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“Cecchini del weekend” di Sarajevo, l’80enne indagato interrogato dai pm a Milano: «Tutto falso»

09 Febbraio 2026 - 13:20 Anna Clarissa Mendi
cecchini-sarajevo-interrogatorio-80enne
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L'ex camionista ha rigettato tutte le accuse. Quando gli è stato chiesto se fosse mai andato in Bosnia pare che abbia risposto «no». Intanto, l'inchiesta prosegue

L’80enne, ex camionista, indagato come uno dei presunti “cecchini del weekend” nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il ’92 e il ’95 è stato sentito dai pubblici ministeri di Milano. L’interrogatorio, durato poco più di un’ora, si è concluso con rigetto di ogni accusa. L’uomo, Giuseppe Vegnaduzzo, avrebbe risposto «non è vero» a tutte le domande. E anche quando gli è stato chiesto se fosse mai andato nella capitale bosnica pare che il pensiato abbia detto di «no». Nonostante al Messaggero avesse dichiarato nei giorni scorsi di essere stato in Bosnia «ma solo per lavoro». Una «totale estraneità alle accuse», ha dichiarato l’avvocato Giovanni Menegon ai cronisti, mentre l’80enne, che vive in provincia di Pordenone, non ha voluto parlare all’uscita del palazzo di Giustizia.

L’interrogatorio a Milano

L’interrogatorio dell’indagato per «omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti», nostalgico del fascismo e simpatizzante di estrema destra, è iniziato attorno alle 10 di lunedì 9 febbraio. A casa sua, i carabinieri del Ros in una perquisizione hanno trovato sette armi regolarmente detenute, di cui cinque tra fucili e carabine e due pistole e cimeli celebrativi del Ventennio fascista.

Nelle indagini, tra l’altro, da quanto si è saputo, nei prossimi giorni dovrebbe essere ascoltata anche la persona che avrebbe sentito il pensionato, appassionato di armi, vantarsi di quella «caccia all’uomo» nella città dell’ex Jugoslavia. Questa persona, poi, avrebbe riportato il racconto di una donna che, a sua volta, lo ha riferito ad una cronista di una tv locale. Le testimonianze delle due donne sono tra gli elementi di prova.

L’audizione di Adriano Sofri

Tra le audizioni anche quella di Adriano Sofri, all’epoca inviato di guerra. Dalla sua deposizione sono emerse conferme relative all’esposto dello scrittore Gavazzeni, in particolare sulla figura dell’ex 007 dell’intelligence bosniaca, Edin Subasic, che ha riferito di aver avuto contatti in quegli anni con il Sismi. Ha spiegato che l’ex servizio segreto italiano avrebbe avuto informazioni proprio dai servizi bosniaci, a inizio ’94, sul fatto che i “tiratori turistici” partivano da Trieste. E che gli stessi servizi italiani avrebbero «interrotto» quei «safari», a cui prendevano parte persone di diversi Paesi, tanto che le indagini hanno un coordinamento anche internazionale.

L’inchiesta

Nell’inchiesta si sta cercando di ricostruire quei viaggi dell’orrore verso la Bosnia, partendo da segnalazioni, nomi e testimonianze e andando a verificare, poi, nei registri delle frontiere se ci sono state entrate e uscite proprio di determinate persone in quel periodo, dall’Italia verso Sarajevo. A queste trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte “cecchini” italiani provenienti da Piemonte, Lombardia fino al Friuli, sull’asse Torino-Milano-Trieste. 

Foto copertina: ANSA/ANJA NIEDRINGHAUS | Un cecchino in Bosnia

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