagli avvocati Maurizio Basile e Benedetto Marzocchi Buratti, legali dell’imprenditore torinese. «I suoi familiari – aggiungono – non attendono telefonate di solidarietà, ma che prosegua indefessamente lo sforzo diplomatico per poterlo riabbracciare al più presto in Italia». Burlò a Torino è processato per reati fiscali e per vicende collegate al fallimento della società di basket Auxilium. «Siamo certi – sottolineano – che il governo, al di là di quanto trapela sulla stampa, sia impegnato per il celere rientro in Italia di entrambi i nostri connazionali».
«I familiari di Mario Burlò – scrivono gli avvocati – in questi 14 mesi si sono rivolti esclusivamente alle autorità dello Stato. Hanno interpellato ambasciata e consolato italiani a Caracas ed hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma. Ringraziamo per l’impegno profuso il console, con il quale in questi mesi abbiamo avuto una proficua interlocuzione, che ha fatto sentire ai figli di Mario Burlò, Gianna e Corrado, la vicinanza dello stato italiano. E ringraziamo l’ambasciatore per avere fatto visita in due occasioni congiuntamente a Trentini e Burlò».
Il ministro degli Esteri iraniano sente Cuba e Brasile sul Venezuela
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una conversazione telefonica con il suo omologo cubano Bruno Rodríguez nella tarda serata di ieri, ha sottolineato la responsabilità di tutti i governi e delle Nazioni Unite di assumere una posizione ferma ed esplicita contro la “pericolosa illegalità” degli Stati Uniti dopo l’attacco al Venezuela e l’arresto del suo presidente Nicolas Maduro.
Secondo l’Irna, da parte sua, Rodríguez ha condannato le azioni degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina e ha ribadito la determinazione di Cuba a resistere fermamente a qualsiasi minaccia esterna. Ha sottolineato la necessità di cooperazione e coordinamento tra i paesi amici per contrastare l’unilateralismo aggressivo. In un’altra conversazione telefonica con il suo omologo brasiliano Mauro Vieira, Araghchi ha messo in guardia dalle “pericolose conseguenze della prepotenza degli Stati Uniti sullo stato di diritto nelle relazioni internazionali”
Machado attacca Rodrigueza: «Tornerò in Venezuela il prima possibile»
La leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha dichiarato di voler tornare in patria «il prima possibile» e ha attaccato duramente la presidente ad interim Delcy Rodriguez. Nel suo primo commento pubblico dopo un post sui social media pubblicato lo scorso fine settimana, quando l’esercito statunitense ha rimosso con la forza il presidente Nicolas Maduro dal potere, la vincitrice del premio Nobel per la Pace ha promesso di tornare nel suo Paese.
«Ho intenzione di tornare in Venezuela il prima possibile», ha dichiarato Machado al conduttore televisivo Sean Hannity su Fox News, parlando da una località segreta. Machado ha apertamente disconosciuto la Rodríguez, affermando che «è una delle principali artefici di tortura, persecuzione, corruzione e narcotraffico.
Rodríguez, che ha manifestato la sua disponibilità a collaborare con Washington, era vicepresidente del Venezuela sotto Maduro. Machado ha affermato che Rodríguez è «rifiutata» dal popolo venezuelano e che gli elettori sono dalla parte dell’opposizione. «In elezioni libere e giuste vinceremo con oltre il 90% dei voti, non ne ho dubbi», ha dichiarato la Machado. La leader dell’opposizione ha anche promesso di «trasformare il Venezuela nel polo energetico delle Americhe» e di “smantellare tutte queste strutture criminali» che hanno danneggiato i suoi connazionali, promettendo di «riportare a casa milioni di venezuelani costretti a fuggire» dal Paese.
Il consigliere di Trump: «Ha chiesto a Rubio di guidare la fase di riforma in Venezuela»
Il presidente Donald Trump ha chiesto al segretario di Stato americano Marco Rubio «di guidare il processo di attuazione delle riforme economiche e politiche in Venezuela». Lo ha detto Stephen Miller, consigliere di Trump, sottolineando che gli Stati Uniti ritengono di avere la piena, completa e totale cooperazione dal governo di Caracas. Il tycoon ha chiesto a Rubio, «sotto la stretta guida e direzione del presidente, di guidare questo processo».
Trump e l'invidia per Machado: «Non è vero, ma non doveva vincere lei il Nobel»
Donald Trump smentisce le indiscrezioni del Washington Post, secondo le quali ha scartato l’ipotesi di Maria Corina Machado per guidare il Venezuela perché aveva vinto il premio Nobel, riconoscimento al quale il presidente auspicava. «Non avrebbe dovuto vincerlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione», ha osservato Trump.
