La mamma del bambino che ha ricevuto per errore un cuore deteriorato: «Vogliamo la verità»

Un cuore deteriorato è stato impiantato a un bambino di due anni e due mesi all’ospedale Monaldi di Napoli. L’ipotesi sollevata dal Mattino è diventata una certezza quando l’Azienda dei Colli ha sospeso dall’attività trapiantologica pediatrica due cardiochirurghi (il primario e l’assistente). Una sospensione temporanea, cautelativa e non punitiva, e che riguarda solo l’attività di trapianto ma non quella cardiochirurgica pediatrica. L’azienda in una nota ha espresso «la propria più sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente, condividendone il dolore e assicurando il massimo impegno per fare piena chiarezza sull’accaduto in via cautelativa gli operatori direttamente coinvolti sono stati sospesi da ulteriori attività trapiantologiche ed è sospeso temporaneamente l’inserimento in lista trapianti di nuovi pazienti».
Il cuore deteriorato impiantato al bambino dell’ospedale Monaldi
L’unità cardiochirurgica del Monaldi effettua in medio 300 interventi complessi all’anno. Quattro i trapianti in età pediatrica fatti negli ultimi anni. Attualmente l’attività trapiantologica pediatrica è sospesa. Mentre il bambino che ha ricevuto il cuore deteriorato è in coma farmacologico e vive attaccato all’Ecmo, un macchinario che ossigena il sangue in circolazione etra corporea. Si attende l’arrivo di un nuovo cuore. L’alert di ricerca è diventato europeo. Scartata la possibilità di trapiantare un cuore artificiale per le condizioni generali del paziente. Il centro ha eseguito 497 trapianti dal 2000 al 2018. La mortalità in lista di attesa e i tempi di attesa per il trapianto sono inferiori alla media nazionale. La sopravvivenza è in linea.
La madre del bambino
Tra 2019 e 2022 sono stati eseguiti 75 trapianti. Quattro i riceventi pediatrici. Venti i trapianti di cuore effettuati nel 2025. Intanto Patrizia, la madre del bambino, parla con Il Mattino: «Adesso l’unica cosa che voglio è che mio figlio si salvi. Tutto il resto, in questo momento, è secondario. Poi arriverà anche il giorno in cui pretenderò una verità che finora non ho avuto». Le condizioni del figlio «sono molto serie. Resta in coma farmacologico nel reparto di chirurgia pediatrica del Monaldi». Il cuore nuovo «lo stiamo aspettando. Voglio ringraziare i medici che mantengono in vita il mio bambino, so che si stanno prodigando, che stanno facendo il massimo per trovare un altro cuore da trapiantare».
Il rancore
La donna dice che «questo non è il momento del rancore, e i miei sentimenti restano in me». Gli altri due suoi figli non hanno avuto problemi cardiaci: «No. Tommaso è il terzo dei miei figli, i primi due stanno crescendo senza alcuna patologia. Cerco di restare vicina anche a loro, sono ancora piccoli». Si sono accorti che stava male «quando aveva solo quattro mesi. I medici ci hanno spiegato che questa cardiomiopatia non si sarebbe potuta individuare nella fase della gestazione, è un male subdolo: e nel caso di mio figlio si è manifestata al quarto mese di vita».
E racconta: «Un giorno il bimbo si sentì male. Piangeva, ed era il pianto di un bambino che soffre tanto: improvvisamente sbiancò, le labbra diventarono viola e capimmo che si trattava di qualcosa di molto grave. Ci precipitammo nell’ospedale del Comune in cui viviamo, e lì i medici decisero che bisognava trasferire Tommaso d’urgenza al Monaldi. Ed è lì che lo rianimarono. Il giorno dopo sarebbe arrivata la notizia che confermava, dopo gli esami diagnostici, questa grave forma di cardiomiopatia. Da quel momento la nostra vita è cambiata e continuiamo a vivere un calvario quotidiano».
L’inchiesta
Sull’inchiesta e sull’indagine interna dell’ospedale «chiedo solo che si vada avanti e fino in fondo. Abbiamo diritto di sapere la verità, su tutto. Non voglio entrare nel merito di tutte le cose che sono emerse in questi ultimi giorni. Noi abbiamo presentato attraverso l’avvocato Petruzzi, che ringrazio per tutto quello che ha fatto e sta facendo, un esposto-denuncia ai carabinieri l’11 gennaio scorso. Adesso tocca a chi di dovere fare verifiche e approfondimenti: e voglio ringraziare tutti, a cominciare dai magistrati, che si stanno occupando di mio figlio. Se errore c’è stato, qualcuno ne risponderà».
