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Il coming out di Riccardo, 15 anni: «Iniziò con un Whatsapp: “Mi piacciono i tipi”»

08 Gennaio 2026 - 07:43 Alba Romano
figlia padre omosessualità
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La storia del ragazzo che ha raccontato tutto della sua sessualità. Le reazioni a scuola e in famiglia

La Stampa oggi ospita l’intervento di Riccardo, uno studente piemontese di 15 anni, che un anno fa ha fatto coming out. Oggi il ragazzo scrive un intervento sul quotidiano per raccontare come è andata. Tutto è iniziato con un messaggio whatsapp che risale esattamente a un anno fa: «Cri, mi sa che mi piacciono i tipi. NON DIRLO A NESSUNO».

L’annuncio su Whatsapp

«Oggi, a distanza di un anno, ho pensato a quel momento e ci ho riflettuto tanto. Fare coming out vuole dire mettersi a nudo su un tema che per tanti ragazzi e ragazze è difficile da affrontare e che porta con sé tante difficoltà correlate. In famiglia la frase che, su questo tema, ho sentito e mi ha colpito di più è stata: «Non deve mica importarci con chi vuole stare una persona». È la frase che esprime al meglio il rispetto che dovremmo avere nei confronti della sessualità», inizia Riccardo. «Però, conoscere noi stessi è una delle cose più difficili da fare. Soprattutto sul tema dell’affettività, che è legato ad aspetti sociali, spesso anche tabù, che sono radicati nel tempo e rendono tutto ancora più difficile. Appunto per questo, stare in un contesto che ti aiuta rendere tutto più facile».

La scuola

Riccardo dice che frequenta una scuola aperta su questi temi: «E ho degli amici che non solo hanno capito quello che mi stava succedendo, ma mi hanno aiutato a farlo capire a me. Infine sono nato in una famiglia che, definire accogliente, sarebbe fin svilente. Mettersi a nudo in questo modo è molto difficile, ma penso che nella società di oggi serva ancora. Abbiamo bisogno di sapere chi è etero, chi gay, chi bisessuale, chi maschio, chi femmina, chi transgender, chi fluido, chi no-binary? Avrebbe senso se lo scopo fosse aiutare una persona a sentirsi più libera. Spesso, però, è unicamente per la necessità di vedere una persona in un solo modo, etichettarla e così, di fatto, essere classisti».

I ringraziamenti

Infine Riccardo ringrazia «Cri, Fede, Matteo, Cate, Vittorio, Mamma, Papà, Aitta, Irene, Laura, Sofia, Giorgia, Kalkidan, Elisa… e tutti quelli che hanno saputo prima degli altri: voglio dirvi grazie per essermi stati vicino e per non aver giudicato. Confido che ognuno possa trovate qualcuno che lo aiuti a conoscersi, come avete fatto voi con me. Spero però, più di tutto che la nostra società sia pronta a imparare che non importa con chi vuole stare una persona, ma piuttosto che accolga tutti superando difficoltà e pregiudizi dettati da cultura, religione e storia. Lasciando alle spalle idee obsolete per costruire una nuova civiltà che sia più libera e più in ascolto».