San Lorenzo, il 22enne che aggredisce donne e bambini ma non può andare in carcere

Il filmato di una telecamera di sorveglianza ha mostrato a San Lorenzo nella capitale l’aggressione di un 22enne a una madre e a un figlio. Il cittadino tunisino è senza fissa dimora e ha problemi psichiatrici. Dai piccoli furti è passato alle violenze contro le persone, inclusi bambini. La donna ha ricevuto un pugno in faccia mentre era in bicicletta e dietro di lei c’era il figlio di dieci anni. Ha avuto diverse fratture al volto. La polizia lo ha bloccato ma le sue condizioni non consentono l’arresto. Il giorno prima dell’aggressione era stato accompagnato al Policlinico Umberto I in codice rosso psichiatrico. Ma il medico non ha ritenuto necessario alcun trattamento.
L’aggressione a San Lorenzo
La 44enne è finita al pronto soccorso. Mentre ieri i carabinieri lo hanno riportato all’ospedale. Il Messaggero scrive che il 22enne non è in grado di dare le sue generalità: «Sono nato alla stazione Termini, ho 19 anni». A maggio e a giugno dello scorso anno era stato arrestato per danneggiamenti ad auto in sosta. E poi minacce, furti, resistenza a pubblico ufficiale. In un’occasione viene fermato e denunciato anche per vilipendio di tombe. Nel 2026 ha aggredito anche altre donne. Tra queste c’è un’architetta di 29 anni: «Erano le 7 di pomeriggio, stavo tornando a casa quando noto questo ragazzo fermo all’angolo della strada. Non sembrava aggressivo. Ma appena gli sono passata davanti mi ha tirato uno schiaffo in pieno volto per poi dirmi “vai vai”».
I precedenti
I residenti ricordano poi un’aggressione nei confronti di una 12 enne, colpita con un ceffone mentre andava a scuola. E un’altra a due operatrici dell’Ama. M.M. nell’ottobre del 2025 era stato trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria. Dal Cpr però era uscito in seguito alla mancata convalida del fermo nei suoi confronti. Ora è libero: «Ero al bar a fare colazione e lui era lì. Sono scoppiata a piangere, mentre alcuni clienti si sono stretti attorno a me. Una sorta di cordone di protezione e di solidarietà. In questo caso però non mi ha fatto nulla: si è allontanato e basta. Ma lo choc è stato tanto», dice la donna.
