«Annettiamo Cortina», l’idea del Trentino-Alto Adige e i nuovi confini. La reazione dell’assessore veneto

In Trentino-Alto Adige il senatore della Südtiroler Volkspartei, il potente partito locale che rappresenta gli interessi dei gruppi linguistici tedesco e ladino, Meinhard Durnwalder ha depositato due disegni di legge che puntano ad ampliare i confini regionali, coinvolgendo comuni oggi in Lombardia e Veneto, arrivando a mettere gli occhi su Cortina d’Ampezzo. Una mossa che non piace a molti ma che viene giustificata con la tutela della cultura ladina.
Cosa prevedono i disegni di legge
I ddl prevedono il distacco dei comuni lombardi di Valvestino e Magasa e di Pedemonte, con la frazione di Casotto, dal Veneto, per la loro aggregazione alla Regione autonoma. Secondo Durnwalder, non si tratterebbe di un’operazione politica calata dall’alto, ma della risposta a una richiesta che arriverebbe direttamente dai territori. «Non siamo noi della Svp a spingere in questa direzione, ma è la popolazione stessa a chiederlo», sostiene il senatore, ricordando come per Pedemonte già nel 2008 il 73% dei residenti si fosse espresso a favore del passaggio alla Provincia autonoma di Trento.
Le motivazioni dietro l’annessione
Alla base della proposta non ci sarebbero solo questioni geografiche, come la maggiore vicinanza a Trento rispetto ai capoluoghi regionali attuali, ma soprattutto motivazioni storiche, culturali e amministrative. Nel caso di Valvestino, Durnwalder richiama anche l’annessione alla Lombardia decisa nel 1929 dal regime fascista, definita come un’imposizione dall’alto. Ma le mire annessionistiche di Durnwalder puntano anche a Cortina d’Ampezzo, simbolo delle Dolomiti e della cultura ladina, che potrebbe tornare nell’orbita altoatesina. Il senatore evita di parlare apertamente di annessione, ma cita «l’appartenenza alla millenaria cultura ladina e il nostro impegno concreto a tutelarla». A suo dire, nelle valli ladine dell’Alto Adige, come Val Badia e Val Gardena, la protezione linguistica e culturale è strutturale, a partire dalla scuola fino alla rappresentanza istituzionale, grazie all’autonomia speciale. «La nostra autonomia ci consente di intervenire in modo diretto e capillare sul territorio», aggiunge, pur riconoscendo gli sforzi del Veneto per migliorare la situazione.
Le reazioni
La proposta ha subito scatenato la reazione dell’associazione pantirolese Andreas Hofer Bund, che ha rilanciato e chiesto di estendere l’iniziativa anche a Livinallongo, Colle Santa Lucia e alla stessa Cortina, per «ripristinare l’unità dei ladini». Apertamente contrario il Veneto. L’assessore regionale alla Montagna Dario Bond invita alla cautela: «L’intenzione referendaria in alcune di queste realtà c’è e non è infondata, ma sono prove di bandiera che lasciano il tempo che trovano». Bond parla di un «no secco» alla possibilità che queste proposte diventino realtà e avverte sui rischi di riaprire equilibri delicati: «Stiamo attenti a giocare col fuoco. Sono assetti costruiti con fatica e che oggi stanno dando risultati, come dimostrano anche le Olimpiadi invernali».
