Occupato il Liceo classico Parini di Milano, la protesta dopo un sondaggio: «Sei pro o contro?»

Occupato il liceo classico Parini di Milano. Nella mattinata di lunedì 9 febbraio, davanti agli ingressi di via Goito, un gruppo di studenti ha bloccato l’accesso all’istituto annunciando l’avvio della protesta e affiggendo uno striscione con la scritta “Il Parini grida ancora”. I promotori hanno invitato gli altri studenti a entrare e a riunirsi nel cortile, dove è tuttora in corso un’assemblea. L’occupazione fa seguito a un sondaggio rivolto agli studenti, compilabile una sola volta in forma anonima tramite account istituzionali, che chiedeva se fossero favorevoli o contrari all’occupazione e che ha registrato il consenso di oltre la metà degli iscritti. Si tratta della settima occupazione a Milano dall’inizio dell’anno scolastico.
Le motivazioni della protesta
«All’interno del Liceo Parini abbiamo rilevato un malcontento diffuso che ha ormai superato la soglia della sopportazione. Sentiamo di non essere più i protagonisti della nostra scuola e di non essere considerati il fulcro del progetto educativo», scrivono in un comunicato gli studenti del liceo. Nel documento viene, inoltre, segnalato un aumento significativo degli abbandoni, interpretato come il risultato di responsabilità della dirigenza e di un sistema scolastico che privilegia l’immagine dell’istituto rispetto alla qualità dell’esperienza formativa.
Tra le principali criticità emergono «le disparità tra le sezioni, la mancanza di risposte efficaci a problemi didattici strutturali, lo scarso utilizzo delle infrastrutture scolastiche e le gravi carenze nei servizi igienici». Centrale è anche la denuncia dell’assenza di attenzione alla salute psicologica degli studenti, in un contesto in cui ansia e stress sono diffusi e ignorati. Viene inoltre criticato il carattere classista di alcune scelte della scuola, come progetti e viaggi d’istruzione dai costi elevati che escludono parte degli studenti.
Il ruolo della politica
Gli studenti del Parini collocano queste problematiche in un quadro più ampio, attribuendole a un sistema educativo e politico distante dai bisogni degli studenti. «Molte criticità non possono essere attribuibili esclusivamente alla nostra scuola, ma sono il riflesso di un Ministero distante dalle necessità degli studenti», scrivono. «Questa distanza si nota in modo emblematico nella riforma dell’esame di maturità -proseguono -, che impone un ritorno all’interrogazione orale come prova principale, svuotandola di ogni dimensione critica per ridurla a una mera prestazione».
Nel comunicato diffuso, i ragazzi del Parini si oppongono alla militarizzazione, alle politiche securitarie del governo e alla repressione del dissenso, denunciando l’aumento delle spese militari a scapito dei servizi pubblici. Infine, criticano il nuovo disegno di legge sulla violenza sessuale e l’assenza di un’educazione sessuoaffettiva obbligatoria, rivendicando una prospettiva transfemminista e un ruolo attivo della scuola nella prevenzione della violenza di genere. Occupare la scuola non equivale solo a bloccarne il funzionamento consueto, ma a costruire un modello alternativo: un’esperienza che non si limita alla denuncia, ma che tenta di praticare un altro modo di stare insieme, di apprendere e di decidere», concludono.
Foto copertina: ANSA/MATTEO CORNER | Festeggiamenti di fine anno scolastico davanti al liceo Parini, Milano, 6 Giugno 2025
