Nathan Trevallion rompe il silenzio: «I miei figli agitati e ansiosi. Litigano tra di loro a Vasto»

Nathan Trevallion, 51 anni, con passaporto inglese, è il marito di Catherine Birmingham e il padre dei loro tre figli. Che si trovano dal 20 novembre 2025 in una struttura di Vasto insieme alla madre. Trevallion parla oggi per la prima volta con La Stampa. Spiega di aver visto i bambini per un’ora nella giornata di ieri: «Sono tutti estremamente felici nel vedere che il loro papà è venuto a trovarli. Ci abbracciamo, ci baciamo con grande affetto. Ripeto loro continuamente che papà li adora». Poi dice che rispetto a quando vivevano nel bosco qualcosa è cambiato: «Sì, la loro incapacità di concentrarsi. Sono in uno stato costante di agitazione e ansia. A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano».
Nathan Trevallion
E ancora: «Sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro e, quando per me arriva il momento di andare via, cercano di fare qualcos’altro, come se volessero sfuggire a ciò che provano. In quei momenti avverto la grande tristezza che c’è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì». Rispetto ai rapporti degli assistenti sociali «io posso raccontarle ciò che vivo tutte le volte che vado a trovarli. Quando li lascio, uno di loro a volte rompe le cose che ama di più, litiga con i fratelli, anche con la sorella gemella a cui lui è molto legato. Lei invece piange e si arrabbia per ogni cosa quando vede il padre allontanarsi per tornare a casa. Poi c’è la più grande, 8 anni, che tende a contenere più degli altri la sua tristezza e la sua rabbia, ma inizia a mordersi le dita sino a farle diventare rosse».
Il ritorno a casa
I bambini, sostiene Trevallion, gli chiedono «quando potranno tornare a casa. È tutto ciò che vogliono. Tornare a casa e vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole». Lui gli risponde «di essere forti, di prendersi cura l’uno dell’altro. Gli ripeto di amarli moltissimo, che mi mancano ogni giorno, che tutti stanno lavorando duramente per riportare loro e la mamma a casa. Che non hanno fatto nulla di male e che non è colpa loro quello che sta accadendo». Ma quando lascia la struttura «mi sento sopraffatto da una grande tristezza e dal dolore, sapendo che i nostri tre bambini sono lì. A quell’età tutti hanno bisogno dei genitori e del loro amore, soprattutto se li hai avuti accanto in ogni singolo istante della tua vita, come è successo a noi. Ecco, a loro manca questo. Stiamo facendo tutto il possibile per aiutarli a riconquistare il nostro amore, il nostro affetto, la nostra considerazione di genitori».
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La moglie
Anche la moglie «Catherine sta sopportando uno stress enorme. Anche lei è sopraffatta dal dolore, dall’ansia, dalla tristezza nel vedere i nostri tre figli soffrire, sia dal punto di vista emotivo che ambientale. Contrariamente a ciò che si è detto e si è scritto, la nostra non è una famiglia senza amici. C’è tanta gente in questo paese e nelle zone limitrofe che non ci ha mai fatto mancare la sua vicinanza, né prima, né adesso che stiamo attraversando questo brutto momento. Sia io che Catherine vogliamo approfittarne per ringraziare tutti. Anche chi si è avvicinato a noi senza averci mai conosciuto, solo per portare una parola di solidarietà. E i tanti che si sono offerti per un aiuto concreto, come la casa, l’istruzione a domicilio, senza chiedere niente in cambio. Alcuni lo hanno fatto in modo silenzioso, evitando, come abbiamo deciso di fare anche noi, la ribalta dei media. Giornali e tv hanno fatto diventare il nostro asinello il più famoso del mondo, ma spesso hanno esagerato la rappresentazione di quella che è diventata la casa nel bosco».
I rurali
Secondo Trevallion la loro storia è stata raccontata nel modo sbagliato: «La nostra è una condizione di vita molto comune negli ambienti rurali, nella vita di tante famiglie e in ogni parte del mondo. Non siamo i soli, fortunatamente, ad avere sposato una certa filosofia di vita che rifiuta il consumo delle risorse della terra senza porsi mai delle domande su dove sta andando il mondo e cosa è più giusto fare per i propri figli». Perché ha scelto per tanto tempo il silenzio? «Perché non siamo stati sempre capiti. Le nostre parole sono state spesso male interpretate. Ancora oggi vengono diffuse notizie che non rispondono alla verità dei fatti, come i presunti contrasti con mia moglie e altre indiscrezioni sui bambini».
