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Il rapporto dei Nas sulla sanità e le liste d’attesa col trucco

05 Febbraio 2026 - 07:45 Alba Romano
liste d'attesa asl trucco assistito rinuncia disponibilità
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Il blancio 2025 delle ispezioni dei carabinieri: una struttura su quattro ha problemi

Le liste d’attesa con il trucco ora sono certificate anche dai Nas. I dati presentati dal Comando dei carabinieri per la tutela della salute per il bilancio 2025 dicono che nel settore i numeri sono preoccupanti. «Sono stati effettuati 1.930 controlli presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e Cup (centro unico di prenotazione), che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce per reati quali truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche forniture, nonché circa 474 segnalazioni all’autorità amministrativa».

Uno su quattro

In media un controllo su quattro ha rilevato che c’era qualcosa che non andava. Tra i maggiori problemi riscontrari, segnala oggi il Messaggero, l’attività libero-professionale intramuraria (più comunemente chiamata intramoenia, ossia le prestazioni che il medico della struttura pubblica offre a pagamento, come privato, all’interno dell’ospedale) era più del 50 per cento del totale. La legge lo vieta. Le prestazioni pubbliche devono essere maggiori di quelle a pagamento. Le agende sono risultate bloccate (il cittadino non poteva prenotare perché non c’era posto, ma lo stop è vietato). E c’è anche chi barava sui tempi di attesa reali. Le Asl dovrebbero rispettare alcuni limiti che, nei casi più gravi, devono dare appuntamento entro tre giorni.

Gli altri casi

E ancora: «Svolgimento attività medica in strutture private nonostante il rapporto di esclusività (truffa, peculato); accessi strumentali al pronto soccorso per effettuare prestazioni a conoscenti ed eludere liste di attesa (truffa, peculato); accessi abusivi ai sistemi di prenotazione per modificare illecitamente le agende; prescrizioni plurime sul medesimo esame diagnostico con priorità diverse con congestione delle liste di attesa (falso ideologico); forzatura delle liste di attesa dietro corresponsione di somme di denaro (corruzione, concussione etc.); registrazioni fittizie di visite specialistiche per saturare le agende di prenotazione per avere i periodi estivi liberi (interruzione di pubblico servizio)».

Il report

Un report della Fondazione Gimbe, però, ha puntato il dito anche su alcuni limiti dell’attuazione della legge sulle liste di attesa. Mancano ancora due decreti attuativi e «i dati diffusi sono confusi, non dicono dove si inceppano esami e visite e non c’è nessuna fotografia Regione per Regione».

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