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L’auto scomparsa, il complice all’estero, la breve fuga a Siviglia: i punti che il vigile urbano Salvagno deve chiarire sull’omicidio di Sergiu Tarna

11 Gennaio 2026 - 10:41 Stefania Carboni
sergiu tarna ucciso venezia salvagno
sergiu tarna ucciso venezia salvagno
Non è stato ancora trovato il video possibile movente del sequestro e uccisione del giovane barista. Nemmeno l'arma e la Volkswagen Polo con cui avrebbe accompagnato un cittadino albanese a Gorizia, sul confine

Gli inquirenti stanno cercando il video hard con cui il barman 25enne Sergiu Tarna, ucciso attorno alle 3 del mattino del 31 dicembre con un colpo di pistola in testa, avrebbe tenuto in pugno il vigile urbano Riccardo Salvagno, presunto autore dell’omicidio con un suo complice. Nelle immagini Salvagno comparirebbe un transessuale e questo potrebbe esser il movente della sua rabbia nei confronti del barman, perché ne temeva la diffusione. Il 40enne, riporta Il Corriere della Sera, ne ha parlato durante il rapido interrogatorio di garanzia di fronte al gip Claudia Ardita, che aveva firmato l’ordinanza cautelare, e al pm Christian Del Turco, titolare del fascicolo.

La deviazione a Gorizia, la fuga in Spagna

Non solo, i carabinieri del reparto operativo di Venezia, guidati dal comandante Giuseppe Battaglia stanno cercando anche il complice del vigile urbano. Ripreso nell’auto dalle telecamere con lui al momento del «rapimento» di Tarna fuori dal locale di via Miranese alle 2.15 e poi attorno alle 2.45 in via Pallada, a Mira. C’è un uomo, attorno ai trent’anni, di nazionalità albanese, che in città non si farebbe vedere da giorni. Potrebbe esser fuggito all’estero dato che Salvagno quella stessa notte si dirige verso Gorizia. Un targa-system lo riprende alle 7.41, al confine nazionale. Poi si dirige a Siviglia, dove ha fatto il latitante per meno di una settimana, tornando in aereo la sera del 5 gennaio e finendo in manette.

L’arma

E inoltre manca l’arma. Salvagno non ha confessato di aver sparato, ma ha detto che volevano solo spaventare il barman e che un colpo è partito per sbaglio dopo che il giovane aveva provato a scappare. Si sta cercando anche quella, spiega il Corriere della Sera, e dovrebbe esser la pistola d’ordinanza del vigile urbano.

La fuga spagnola, l’amico: «So già che i carabinieri mi chiameranno, non sapevo cosa avesse fatto»

«So già che i carabinieri mi chiameranno, perché Riccardo era un mio amico ed è venuto da me a Tenerife, ma io non sapevo niente di tutto ciò che aveva fatto. Ovviamente io dirò loro tutto ciò che so, senza nascondere niente, perché il mio amico non doveva arrivare a tanto ed è giusto che paghi», a parlare al Gazzettino è uno dei conoscenti del vigile urbano. Salvagno ha una passione per le auto elaborate. Ed è proprio in questa comunità di appassionati di motori, che ha mantenuto molti legami, forse cercando un appoggio per far perdere le proprie tracce subito dopo l’omicidio.

Il giallo dell’auto: scomparsa a Verona e mai più trovata

C’è un dettaglio non da poco che manca nel puzzle del barista ucciso: l’auto con cui Salvagno si è spostato. La sua Volkswagen Polo è svanita nel nulla. Dell’auto si perdono le tracce a Verona. «C’è un motivo se ogni traccia della sua macchina si perde a Verona», spiega al Gazzettino un uomo che, come il vigile urbano, conosce il mondo dei motori. «Secondo me Riccardo è riuscito a trovare qualcuno, un suo amico della comunità, che ha un furgone. Appena è arrivato a Verona hanno staccato la targa dall’auto, hanno caricato la Polo in furgone e poi l’autista l’ha fatta sparire. Magari ha anche dato un passaggio a Riccardo all’aeroporto. Magari senza sapere quello che Riccardo aveva appena fatto, anzi, è probabile che non lo sapesse. Quasi tutti noi che organizziamo o frequentiamo i raduni abbiamo un furgone, o comunque amici che ci metterebbero a disposizione un furgone nel giro di pochi minuti».

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