Naudy Carbone, accusato dall’assassino dell’omicidio di Zoe Trinchero: «Volevano linciarmi»

Naudy Carbone viene dalla Guinea, ha 39 anni e da quando ne aveva tre vive in Italia. È stato adottato da una famiglia di Nizza Monferrato. Si è diplomato in percussioni al conservatorio di Genova e ha collaborato con jazzisti famosi. Ma quando Alex Manna lo ha indicato come assassino di Zoe Trinchero ha rischiato il linciaggio. «Era l’una e mezza, stavo dormendo e sono stato svegliato dai rumori che arrivavano dalle scale. Qualcuno era sul pianerottolo altri in strada, armati di bastoni. Non capivo cosa stesse succedendo, ma ho chiamato il 112 e dopo pochi minuti è arrivata una pattuglia dei carabinieri. Mi sono barricato e loro da fuori urlavano “esci nero di m…a”», racconta al Corriere.
Il depistaggio dell’assassino
Lui non sapeva dell’omicidio: «L’ho scoperto dopo. Non conosco quella povera ragazzina e nemmeno la persona che mi ha accusato. Mi hanno portato in caserma, dove ho chiarito la mia posizione. Sono stato tutta la sera a casa, ho lavorato sull’iPad e ho ordinato una pizza a domicilio. Ho lo scontrino». Per lui «sembra tutta una manovra orchestrata. La cosa peggiore è che nessuno ha avuto dubbi sulla mia colpevolezza». E non è la prima volta. «Mi imputano tutte le cose peggiori che sono successe qui a Nizza. Una ragazza mi ha accusato di molestie e per quello frequento un percorso terapeutico, ma non ho fatto nulla».
Io sono italiano
«Io sono italiano, parlo piemontese e vivo qui da sempre. Ho subito episodi di razzismo in passato, ma non ho mai avuto la sensazione di essere straniero. Da qualche tempo, invece, le mie presunte fragilità psichiche sono diventate un comodo alibi per puntare il dito contro un innocente. Di colore ovviamente», spiega Naudy. Non ha ancora sporto querela: «Le scuse sarebbero opportune, ma di sicuro un confronto sarebbe più produttivo. Vorrei spiegare a chi mi accusa di essere pericoloso chi sono veramente. Ma non so se ne avrò la possibilità».
