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La figlia del panettiere ucciso a Sarno: «Mio padre ci ha fatto da scudo»

07 Febbraio 2026 - 07:17 Alba Romano
gaetano russo ucciso panettiere
gaetano russo ucciso panettiere
Cristina Russo: l'omicida lo conosco, era cresciuto con papà

Cristina Russo, 19 anni, è la figlia di Gaetano, il panettiere ucciso nella notte tra il 2 e il 3 febbraio nel suo negozio di Piazza Sabotino a Sarno in provincia di Salerno. A ucciderlo è stato il 35enne Andrea Sirica con dieci coltellate. Il pm Federica Loconte della procura di Nocera Inferiore lo ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio aggravato dall’efferatezza, dagli abietti e futili motivi e dall’aver approfittato della minorata difesa. Lei racconta oggi al Corriere della Sera cosa è successo quella notte.

L’omicidio del panettiere a Sarno

«Io vi chiedo aiuto. Aiutatemi, vi prego perché lui deve restare in carcere per sempre. Non posso immaginare che nel futuro qualcuno possa perdere un padre, o un fratello, in questo modo tanto terribile com’è successo a me», premette Cristina. Poi racconta: «Ogni volta che chiudo gli occhi, vedo quell’immagine. Stavo studiando, lui ha citofonato. Gli ho aperto io. Lo conosco bene, è praticamente cresciuto con papà. Frequentava la scuola con mia sorella. Anche il giorno prima era venuto in negozio. Proprio io gli avevo fatto un panino, gli avevo dato una birra. Gli ho dato anche dei soldi. Mi ha detto che erano per le sigarette».

L’aggressione

Ma Sirica «èstato subito aggressivo. Mi è bastato dire mezza volta il nome di mio padre che lui si è precipitato a proteggermi. Mia madre stava riposando ma ha sentito il trambusto e ci ha raggiunti. Mio padre ci ha fatto da scudo, ci ha salvate mentre Sirica ha afferrato un coltello che era sul bancone e si è lanciato su papà. Ho visto tutto. Ho visto quell’uomo conficcare il coltello nel corpo di mio padre. Ho provato a fermarlo. Ho provato, ho supplicato. Non ci sono riuscita». Lui «era molto lucido, secondo me. Mi ha detto spegni la connessione. Io non ho capito cosa intendesse e subito mi ha dato addosso. Poi continuava a dire che doveva ucciderci tutti. Che avrebbe ucciso tutti. Urlava: “Qui comando io”. E forse ci avrebbe ucciso tutti davvero se mamma non avesse capito cosa fare».

Lo sguardo del padre

La madre «mi ha trascinata fuori e ha chiuso la porta del negozio. Prima di uscire ho visto gli occhi di mio padre, mi diceva di andare via. Mi ha protetta fino al suo ultimo respiro». A quel punto «è arrivata mia sorella che abita nello stesso edificio. Lui ci urlava di aprire la porta. Ha sputato contro il vetro, continuando a dire che avrebbe ucciso tutti. Urlava: “Che vuoi fare? L’ho ucciso adesso uccido anche voi”, e ha fatto il segno del pollice all’altezza della gola, minacciandoci. E rideva. “Tuo padre è morto”, continuava a ripeterlo. “Papà era il mio respiro. Mi è stato tolto il respiro in due minuti e proprio da chi è stato aiutato tanto da mio padre. Ho 19 anni, ho bisogno di un padre e invece ho visto mentre lo uccidevano».