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Sciopero nazionale dei taxi il 13 gennaio contro Uber e abusivi, attesi presidi e cortei a Roma. Gli orari e le ragioni della protesta

12 Gennaio 2026 - 20:15 Cecilia Dardana
sciopero taxi
sciopero taxi
La mobilitazione durerà dalle 8 alle 22 e coinvolgerà tutte le regioni italiane ad eccezione dell’Umbria

Martedì 13 gennaio 2026 sarà una giornata complicata per chi si sposta in taxi. Diciotto sigle sindacali hanno proclamato uno sciopero nazionale del servizio che durerà dalle 8 alle 22 e coinvolgerà tutte le regioni italiane ad eccezione dell’Umbria. La mobilitazione avrà un impatto particolarmente visibile a Roma, città già spesso al centro delle polemiche per la carenza di taxi e le lunghe attese, soprattutto nei nodi strategici come stazioni e aeroporti. Nella Capitale sono previsti anche presidi di protesta e iniziative su strada.

Corteo di taxi da Fiumicino al centro di Roma

Secondo quanto comunicato da Federtaxi Cisal Roma, la giornata di protesta inizierà con un corteo di circa 50 taxi in partenza alle 8 dall’area di sosta dell’aeroporto di Fiumicino. Il convoglio si muoverà verso piazza Bocca della Verità, dove sarà riservato uno spazio per i mezzi, per poi proseguire verso piazza Capranica, nei pressi di Montecitorio. Qui è prevista una manifestazione statica dalle 11 alle 16.

Le ragioni della protesta

Alla base dello sciopero, spiegano le organizzazioni sindacali, c’è la difesa del modello di servizio taxi come servizio pubblico regolato. «Tariffe stabilite dai Comuni, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità verso gli utenti — sottolineano le sigle — sono messi oggi in discussione dall’ingresso sempre più invasivo di grandi piattaforme private, guidate da algoritmi e logiche di profitto». I sindacati parlano apertamente di uno scontro tra un servizio pubblico locale e multinazionali che puntano a ridisegnare il mercato del trasporto urbano. «Scioperiamo per difendere un servizio sicuro, trasparente ed equo, che appartiene alle città e non a società che operano nei paradisi fiscali», si legge nella nota congiunta.

Tra le richieste avanzate: il completamento dell’attuazione della legge 12 del 2019 contro l’abusivismo, una regolamentazione stringente delle piattaforme tecnologiche e la tutela del ruolo pubblico del servizio taxi. Il riferimento, anche se non esplicitato, è a Uber e ai servizi analoghi. «No al caporalato tecnologico», afferma Nicola Di Giacobbe, rappresentante di Filt Cgil Taxi.

Le sigle che aderiscono allo sciopero

Allo sciopero del 13 gennaio aderiscono, tra le altre, Tam, Unione Artigiani, Claai, ConsulTaxi, Satam, Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Fast Confsal Taxi, Uritaxi, Filt Cgil Taxi, Usb Taxi, Orsa Taxi, Sitan, Unimpresa e Sul Taxi. Non tutta la categoria però incrocerà le braccia. Uri e itTaxi hanno annunciato che non parteciperanno allo sciopero. A spiegarne le ragioni è il presidente Loreno Bittarelli, che rivendica la scelta di proseguire nel confronto con il governo. «Le rassicurazioni arrivate dal presidente della commissione Trasporti Salvatore Deidda e dal deputato di Fratelli d’Italia Alberto Ruspandini ci convincono a continuare sulla strada del dialogo», afferma Bittarelli, che critica duramente le sigle promotrici della protesta. «Sono le stesse che nel 2019 hanno contribuito a creare un vuoto normativo con modifiche alla legge quadro, producendo effetti negativi di cui oggi si lamentano».

Secondo Bittarelli, anche l’opposizione all’emendamento sulle tariffe predeterminate avrebbe impedito di introdurre maggiore trasparenza per gli utenti. «La responsabilità della situazione attuale non è del governo», sostiene, aggiungendo che la partecipazione alla manifestazione nazionale sarà «molto limitata». L’obiettivo, conclude, dovrebbe essere «ripartire da zero con una nuova legge che distingua chiaramente taxi e Ncc, mantenendo la gestione in capo ai Comuni».

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