Lodo Mondadori, bocciato il ricorso di Berlusconi e Fininvest alla Corte europea dei diritti dell’uomo: «Rispettato il diritto all’equo processo»

La giustizia italiana non ha violato il diritto alla presunzione d’innocenza dell’ex premier e quello all’equo processo dell’azienda nel processo sul Lodo Mondadori, né il loro diritto alla proprietà privata per quanto riguarda le somme dovute alla Cir di De Benedetti. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, respingendo di fatto i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e dalla Fininvest nel marzo del 2014 a proposito della vicenda giudiziaria sul Lodo Mondadori. I giudici di Strasburgo hanno ragione a Fininvest solo sulla «mancata motivazione da parte della Corte di Cassazione della condanna alle spese processuali».
Cos’è il Lodo Mondadori
Il cosiddetto «lodo Mondadori» è una lunga e complessa vicenda giudiziaria legata alla proprietà della storica casa editrice, che contrappose Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. Nel 1991, un collegio arbitrale (il “lodo”) inizialmente diede ragione a De Benedetti, ma dopo anni di battaglie legali, la Corte di Cassazione nel 2013 confermò la condanna a Fininvest per aver ottenuto un vantaggio iniquo, stabilendo che Berlusconi dovesse risarcire la Cir (la holding di De Benedetti) per circa 500 milioni di euro.
Fininvest: «Una decisione deludente»
Berlusconi e Fininvest fecero ricordo alla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio per contestare la sentenza di condanna della Cassazione. Ma i giudici di Strasburgo sembrano aver confermato l’interpretazione dei fatti dei colleghi italiani. «Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi. Restiamo profondamente convinti – aggiunge – di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza», ha commentato Andrea Saccucci, legale di Fininvest.
Cosa succede ora
La sentenza della Cedu diverrà definitiva solo tra 3 mesi, sempre che la famiglia Berlusconi o il governo italiano non chiedano e ottengano un rinvio in Grande Camera. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che la procedura seguita dalla Cir per ottenere un risarcimento dalla Fininvest per la Mondadori, dopo la scoperta che un giudice era stato corrotto nel 1991, ha rispettato il diritto all’equo processo. L’unico punto su cui la Cedu ha dato ragione alla Fininvest concerne le spese processuali. I giudici di Strasburgo ritengono che «la sentenza della Corte di cassazione non sia sufficientemente motivata su tale punto», ma evidenziano anche che questa sola violazione «non riguardava il merito della causa» e «non è sufficiente per concludere che l’esito della causa sia stato arbitrario».
