Maja T. condannata a 8 anni in Ungheria per le violenze a Budapest. Il portavoce di Orbán: «Complice di Ilaria Salis»

La giustizia ungherese ha condannato a otto anni di carcere l’attivista antifascista tedesca Maja T., 25 anni, imputata per le aggressioni avvenute nel febbraio 2023 a Budapest durante il raduno neonazista del «giorno dell’Onore». La procura aveva chiesto una pena molto più pesante, 24 anni, ma il tribunale ha stabilito una condanna inferiore. Nello stesso procedimento sono arrivate anche altre sentenze: 7 anni per l’attivista Gabri e 2 anni per Anna. Il processo a Maja T. viene considerato, per impianto e contestazioni, molto simile a quello che aveva coinvolto Ilaria Salis, oggi eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Le due, tra l’altro, sono state detenute nello stesso carcere fino a giugno 2024.
Le aggressioni contro nove militanti di estrema destra
Maja T. era accusata dalle autorità ungheresi, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di aver preso parte a violenze commesse con manganelli contro nove militanti di estrema destra, a margine degli eventi legati al raduno. L’impianto accusatorio si è basato soprattutto su immagini registrate da telecamere di sicurezza nei pressi dei luoghi dove sarebbero avvenuti gli episodi.
Il portavoce di Orbán: «Complice di Ilaria Salis»
Dopo la sentenza, è arrivata anche la reazione politica. Il portavoce del premier Viktor Orbán, Zoltan Kovacs, ha commentato su X scrivendo che «la terrorista antifa, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l’aggressione brutale e politicamente motivata contro cittadini ungheresi».
L’arresto a Berlino e l’estradizione contestata
Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 ed era stata poi estradata in Ungheria nel giugno 2024. Una decisione che in seguito è stata messa in discussione: la Corte Costituzionale tedesca ha infatti giudicato illegittima l’estradizione, sostenendo che non fossero state valutate in modo adeguato le condizioni detentive, anche in relazione alla condizione di persona non binaria dell’imputata. Dopo quel pronunciamento, diversi esponenti politici in Germania — tra Linke, Verdi e Spd — hanno chiesto che la cittadina tedesca venga riportata nel Paese.
Le denunce della famiglia: isolamento e condizioni degradanti
Nei mesi scorsi la famiglia dell’attivista aveva denunciato condizioni di detenzione definite degradanti: isolamento quasi totale, videosorveglianza continua e persino infestazioni di insetti. Maja T. aveva anche intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la sua situazione carceraria. Ora resta da capire la strategia della difesa. Se verrà presentato ricorso, Maja T. potrebbe rimanere in custodia cautelare in Ungheria. In caso di conferma definitiva della condanna, la pena potrebbe essere scontata in Germania, secondo quanto previsto dalla legge tedesca e dagli accordi internazionali, ma solo dopo un’intesa tra gli Stati coinvolti.
Ilaria Salis: «Non mi aspetto buone notizie»
Secondo l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, «il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti, è un processo farsa. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M., prevista per oggi», aveva scritto questa mattina Salis su X. Nel suo intervento, l’eurodeputata sostiene che si tratti di procedimenti influenzati direttamente dal potere politico ungherese: «Si tratta di procedimenti pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán. Il quadro indiziario a carico degli imputati è estremamente labile: Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni».
February 4, 2026
