Porta a Porta, Bossetti: «Chiederemo nuove indagini. Vorrei incontrare i genitori di Yara. Capirebbero che non sono l’assassino» – Il video

In un’intervista a “Porta a Porta” Massimo Bossetti annuncia che chiederà, tramite il suo legale, di riaprire la vicenda giudiziaria che ha portato alla sua condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. «Faremo richiesta per rianalizzare i 54 campioni di dna che sono custoditi all’ufficio Corpi di reato e gli abiti che indossava la povera Jara e che sono rimasti integri. La mia speranza è che esca la verità che non è mai uscita», ha dichiarato. Bossetti sta scontando la sua condanna nel carcere di Bollate.
«Quei campioni di dna sono stati portati a temperatura ambiente per decisione del pm e si sono degradati»
«Non so cosa si possa trovare in quei 54 campioni di dna – ha dichiarato l’ex muratore – che adesso sono stati messi a nostra disposizione, perché si trovano a temperatura ambiente. Spero che ci si possa trovare qualcosa visto che la scienza si è evoluta. Io ho sempre gridato che si facesse questa ricerca ma mi è sempre stata negata. In quei campioni di dna ce n’era una gran quantità ed erano custoditi al San Raffaele a meno ottanta gradi nel frigorifero, poi sono stati portati a temperatura ambiente per decisione del pm e si sono degradati».
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«Mai fatte ricerche porno su ragazzine»
Le ricerche online sul sesso con le 13enni? «Non so come sia potuta venire fuori una ricerca del genere, non so spiegarmelo, sono negato a livello informatico». E davanti alle insistenze di Vespa dichiara: «Usavamo il computer quando stavamo un po’ in intimità sul divano, quando i figli erano a letto e andavamo su quei siti pornografici per curiosità, ma né io né mia moglie abbiamo mai fatto una ricerca del genere». Inoltre «il mio consulente Nanni Bassetti ha sempre riferito che sono tutte stringhe prodotte in automatico e non digitate da un operatore umano».
«Io il favola? Ho detto bugie ma mai come quelle dell’accusa»
Nel corso della lunga intervista Bossetti ammette di aver raccontato molte bugie: «Ma sempre con un valido motivo, e comunque le più grossolane sono arrivate da parte dell’accusa». A Bruno Vespa, che gli ricordava del soprannome “il favola”, precisa che decise di dire in cantiere di «avere dei tumori al cervello» per un preciso motivo. «Ma l’ho detto – precisa l’uomo condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio – perché non venivo pagato da diversi mesi e mi è saltata in testa questa balla per fare altri lavori».
«Vorrei incontrare i genitori di Yara Gambirasio»
«Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l’assassino», ha dichiarato l’ex muratore di Manopello. Pur potendo usufruire di permessi, non è mai uscito dal carcere. «Ha paura del contatto con la gente?» ha chiesto Vespa. «No, non ho paura. Rifiuto tutto perché vorrei uscire a testa alta, senza dover accettare un permesso o un beneficio. Non accetto di dover uscire per qualcosa che mi viene regalato», spiega. E ammette che la moglie, Marita Comi, non va a trovarlo in carcere. «Mia moglie non viene più a trovarmi perché sono nate incomprensioni tra di noi. A parte la scoperta, come sapete tutti, dei tradimenti. Preferisco un chiarimento a quattr’occhi fuori dal contesto carcerario». Ora Bossetti ha un contratto di quattro ore da metalmeccanico nel carcere di Bollate e ha ribadito che i figli vanno a trovarlo regolarmente in carcere: «Mi sostengono con coraggio. Il mio cuore viene alimentato dalla loro forza. Ma nessuno può ridarmi tutti gli anni persi, io non riesco a immaginarmi un futuro».
