Stretto di Hormuz, l’Italia e altri cinque paesi pronti a mettere in sicurezza l’area. L’avviso dell’Iran: «Se agite per gli Usa sarete complici»- La diretta

Donald Trump è pronto a inviare «migliaia di soldati» in Iran. Mentre il Pentagono chiede 200 miliardi al Congresso per continuare la guerra. Il ventesimo giorno della guerra in Iran si apre con la nuova crescita del prezzo del petrolio e una nave colpita da un proiettile nel golfo dell’Oman. E con il presidente che ormai valuta l’opzione boots on the ground per l’isola di Khargh. Intanto si dissocia dall’attacco al giacimento di gas iraniano: è stata un’iniziativa di Israele, dice. L’Iran stamattina ha colpito le raffinerie di Arabia Saudita e Kuwait in rappresaglia dell’attacco israeliano a South Pars. Il presidente Usa si è detto pronto a distruggere il sito se non smetteranno.
L'Iran avvisa: chi aiuta gli Usa a riaprire Hormuz è in guerra
Gli alleati degli Stati Uniti che aiuteranno Washington a riaprire lo Stretto di Hormuz rischiano di essere «complici» di crimini di guerra. Lo sostiene il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Secondo lui la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano costituirebbe «complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori», ha detto durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, come riporta il ministero degli Esteri iraniano in un post su Telegram.
Italia con altri paesi disponibile a mettere in sicurezza Hormuz
Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno condannato gli attacchi dell’Iran alle navi nel Golfo Persico e annunciato la disponibilità a contribuire a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. «Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che stanno procedendo alla pianificazione preparatoria», si legge in una nota congiunta firmata dai sei paesi. «Accogliamo con favore la decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio», si legge in una nota congiunta. «Adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici, compresa la collaborazione con alcune nazioni produttrici per aumentare la produzione», annunciano i sei governi.
Iran: «Se continuano raid a infrastrutture energetiche attacchi ben peggiori»
L’esercito iraniano ha minacciato di distruggere le infrastrutture energetiche della regione, temendo che i suoi impianti vengano nuovamente attaccati da Stati Uniti e Israele. «Avvertiamo il nemico che ha commesso un grave errore attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica dell’Iran, e la risposta è in corso e non è ancora conclusa», ha dichiarato il comandante operativo militare Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa Fars. «Se ciò dovesse ripetersi, gli attacchi successivi contro le vostre infrastrutture energetiche e quelle dei vostri alleati non si fermeranno fino alla loro completa distruzione, e la nostra risposta sarà ben più severa degli attacchi di ieri sera».
Per Macron gli attacchi iraniani sono sconsiderati
«Ieri ho avuto l’opportunità di parlare con l’emiro del Qatar, che è stato direttamente colpito e la cui capacità di produzione di gas è stata colpita. Diversi altri paesi del Golfo sono stati colpiti per la prima volta nella loro capacità produttiva, nello stesso modo in cui l’Iran è stato colpito stamattina. Questa escalation è sconsiderata», ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, arrivando al Consiglio europeo a Bruxelles.
Trump valuta invio dei soldati
Donald Trump starebbe valutando la possibilità di schierare migliaia di soldati statunitensi per rafforzare le operazioni in Medio Oriente, mentre l’esercito americano si prepara a possibili passi successivi nella sua campagna contro l’Iran. Lo riporta Reuters
Il Cremlino: anche la Russia subisce l'impatto della guerra
La Russia, come il resto del mondo, sta subendo le conseguenze della destabilizzazione dei mercati energetici globali, a seguito degli attacchi militari contro l’Iran, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov. «Stiamo assistendo a questa estrema destabilizzazione in tutta la regione, all’espansione geografica delle operazioni militari e alla destabilizzazione dei mercati energetici globali. Queste sono le conseguenze che il mondo intero sta subendo, inclusa la Federazione Russa», ha detto Peskov ai giornalisti, rispondendo a una domanda sull’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulla Russia.
Kallas: la guerra in Iran non ha base nel diritto
«Non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran». Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al vertice dei leader, ricordando che l’uso della forza è previsto nel caso dell’autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell’Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra», ha sottolineato. All’ultimo consiglio Esteri «i ministri sostenevano che non fossimo stati consultati» e alcuni «affermavano addirittura che avessimo cercato di convincere le parti a non scatenare questa guerra, di cui non conosciamo gli obiettivi».
Iran: Emirati complici, vogliamo compensazione
L’Iran vuole ottenere dagli Emirati arabi Uniti delle “compensazioni” per i danni che il Paese avrebbe indirettamente causato mettendo il proprio territorio a disposizione degli attacchi militari condotti dagli Stati Uniti a partire dal 28 febbraio. Questo ha chiesto l’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, che in una lettera al segretario generale Antonio Guterres accusa gli Emirati di “complicità” nell’offensiva militare lanciata da Stati Uniti e Israele, che ha causato 1444 vittime in Iran, 17 in Israele e 13 tra i soldati statunitensi e altre centinaia nella regione.
La lettera all’Onu segue la condanna alla comunità internazionale rivolta ieri sera in un post su X dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, per il silenzio sugli omicidi mirati di leader iraniani condotti dal 28 febbraio da Israele e Stati Uniti, l’ultimo dei quali è stato il ministro dell’intelligence iraniano Esmail Khatib. «Immaginate- ha scritto Haraghchi- un Presidente iraniano che presenta con freddezza una ‘lista nera’ a un ambasciatore straniero: il Presidente degli Stati Uniti, i leader del Congresso, i generali di alto rango. E poi dichiara, senza esitazione: ‘Li elimineremo, uno per uno’», ha scritto, in riferimento anche alle parole del ministro della Difesa israeliano Israel Katz di ieri, secondo cui il primo ministro Benjamin Netanyahu ha trasmesso una lista di funzionari di alto livello «da eliminare» alle proprie forze armate «senza necessità di ulteriori approvazioni».
Israele: attacco di droni su Tel Aviv
Un attacco di droni iraniani su Tel Aviv ha danneggiato un edificio senza fare vittime. Secondo fonti citate dal Times of Israel, gli abitanti della zona hanno udito una forte esplosione.
Sànchez: la guerra in Iran è illegale, c'è chi la usa per fermare il Green Deal
«L’Europa si basa su multilateralismo, diritto internazionale, pace. Dal primo minuto abbiamo condannato la guerra in Iran, abbiamo detto che la guerra è illegale». Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez arrivando al Consiglio europeo annunciando che Madrid nelle prossime ore metterà in campo misure di emergenza e strutturali contro la crisi energetica e nel solco della transizione. «Ci sono governi In Ue che stanno utilizzando questa crisi energetica per cercare di indebolire la politica climatica. La Spagna può dimostrare che le rinnovabili stanno permettendo si soffrire un minor impatto della guerra», ha spiegato.
Israele: eliminati due terroristi di Hezbollah
L’esercito israeliano ha eliminato ieri otto terroristi di Hezbollah in due distinti attacchi nel sud del Libano. Secondo un portavoce delle Forze di Difesa Israeliane, oltre 20 terroristi sono stati eliminati e decine di strutture militari di Hezbollah sono state distrutte nelle ultime 24 ore dalle forze della divisione e dall’aviazione. Inoltre, i combattenti hanno individuato e sequestrato numerose armi, tra cui lanciarazzi RPG, razzi anticarro e munizioni.
Iran, colpita raffineria del Kuwait
Una delle più grandi raffinerie del Kuwait è stata colpita da un attacco di droni che ha provocato un incendio in una delle sue unità. Lo riportano i media statali. «La Kuwait Petroleum Corporation ha annunciato che una delle unità operative della raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata presa di mira da un attacco di droni, causando un incendio localizzato», ha riferito l’agenzia di stampa kuwaitiana, aggiungendo che non ci sono state vittime.
Iran, missili contro raffineria saudita
La raffineria Samref del colosso petrolifero Saudi Aramco, nel porto di Yanbu sul Mar Rosso, e’ stata presa di mira dai missili iraniani in un attacco che, dicono fonti citate dall’agenzia Reuters, hanno fatto danni minimi. In precedenza, i Guardiani della rivoluzione aveva emesso un avviso di evacuazione per diverse infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, tra cui Samref, una joint venture tra Saudi Aramco ed Exxon Mobil. Attualmente, Yanbu rappresenta l’unico sbocco per l’esportazione di petrolio greggio dai Paesi del Golfo, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Iran: 3 condanne a morte
Eseguite in Iran le condanne a morte inflitte a tre persone accusate di aver ucciso due agenti delle forze dell’ordine e di aver condotto operazioni a favore di Usa e Israele durante le proteste dei mesi scorsi. «Sono state impiccate stamani tre persone condannate per i disordini di gennaio con accuse di omicidio e attività operative a favore di Israele e Stati Uniti», ha riferito Mizan Online. Secondo le autorità iraniane, nelle proteste esplose a dicembre sono morte più di 3.000 persone. Per l’organizzazione Hrana, con sede negli Usa, il bilancio è di oltre 7.000 morti.
Trump: distruggeremo South Pars se l'Iran colpisce il Qatar
Donald Trump minaccia di “far saltare in aria” il giacimento di South Pars, condiviso tra Iran e Qatar, la più grande riserva di gas naturale al mondo. In un post su Truth il presidente degli Stati Uniti afferma che Israele ha colpito «una porzione relativamente piccola dell’intero» sito, all’insaputa di Usa e Qatar. «Purtroppo, l’Iran non lo sapeva – scrive – e ha attaccato in modo ingiustificato e sleale una parte dell’impianto di Gnl del Qatar».
Israele, aggiunge, non attaccherà di nuovo South Pars «a meno che l’Iran non decida in modo imprudente di attaccare un innocente, in questo caso il Qatar». In una situazione del genere, prosegue, gli Stati Uniti «faranno saltare in aria l’intero giacimento di gas di South Pars con una potenza e una forza che l’Iran non ha mai visto prima».
L'Iran colpisce i centri energetici del Golfo
Nelle ultime ore le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno colpito l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo, provocando danni definiti estesi dalla societa’ energetica statale di Doha. L’attacco iraniano è giunto come rappresaglia per un precedente raid contro il giacimento di South Pars, in Iran, per il quale Teheran ha incolpato Israele e Stati Uniti. La magistratura iraniana ha inoltre confermato l’esecuzione di tre persone condannate per l’uccisione di agenti di polizia e spionaggio a favore di Washington e Tel Aviv.
Nonostante gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar avessero inizialmente condannato gli attacchi alle strutture iraniane, l’offensiva contro Ras Laffan ha provocato una rottura diplomatica immediata. Il ministero degli Esteri del Qatar ha ordinato l’espulsione entro 24 ore degli addetti militari e di sicurezza iraniani. Sul fronte operativo, il ministero dell’Interno qatariota ha confermato che «la Difesa Civile ha riportato completamente sotto controllo tutti gli incendi nell’area industriale di Ras Laffan senza alcun ferito segnalato. Le operazioni di raffreddamento e sicurezza dei siti sono ancora in corso».
Trump: l'attacco a South Pars è stato di Israele
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato mercoledì sera che l’attacco al giacimento di gas iraniano di South Pars è stato condotto da Israele e che gli Stati Uniti e il Qatar non vi sono stati coinvolti. «Gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo particolare attacco e il Qatar non è stato coinvolto in alcun modo, né aveva idea che sarebbe accaduto», ha scritto Trump su Truth Social.
Prezzi del petrolio in crescita
I prezzi del petrolio hanno continuato la loro tendenza al rialzo, alimentati dagli attacchi alle infrastrutture energetiche in Iran e Qatar, mentre i mercati azionari di Seul e Tokyo sono scambiati in calo. Alle 00:30 GMT, un barile di West Texas Intermediate (WTI), il punto di riferimento del mercato statunitense, era in aumento del 3,56% a 99,75 dollari nelle scambi mattutini asiatiche. Contemporaneamente, un barile di North Sea Brent, il punto di riferimento del mercato mondiale, e’ aumentato del 4,04% a 111,73 dollari. I mercati sono oscillati con lo sviluppo del conflitto in Medio Oriente, allarmati da attacchi alle infrastrutture energetiche che probabilmente interromperanno l’approvvigionamento di petrolio greggio.
Nave colpita da proiettile sconosciuto in Oman
Una nave è stata colpita da un proiettile sconosciuto a est degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo di Oman vicino allo Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’agenzia britannica di navigazione UKMTO. A bordo e’ divampato un incendio, secondo l’UKMTO. L’«incidente» è avvenuto circa 20 chilometri (11 miglia nautiche) a est di Khor Fakkan, a sud dello stretto, un passaggio strategico per il mercato globale degli idrocarburi, bloccato dall’Iran in risposta all’offensiva USA-Israele del 28 febbraio.

Trump manderà soldati in Iran
L’amministrazione Trump sta valutando l’invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Lo riporta Reuters sul proprio sito, sottolineando che una delle opzioni discusse è l’invio di forze di terra sull’isola di Kharg. Un’altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell’Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L’amministrazione sta anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l’uranio arricchito iraniano.

Hezbollah detta le condizioni per non attaccare l'ambasciata Usa
Le Brigate Hezbollah hanno promesso di fermare gli attacchi all’ambasciata statunitense a Baghdad per cinque giorni, presentando una serie di condizioni. Secondo l’Afp i gruppi iracheni filo-iraniani rivendicano attacchi quotidiani contro personale militare statunitense o siti petroliferi, mentre queste fazioni armate sono prese di mira da attacchi attribuiti a Washington o Israele. «Il segretario generale delle Brigate Hezbollah ha dato ordini di smettere di prendere di mira l’ambasciata USA a Baghdad per cinque giorni», si legge in una dichiarazione.
Il testo cita diverse condizioni: innanzitutto «impedire all’entità sionista (Israele, ndr) di bombardare i sobborghi (meridionali) di Beirut». Ma anche un impegno da parte degli avversari che non vengono nominati «a non bombardare le aree residenziali di Baghdad o nelle province» dell’Iraq. Ogni volta che «il nemico non rispetta» questa tregua, «la risposta sarà immediata», avverte il gruppo «con un aumento dell’intensità degli attacchi dopo la fine del periodo» di cinque giorni. L’ambasciata USA è stata bersaglio di attacchi con droni e razzi diverse volte negli ultimi giorni, la maggior parte dei quali intercettata dalle difese aeree. Allo stesso modo, un centro diplomatico e logistico americano all’aeroporto internazionale di Baghdad che ospita soldati è stato regolarmente preso di mira.
Il Pentagono vuole 200 miliardi per la guerra
Secondo il Washington Post il Pentagono ha chiesto alla Casa Bianca di approvare la sua richiesta al Congresso di oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Iran. L’ammontare totale supera i costi sostenuti finora dall’amministrazione nell’operazione contro l’Iran. Non è chiaro se la Casa Bianca alla fine chiederà al Congresso tale cifra. Secondo alcuni funzionari dell’amministrazione, la somma richiesta dal Pentagono non è realistica.

