L’ammiraglio Cavo Dragone: «C’è la Nato, l’esercito europeo non serve»

C’è la Nato, l’esercito europeo non serve. Parola dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che da un anno presiede il Comitato militare dell’Alleanza Atlantica ed è stato capo di stato maggiore della Difesa italiano. Secondo il militare «la Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare sé stessa. Invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti». Cavo Dragone parla in un’intervista al Corriere della Sera.
La Nato e gli Usa
E quando gli fanno notare che gli Stati Uniti non hanno più voglia di farsi carico della difesa comune, l’ammiraglio sostiene: «È nel dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali. Abitudine dei nostri ufficiali e anche mia è quella di prendere tempo e lasciare decantare ciò che viene detto sul momento. Però non vedo crisi; anzi, direi che usciamo più coesi e più forti dal dibattito e dagli ultimi stress test». La priorità è «la minaccia russa, che è stata confermata dal 2022 e che guida la nostra strategia. Dobbiamo continuare a esercitare deterrenza».
La minaccia russa
E ancora: «È vero che gli Stati Uniti suonano la carica: hanno dato forti scossoni in nome di una necessità che io ritengo giusta, ovvero che i costi per la difesa collettiva vengano distribuiti in modo più equo. L’ultimo summit dell’Aia la scorsa estate è stato un successo in questo senso: l’Europa s’impegna a più alte spese militari, adesso vanno assunte maggiori responsabilità operative».
Sulla rissa tra Usa e Danimarca, sostiene Dragone, «per nostra fortuna, proprio in quei giorni, il 21 e 22 gennaio, si è riunito il Comitato Militare della Nato. Abbiamo lasciato che il tema Stati Uniti, Groenlandia e Danimarca fosse negoziato a livello politico tra loro. Posso assicurare che nessuno ha valutato potesse scoppiare un conflitto armato tra alleati. Noi ci siamo dunque focalizzati sull’Artico. Molto probabilmente vi incentiveremo le nostre attività: ci saranno spese per addestramenti in loco e per i necessari equipaggiamenti in climi rigidi».
La Groenlandia e l’Artico
Secondo l’ammiraglio, quindi, «l’Artico sta diventando sempre più centrale: i cambiamenti climatici portano allo scioglimento dei ghiacci e all’apertura di nuove rotte commerciali, oltre a rendere accessibili zone ricche di minerali e risorse. I russi sicuramente non vanno in Artico solo per osservare foche e orsi: hanno riaperto basi chiuse da decenni e testato nuove armi». La presenza cinese non si può quantificare: «Ci sono otto nazioni artiche, sette sono della Nato, l’ottava è la Russia e ora opera di concerto con la Cina, che si qualifica ormai come una nazione quasi artica».
L’esercito europeo
Infine, l’esercito europeo: «Non sposo l’idea di esercito europeo, resto legato alla Nato assieme agli Usa. I militari americani rimangono fondamentali, potranno esserci in futuro dei riorientamenti parziali e ci adatteremo». Ma Trump ha preso a schiaffi l’Europa: «Sì, lo ha fatto, però in altri consessi lo stesso Trump ha ribadito la validità della Nato».
