Stefano Bandecchi a processo, il caso Unicusano: le accuse di evasione fiscale per 20 milioni di euro. L’inchiesta sulle auto di lusso con i soldi dell’università

Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi dovrà affrontare un processo per evasione fiscale. Il rinvio a giudizio, disposto a Roma, riguarda il suo ruolo di amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano: secondo la Procura, tra il 2018 e il 2022 non sarebbero state versate imposte per circa 20 milioni di euro.
Gli altri indagati per Unicusano
Insieme a Bandecchi sono state rinviate a giudizio altre tre persone che hanno ricoperto incarichi di responsabilità all’interno della società. L’udienza davanti al tribunale monocratico di Roma è stata calendarizzata per il 4 giugno.
La reazione di Bandecchi
«Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza». Così il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, lasciando il palazzo di giustizia di Roma dopo la decisione del gup che lo ha rinviato a giudizio per evasione fiscale.
Le auto di lusso con i soldi dell’università
Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Roma, riportate a novembre 2024 dal Corriere, Bandecchi e altri tre soggetti coinvolti nelle dichiarazioni dei redditi dell’ateneo avrebbero sfruttato le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici per finalità commerciali. Tra le spese finite nel mirino degli investigatori ci sono acquisti difficilmente riconducibili all’attività universitaria: una Ferrari e una Rolls Royce Phantom comprate nel 2018 per 550mila euro, il leasing di un elicottero, costi di gestione della Ternana calcio, biglietti aerei, soggiorni in hotel e viaggi internazionali.
Evasione Ires dal 2016 al 2021: gli importi contestati anno per anno
Il quadro fiscale ricostruito dagli inquirenti copre un arco di sei anni. Si parte dal 2016, quando, si leggeva negli atti, sarebbero stati omessi «elementi imponibili pari a 9.826.648 euro», con un’Ires evasa di oltre 2,3 milioni. Le cifre salgono progressivamente: quasi 2,9 milioni per il 2017, circa 3,9 milioni per il 2018, oltre 5 milioni per il 2019 su un imponibile di 21 milioni, fino ai quasi 6 milioni del 2020 su un imponibile di circa 24,8 milioni. L’ultimo anno contestato, il 2021, riporta un’evasione di 2,6 milioni. Per recuperare le somme, i finanzieri hanno eseguito due distinti sequestri: il primo a inizio 2023, il secondo nel giugno scorso, per un totale di 2 milioni e 600mila euro.
