Il diario di Paolo Mendico vessato dai bulli: «Anche i prof stanno con loro»

Paolo Mendico, morto suicida a 14 anni l’11 settembre 2025 a Santi Cosma e Damiano (Latina), aveva un diario. E lì si sfogava nei confronti del bullismo che era costretto a subire a scuola. Le indagini per istigazione al suicidio sono in corso e ora spuntano alcuni scritti di Paolo che potrebbero essere fondamentali per arrivare alla verità. L’analisi è affidata a una psicologa grafologa forense, Marisa Aloia, che in passato si è occupata di casi celebri come il delitto di Novi Ligure. Incaricata dalla famiglia della vittima, la psicologa sta tracciando il profilo di Paolo.
Autopsia psicologica
Si tratta, spiega oggi Il Messaggero, di una sorta di autopsia psicologica. «In una delle pagine che abbiamo analizzato Paolo scrive in maniera frammentaria, si evince uno stato d’animo turbato. Riferisce un episodio legato al fatto che era stato rimandato in matematica, appare molto arrabbiato con l’insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono. Era stato promosso perché si era iscritto al doposcuola, cosa che Paolo non poteva fare per motivi economici. La professoressa obiettò che in fondo il doposcuola non costava così tanto. Questo discorso turbò molto Paolo che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera», spiega Aloia.
La terza persona
Altri elementi sono significativi per l’esperta: «Per esempio il fatto che Paolo parli di se stesso scrivendo in terza persona evidenzia un tentativo di allontanarsi dalla propria situazione, è un campanello d’allarme che indica una profonda sofferenza del ragazzo». Dalle parole di Paolo emerge incomprensione ma anche solitudine. «Le persone non capiscono tanto», scrive trasmettendo attraverso il diario la sua frustrazione e un senso di isolamento. «Confrontando la grafia – spiega Aloia – si vede un peggioramento repentino già alle scuole elementari. In quegli anni i genitori denunciarono un altro episodio grave, un’insegnante avrebbe incitato gli alunni durante un litigio urlando “rissa, rissa…” anziché riportare la tranquillità in aula».
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L’appuntamento
Paolo aveva un amico di videogiochi online con il quale giocava spesso, a distanza, con la Xbox. Il giorno prima del suicidio, il 10 settembre, aveva fissato un appuntamento con lui per la sera successiva. «E’ un dettaglio importante che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi, assolutamente. La domanda è: cosa è accaduto tra il 10 e l’11 settembre? Potrebbe essere stata una decisione improvvisa, è vero, ma non sappiamo se sia accaduto qualcosa quella mattina oppure la sera precedente, un episodio rilevante, qualcosa di sconvolgente per Paolo».
