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L’arte dell’audiodescrizione e il cinema accessibile

02 Febbraio 2026 - 11:48 Stefano Ciccarelli
doppiaggio senso informazione
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Oggi le piattaforme e alcune app permettono di accedere alle audiodescrizioni in modo più accessibile, ma i rischi sono dietro l'angolo. L'approfondimento di Stefano Ciccarelli

«La finestra sul cortile»? «Via col vento»? Tre decenni fa, i ciechi potevano solo sentire e immaginare i film. Oggi, invece, l’arte dell’audiodescrizione ha compiuto progressi straordinari…. Introdotto in ambito accademico dall’americano Gregory Frazier in un lavoro del 1975, il concetto di traduzione audiovisiva (audiovisual translation) rappresenta uno degli sviluppi più affascinanti e promettenti di quel complicato percorso ad ostacoli del diritto fondamentale all’accessibilità.

Ma cos’è un’audiodescrizione?

Un delicato lavoro di equilibrio, scrittura e narrazione. Un abito «tagliato e cucito» in base al cosa, quando, quanto e come descrivere, senza eccedere né abbondare. Senza sovrapporsi né scomparire. Invisibile, ma presente al momento giusto, perché non tutto quello che si vede si descrive.

Tentiamo di farci capire con due esempi.

  1. «C’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti…»
  2. Nell’aia di una casa di campagna, un uomo è impegnato a tagliare un grosso ceppo con l’accetta.
  3. È il 1941.
  4. Poco lontano, una giovane e bella donna bruna stende il bucato.

Oppure

  1. Noodles abbandona lo studio del Senatore Bailey da una porta sul retro.
  2. S’incammina per la strada dell’elegante quartiere.
  3. Alle sue spalle, un grosso camion si mette in moto.
  4. Una figura esce dalla villa (il senatore? NDA).
  5. Il mezzo avanza lento. (stridore metallico)
  6. Il camion passa.
  7. Grandi lame trancia rifiuti solcano l’asfalto.
  8. La carreggiata opposta ora è deserta.
  9. Noodles non si volta. E prosegue.

Abbiamo appena letto le scene iniziali di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. E poi la celeberrima sequenza finale di C’era una volta in America di Sergio Leone.

Tuttavia, il solo testo scritto non basta.

L’opinione degli speaker

Ce lo spiega Mario Loreti, voce speaker e doppiatore. «Dopo la stesura del testo – dice -, lo stesso viene registrato da un doppiatore professionista che, in modo assolutamente mai invadente e con la consapevolezza che l’audiodescrizione fa da contorno a ciò che si sta descrivendo registra il testo rispettando i tempi del contenuto che si sta descrivendo, scegliendo intonazioni che rendono la narrazione scorrevole ma allo stesso tempo non influenzano lo spettatore».

«Subito dopo la registrazione – continua Loreti – l’audiodescrizione viene mixata con il contenuto originale, abbassando leggermente l’audio del film o della serie TV per fare spazio alla narrazione, senza mai coprire i dialoghi. Il risultato sarà un prodotto completamente accessibile, dove anche la voce segna buona o cattiva riuscita dell’impresa: un brutto film ben descritto può suscitare l’interesse del vedente curioso di provare nuove esperienze; mentre un cattivo ascolto danneggiare un capolavoro pluripremiato al botteghino e lodato dalla critica».

Ma chi sono i beneficiari delle audio descrizioni? Quale il quadro normativo di riferimento?

In Italia, una stima prudenziale dell’Istat censisce 350-400.000 ciechi totali; cui si aggiungono quasi 1.500.000 ipovedenti. Secondo i dati dell’agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB), la maggior parte delle persone cieche vivono nei Paesi più poveri del Pianeta. E il rischio di perdere del tutto o in parte la vista aumenta con l’avanzare dell’età.

Le statistiche ci consegnano un altro dato allarmante. In media, la cecità colpisce prevalentemente le donne, più penalizzate ed esposte ad abusi, violenze, segregazione.

Fattori che, complessivamente considerati, creano enormi barriere sociali nell’accesso alla cultura, all’istruzione e all’intrattenimento. E così, accogliendo gli appelli dei movimenti pubblici di opinioni e delle più importanti organizzazioni sindacali delle persone con disabilità, l’Unione Europea è intervenuta con la direttiva 2018/1808, che impegna gli Stati membri a garantire le audio descrizioni dei programmi trasmessi dal servizio pubblico e la sottotitolazione in LIS per le persone sorde. 

Per quanto ci riguarda, l’articolo 9 del recente Contratto di servizio tra Rai e Ministero delle Imprese e del Made in Italy per gli anni 2023-2028, intitolato Inclusione sociale e culturale, prevede un’ampia gamma di programmi audio descritti e sottotitolati. Ma non è solo il servizio pubblico a muoversi. Grandi broadcaster privati come Netflix, Disney Plus e Prime Video permettono agli abbonati con disabilità di attivare l’audiodescrizione o la sottotitolazione. Non di tutti i contenuti. Non sempre. Eppure, un inizio.

Le app di audiodescrizione

Ovviamente, come ogni esplorazione che si rispetti, quest’isola semi sconosciuta ricca di opportunità riesce a stupire. Accade con MovieReading, App italiana che una volta scaricata consente a ciechi e sordi di andare al cinema col proprio smartphone ed attivare audio descrizione o sottotitoli sincronizzando l’ascolto al film proiettato in sala.

Accade con la Senza Barriere Onlus: una cooperativa sociale nata nel 1992 con sede a Scurelle (TN), che nel 2004 ha fondato la prima ed unica Cineteca per i ciechi.

E c’è ormai chi vagheggia un futuro non molto distante in cui l’Intelligenza Artificiale descriverà film e serie Tv con magnifiche voci sintetiche scelte direttamente dagli ascoltatori.

Germano Carella doppiatore non vedente

Germano Carella è un attore e doppiatore non vedente. Lavora nel settore da parecchi anni. Teme per il futuro del suo lavoro. Ma non per questo ha deciso di mollare. «Per me – dice – questa è una occasione….».

Un’occasione? «Sì. Uno stimolo a migliorare, studiare, arricchire i contenuti ed abbellirli. Con la dizione, la preparazione, la brillantezza unica ed inimitabile della voce umana. Che, quando interpreta e s’immedesima, è imbattibile. Fino a prova contraria, che ancora non c’è», puntualizza l’artista, sorridendo.

Questo contenuto è stato realizzato nell’ambito di “Il senso dell’informazione”, il primo corso di giornalismo dedicato alle persone con sordocecità organizzato da Open in collaborazione con Lega del Filo d’Oro.

Foto in evidenza di sss sss da Pixabay

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