Alberto Ravagnani, il prete influencer che ora è solo influencer: «Ecco perché ho lasciato il sacerdozio» – Il video

«Non riuscivo a rispettare il celibato, ho smesso di fingere». È questa una delle motivazioni che hanno spinto Alberto Ravagnani, il prete influencer che dal 30 gennaio è solo influencer, a lasciare il sacerdozio. Lo spiega lui stesso in un lungo video su YouTube nel quale ripercorre il suo percorso personale e professionale. «Avevo deciso di entrare in seminario a 17 anni – racconta l’ex sarcedote della Parrocchia di San Gottardo al Corso di Milano, classe 1993 – dopo che mi ero convertito. C’era una ragazza che mi piaceva, i miei genitori erano contro, avevo una paura matta di perdere gli amici, però Dio mi aveva cambiato la vita e non potevo fare altro che dare la mia vita a lui». Così sceglie di entrare in seminario. «Prego, studio, conosco Gesù, la Chiesa, la tradizione cristiana e mi preparo – continua -. Durante i sei anni di formazione non ho mai avuto nessun dubbio, volevo essere santo, perfetto, come San Francesco d’Assisi, San Giovanni Bosco, grandissime figure che mi hanno ispirato».
L’ordinazione, il Covid e Milano
Arriva il giorno della sua ordinazione, definito dall’ex don «il più bello della mia vita». La sua prima destinazione è la parrocchia San Michele a Busto Arsizio. Poi irrompe il Covid con il suo lockdown e Ravagnani inzia a realizzare video che diventano virali in poco tempo. «Vivo esperienze fantastiche – dice -, mi invento un laboratorio di comunicazione per permettere ai ragazzi di comunicare insieme a me. Non sono quelli della mia parrocchia, ma di tutta Italia che mi scrivono. Non sono più il prete della parrocchia di Busto Arsizio, fondo una community, qualcosa fatta dai ragazzi della gen Z, che vivono e pensano la chiesa diversamente rispetto a me, ai vescovi, al Papa: nasce Fraternità, un dono, una grandissima responsabilità, che mi ha dato modo di viaggiare l’Italia, vivere esperienze intense, e ho intravisto una Chiesa realmente capace di stare vicino alle nuove generazioni. Ero il prete piu fortunato del mondo». E, infine, il trasferimento nella Parrocchia di San Gottardo al Corso di Milano.
I dubbi e l’addio al sacerdozio
Nel capoluogo lombardo arrivano i primi dubbi: «È qui che ho maturato la mia scelta, non è stato un pensiero improvviso, una folgorazione: essere preti significa cose ben precise come il celibato; di fatto non riuscivo a rispettarlo davvero, all’inizio dicevo che dovevo convertirmi, che era una questione di volontà, poi ho smesso di fingere di doverlo giustificare per forza», sottolinea. Ma ci sono anche altri motivi che hanno spinto l’ex don a lasciare il ministero. «Le attese delle persone nei confronti di noi preti, disumane, come fossimo esseri speciali, angeli scesi dal cielo, programmati per essere buoni, un’ipocrisia non più sostenibile».
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E poi ancora: «Un prete rappresenta la Chiesa, però mi sentivo a disagio a indossare un colletto, una divisa che divide dalle persone, però quella distanza non la volevo piu. Mi sentivo a disagio a celebrare la messa, un rito che non parlava più alle persone e pronunciare parole che trovavo incomprensibili e, a volte, discutibili». Ma il disagio è anche legato «allo stare con altri preti o in contesti di Chiesa – afferma -, faticavo a sentirmi in sintonia con certi modi di pensare, avevo tanti dubbi sulla dottrina della Chiesa. Mi sono messo in ascolto dei ragazzi, le domande mi hanno fatto riflettere e certe mie certezze sono venute giù, così sono andato in crisi», conclude Ravagnani.
Foto copertina: ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI | Don Alberto Ravagnani durante un evento a Firenze, 9 marzo 2024
