Referendum sulla giustizia, fissata la data: si va alle urne il 22 e 23 marzo

Il governo ha sciolto il nodo sulla data del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Il Consiglio dei ministri ha stabilito che si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Nelle stesse giornate sono previste anche le elezioni suppletive. La decisione è arrivata al termine della riunione di governo e segna un’accelerazione dopo il tentativo, poi naufragato, di andare alle urne già il 29 dicembre. A confermare ufficialmente la scelta è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, parlando con i giornalisti a margine del Cdm. La data individuata rappresenta un punto di mediazione all’interno del confronto politico: da un lato l’ipotesi del primo marzo, sostenuta dalla maggioranza, dall’altro l’orientamento dell’opposizione, che spingeva per uno slittamento ad aprile. Una soluzione che però non convince tutti.
I contrari al referendum
I comitati contrari al referendum hanno già annunciato l’intenzione di presentare ricorsi, soprattutto tra coloro che stanno lavorando alla raccolta firme per una nuova richiesta referendaria. «In Italia non mancano certo i ricorsi — ha commentato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti lasciando Palazzo Chigi — il vero problema è riuscire a farli accogliere».
I promotori del sì
Di segno opposto la reazione dei promotori del sì. Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, ha accolto con favore la decisione del governo: «La fissazione della data era attesa da tempo e permette finalmente di organizzare la campagna referendaria. Il referendum è già indetto e non c’è alcuna necessità di ulteriori iniziative dilatorie come nuove raccolte di firme».
