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«Erano appunti, non una sentenza già scritta», la versione del tribunale di Milano sui fogli sul banco dei giudici: perché ora il processo è da rifare

22 Gennaio 2026 - 14:52 Giulia Norvegno
Aula di tribunale
Aula di tribunale
«Una sintesi ad uso di studio» spiega il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, a proposito dei 12 fogli trovati da un avvocato durante un processo per violenza sessuale su minore. Dopo la polemica, la decisione di sostituire i giudici

Non era una condanna già bell’e confezionata, ma semplici appunti di lavoro. È questa la versione del presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, che oggi ha cercato di spegnere le polemiche esplose dopo il caso sollevato dagli avvocati Paolo Cassamagnaghi e Roberta Ligotti. I due legali avevano notato alcuni fogli sul banco delle giudici durante un processo per violenza sessuale su minore e li avevano interpretati come una «bozza di sentenza di condanna già scritta e motivata», presentando immediatamente richiesta di ricusazione.

Cosa c’era su quei fogli

Roia ha spiegato che quei documenti contenevano «valutazioni parziali sul materiale probatorio anche di un singolo componente del Collegio», probabilmente uno solo dei tre giudici della sesta sezione penale. Si trattava di «una sintesi ad uso di studio» dell’istruttoria dibattimentale, «non sottoscritta» e destinata a un riassunto interno delle prove emerse. Niente di più che un’attività preparatoria, insomma, non certo «un’anticipazione di giudizio».

Il rischio per l’imparzialità percepita

Pur escludendo la premeditazione di una sentenza, Roia ha però ammesso che quelle valutazioni «appaiono comunque tali da profilarsi come potenziali condizioni di appannamento anche involontario della necessaria terzietà dell’organo giudicante». Un problema non da poco, perché come ha scritto lo stesso presidente nel suo provvedimento, l’istituto dell’astensione serve proprio a «garantire l’imparzialità e la terzietà del giudice» ed evitare che si crei, anche ingiustificatamente, «il sospetto di una sua non completa imparzialità».

Il processo da rifare

Per questi motivi, Roia ha accolto la richiesta di astensione presentata dalle tre giudici e ha disposto la loro immediata sostituzione con un nuovo collegio. Una decisione che tutela non solo l’imputato ma anche l’immagine della magistratura nel suo complesso. Il processo ripartirà quindi da capo, con giudici diversi, per garantire che non ci siano ombre sulla decisione finale.

La replica dell’avvocato: «So distinguere: era una sentenza»

«Non vogliamo alimentare polemiche ma siamo tutti in grado di distinguere tra appunti e dichiarazione di provata responsabilità penale dell’imputato. Quindi sorge la domanda: noi e il Presidente del Tribunale abbiamo visto gli stessi fogli?». Lo scrivono in una nota gli avvocati Paolo Cassamagnaghi e Roberta Ligotti che ieri hanno sollevato il caso di quelle pagine viste sul banco dei giudici.

Nel comunicato i difensori fanno osservazioni, in sostanza, su ciò che è scritto nel provvedimento del presidente del Tribunale Fabio Roia. E spiegano che «quando la difesa ha chiesto di leggere quelle pagine pubblicamente in aula il Collegio si è rifiutato di fronte a Pm, avvocati presenti, cancelliere, assistenti, imputato e familiari, portandole in camera di consiglio».

In quelle pagine, «poi definite “schema di proposta di valutazione” era già ritenuta attendibile la persona offesa ancor prima dell’esame dell’esperto incaricato per una valutazione della sua attendibilità». Ciò purtroppo, secondo i due avvocati, «confermerebbe anche quella tendenza, prediletta e diffusa, di validare a prescindere le dichiarazioni di chi denuncia un reato da codice rosso».