Paolo Mendico suicida per bullismo, sospese altre due docenti. Il padre: «Dovevano licenziarle». I sindacati: «Che c’entrano i prof?»

Provvedimenti disciplinari sono stati adottati non solo nei confronti della preside della scuola frequentata da Paolo Mendico, il 14enne morto suicida lo scorso settembre dopo aver subito atti di bullismo, ma anche di altri due docenti. Alla dirigente scolastica dell’Istituto superiore Pacinotti di Fondi, era emerso ieri, sono stati inflitti tre giorni di sospensione. Pochi di più quelli che dovranno «scontare» la vicepreside e la responsabile della succursale di Santi Cosma e Damiano frequentata dal ragazzino, secondo quanto riporta Repubblica. I provvedimenti emergono ora, ma sono stati contestati mesi fa, poche ore dopo il suicidio nel caso delle preside, dopo la visita degli ispettori a ottobre per le due docenti. Misure attorno alle quali le valutazioni della famiglia del ragazzo e dei sindacati scolastici sono opposte.
L’ira della famiglia sui provvedimenti: «Andremo avanti»
«Cosa sono tre giorni o una settimana? Sono nulla, e allora meglio che non facevano nulla. Dovevano licenziarle», commenta furioso con Repubblica il padre del ragazzino, Giuseppe Mendico, che assicura di essere pronto a proseguire la sua battaglia legale. Provvedimenti disciplinari a parte, infatti, sull’estremo gesto di Paolo e ciò che lo ha consentito sono aperte due inchieste: una a Cassino per istigazione al suicidio (contro ignoti), un’altra con lo stesso capo di accusa presso la procura dei minorenni di Roma, questa volta nei confronti di quattro compagni di scuola del ragazzino. Protestano a viva voce invece i sindacati. Per Attilio Fratta, presidente della sigla DirigentiScuola, la sanzione irrogata alla preside «non è né giusta, né legittima. È la conseguenza della ricerca di un capro espiatorio ad ogni costo. Ne è prova la diversità di trattamento: la contestazione di addebito alla dirigente, con una sanzione già scritta, è stata avviata dopo poche ore dal tragico epilogo e sulla semplice scorta di notizie di giornale; quella ai docenti, parimenti infondata, dopo la consegna della relazione ispettiva. La stessa relazione che è stata negata sia alla dirigente ma sarebbe stata inopinatamente “passata” alla stampa per continuare il massacro mediatico e il conseguente sciacallaggio».
Il sindacato presidi e la sentenza «già scritta»
La contestazione, secondo il sindacato, «è in particolare: illegittima perché fondata su una contestazione formulata prima dell’avvio dell’accertamento ispettivo che ne sarebbe dovuto essere alla base, dunque nulla ab origine; iniqua perché basata su contestazioni vaghe ed evanescenti e responsabilità indimostrate a carico della dirigente scolastica, a capo di un istituto complesso e gravata da incombenze umanamente ingestibili. Ma la cosa aberrante è che situazioni del genere aprono il campo alla percezione di una responsabilità della scuola continua ed estesa non solo a quanto accade nelle aule e nei corridoi, ma addirittura fuori da scuola, nella sfera privata e ad anno scolastico nemmeno iniziato». Ecco perché Fratta fa sapere all’Ansa che «chiederemo l’annullamento in autotutela della sanzione, nulla in radice. L’impressione è che la sentenza fosse stata già scritta in partenza, dando la dirigente in pasto a un’opinione pubblica in cerca di un facile bersaglio. Una consuetudine ormai ricorrente. Da La Spezia a Latina, la storia è sempre la stessa: dito puntato su scuola e dirigente, una narrazione distorta e superficiale che non possiamo accettare. La categoria è esausta, ma anche pronta a reagire».
