“Cecchini del weekend” di Sarajevo, l’ex camionista indagato: «Mi fanno morire». Le testimonianze e i controlli incrociati della procura

Incredulità e sgomento. Così hanno reagito gli abitanti di San Vito al Tagliamento (Pordenone) alla notizia che un ex camionista del paese, oggi 80enne, è indagato per omicidio nell’inchiesta sui “cecchini del weekend” di Sarajevo, che durante l’assedio della città – tra il 1992 e il 1995 – pagavano somme ingenti per andare a uccidere civili, donne, anziani e bambini. «Non è possibile, non ci posso credere», dicono attoniti i compaesani dell’anziano indagato all’inviata di Repubblica, Ilaria Carra.
I racconti dei compaesani
Il nome dell’ex autotrasportatore non è stato reso pubblico, ma a San Vito tutti hanno capito di chi si tratta. «È un tipo molto burbero, lo conosco da anni. Uno chiuso, che non dà confidenza, mai. Di idee di destra. E irascibile», racconta qualcuno. Di lui, continua il reportage di Repubblica, si ricordano principalmente le sfuriate al bar del suo circondario per una macchina e poi l’altra parcheggiate male vicino al cancello di casa.
Chi è l’80enne indagato
L’uomo indagato per omicidio dalla procura di Milano è sposato con una donna cattolica e praticante e ha figli, di cui uno che lavora nelle istituzioni. A casa sua, gli inquirenti hanno trovato sette armi, tutte regolarmente detenute. Due le passioni principali: la caccia e la pesca. «Se non era vestito normale, era con la tuta da pesca e gli stivaloni, l’ho sempre visto così», racconta un conoscente. Fino al 1997, scrive Repubblica, l’uomo ha lavorato come camionista nella principale ditta di smaltimento rifiuti industriali che c’è in zona. «Non ha mai nascosto le sue idee di destra, fasciste. Un po’ sborone, molto sulle sue rispetto agli altri autotrasportatori, ma girava solo in Friuli senza espatriare», ricordano oggi i titolari dell’impresa.
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La chiamata ai vecchi capi: «Mi fanno morire»
Quando la giornalista prova a parlare con l’uomo, la prima volta il citofono di casa sua suona a vuoto. Alla seconda, è la moglie ad affacciarsi: «Grazie ma preferiamo non dire nulla sul tema, arrivederci». Sono i titolari della sua vecchia azienda ad aver parlato con lui nei giorni scorsi. «Mi ha chiamato stamattina e ha detto: “Sono venuti qui a casa, mi stanno tirando in mezzo in una cosa grossa, mi fanno morire”», raccontano. Persino il parroco di paese dice di non riuscire a credere alle notizie dei giorni scorsi, mentre il sindaco di San Vito al Tagliamento, Alberto Bernava aggiunge: «Non è una bella cartolina. Se fosse provato, sarebbe una ferita insanabile. Rispetto le indagini, vediamo, ma in fondo spero non sia vero».
Le indagini e i controlli incrociati
Intanto gli inquirenti stanno ricostruendo gli espatri dei “cecchini del weekend”. Nel corso delle indagini condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis, vengono esaminate registrazioni di passaporti, documenti di viaggio e biglietti aerei per verificare ingressi e uscite dall’Italia verso la Bosnia di persone segnalate o indicate da testimonianze. Oltre all’ex autotrasportatore 80enne che lunedì prossimo sarà interrogato in Procura a Milano e che nei racconti raccolti da testimoni si vantava della “caccia all’uomo”, sembra ormai certo che l’elenco degli indagati si allungherà. Le trasferte verso Sarajevo coinvolgevano i cosiddetti “tiratori turistici”, provenienti da Piemonte, Lombardia e Friuli, sull’asse Torino-Milano-Trieste.
