Basta smart working anche a Stellantis, John Elkann richiama tutti in ufficio: «È tempo di tornare a lavorare insieme»

Tra progetti che saltano e vendite che stentano a crescere, Stellantis prepara una stretta sullo smart working per i propri dipendenti che lavorano in ufficio. La comunicazione è arrivata direttamente da Antonio Filosa, amministratore delegato del gruppo nato nel 2021 tra la ex Peugeot Citroen e la ex Fiat. Il ritorno in ufficio, che riguarderà tutti i dipendenti della multinazionale in Italia, è stata comunicata anche ai sindacati e dovrebbe concretizzarsi in modo graduale a partire dal 2027.
Ritorno in ufficio per 10mila dipendenti
Ad oggi Stellantis conta circa 30mila dipendenti complessivi in Italia, di cui circa 10mila che usufruiscono dello smart working. In base alle regole attuali, un’eredità degli anni del Covid e della precedente amministrazione di Carlos Tavares, era concesso lavorare da casa due giorni ogni settimana. La mossa di Tavares, che ha ufficializzato il ritorno in ufficio per tutti, si inserisce in realtà in un trend ben più ampio, che ha visto diverse grosse aziende multinazionali tornare indietro rispetto ai modelli di lavoro agile che si sono diffusi durante la pandemia.
L’annuncio di Elkann e le nuove regole
L’annuncio, d’altronde, era nell’aria. Lo scorso anno, era stato il presidente di Stellantis, John Elkann, ad anticipare la fine del lavoro da remoto. «È tempo di tornare a lavorare assieme», aveva detto in un video messaggio spedito ai dipendenti delle filiali americani. Già nel 2025 lo smart working era stato ridotto in diversi reparti, fino a essere limitato a un massimo di due giorni a settimana nel 2026. A partire dal prossimo anno, i dipendenti – colletti bianchi compresi – dovranno lavorare sempre in presenza.
Critica la Cgil: «Decisione sbagliata»
La fine ufficiale dello smart working in Stellantis è stata comunicata nell’ultimo incontro con i sindacati, in cui si è discusso – tra le altre cose – dello stop al progetto della gigafactory a Termoli, in Molise. Sulla questione del lavoro agile, nessun muro dalla Fim Cisl: «È stato concordato che eventuali casi singoli di oggettiva necessità, legati a problemi di salute, potranno essere esaminati dall’azienda a livello di singola unità con il coinvolgimento delle Rsa». Dura, invece, la Fiom Cgil, che ha criticato la decisione: «La scelta di rinunciare allo smart working è sbagliata, visto che in molti casi rappresenta un elemento attrattivo soprattutto per le nuove generazioni di lavoratrici e lavoratori. Inoltre, è necessario tenere conto delle esigenze di chi in questi anni ha organizzato la propria vita sulla base dell’attuale organizzazione aziendale».
Foto copertina: ANSA/Alessandro Di Marco
